Palle al balzo

2004, Commedia

Recensione Palle al balzo (2004)

Tra i tanti momenti demenziali ed esilaranti, la qualità di diverse gag non è ad altissimi livelli, a causa soprattutto della mancanza di buon gusto.

Mirko Lomuscio

Quando il gioco si fa duro

Dopo il grande successo ottenuto negli Stati Uniti, arriva in Italia Palle al balzo (Dodgeball) di Rawson Marshall Thurber, una commedia sportiva dal sapore demenziale che ha come protagonista Vince Vaughn, il cattivo dello Starsky & Hutch cinematografico, nonché novello Norman Bates nello Psycho firmato da Gus Van Sant. A fargli da antagonista è la stella comica Ben Stiller, anche produttore del film, che, affiancato dalla moglie Christine Taylor, si ritaglia il ruolo di un avido padrone di una palestra per culturisti incalliti.

La storia è quella dello squattrinato Peter LaFleur che, padrone dell'Average Joe's, palestra destinata a fallire e presa di mira dal magnate della ginnastica White Goodman intenzionato ad acquistarla per i suoi cinici affari, avrà modo di tenerla soltanto vincendo il primo premio al torneo nazionale di Dodgeball. Inutile dire che la strada da percorrere per arrivare alla vittoria è tempestata di gag e situazioni comiche che non lasciano lo spettatore indifferente, tanto che il film è già stato definito come la commedia più divertente dell'anno.

Che il film sia divertente nessuno lo mette in dubbio, ma ormai sembra che a Hollywood, dopo l'inaspettato trionfo del primo Scary Movie, abbiano deciso che il metodo più efficace per far ridere il pubblico sia quello di spingere sul pedale della volgarità e del disgusto, tra parolacce gratuite (citiamo il personaggio interpretato da Rip Torn, un po' troppo sopra le righe) ed una cattiva gestione del tanto discusso anti-politically correct (i fratelli Farrelly sono tutta un'altra cosa), a cui bisogna aggiungere un certo infantilismo, riscontrabile soprattutto nella figura di Ben Stiller e nell'uso continuo di idiote rime.

Badate bene, chi scrive ha apprezzato il film e lo ha trovato decisamente divertente, ma non si può fare a meno di notare che, tra i tanti momenti demenziali ed esilaranti, la qualità di diverse gag non è ad altissimi livelli, a causa soprattutto della citata mancanza di buon gusto che finisce per rovinare l'ironia presente.
Poi, se consideriamo anche il fatto che il film vuole essere un omaggio alle commedie sportive degli anni Ottanta, basate sul trionfo degli immancabili protagonisti sfigati e perdenti senza speranza, tra cui ricordiamo Major League - La squadra più scassata della lega (ma il vero punto di riferimento per il regista è stato sicuramente La rivincita dei Nerds), ci accorgiamo che Rawson Marshall Thurber sia finito un po' fuori strada: quelli erano sì film demenziali, ma decisamente più maturi e che sapevano tenere conto dell'intelligenza dello spettatore, qui invece ci troviamo di fronte ad uno spettacolo che risulta troppo infantile per gli adulti, ma, allo stesso tempo, troppo sconcio per i bambini.

Comunque Palle al balzo, che possiede anche diverse situazioni cult, è riuscito nell'impresa principale di fare centro al botteghino, e si avvale della presenza di vari personaggi famosi che recitano nella parte di sé stessi, come il ciclista Neil Armstrong,
David "Supercar" Hasselhoff e Chuck Norris, protagonista di uno dei momenti più divertenti del lungometraggio.
Tra gli attori segnaliamo lo storico William Shatner, mitico capitano Kirk di Star trek, ed il giovane Justin Long, già notato nell'horror Jeepers Creepers - Il canto del diavolo.

Recensione Palle al balzo (2004)
Privacy Policy