Quando il 'gioco' si fa duro, spunta Uwe Boll

La nostra esclusivissima intervista fiume con Uwe Boll, il regista tedesco celebre per le sue trasposizioni videoludiche ospite del Fantasy Horror Award di Orvieto per l'anteprima mondiale di Bloodrayne 3.

Comunque la si pensi su Uwe Boll c'è da dire che non si tratta di un regista cui manca il coraggio di osare. Considerato come uno dei peggiori cineasti in circolazione per il suo inizio sparatutto e ammazzatutti, Boll ha dimostrato negli ultimi anni di avere voglia di scrollarsi di dosso la nomea di regista più trash e truculento della storia cominciando a gettare l'occhio sulla commedia (e il delirante, politicamente scorretto e irriverente Postal, , anch'esso liberamente tratto da un videogame, ne è la dimostrazione) e sulla violenza vera che ogni giorno imperversa nel mondo. Lo abbiamo punzecchiato su alcuni scottanti argomenti e il teutonico Uwe, che è diventato anche produttore di se stesso, si è prestato volentieri al gioco rispondendo alle nostre domande con piglio polemico, qualche risata amara e con un grande senso dell'umorismo.

Cosa ci racconta di questo terzo capitolo di Bloodrayne presentato in anteprima mondiale qui al Fantasy Horror Award di Orvieto?
Uwe Boll: E' un vero disastro! (ride di gusto). Quando ho iniziato a girare il primo capitolo di Bloodrayne ho pensato che i fan del gioco mi avrebbero odiato per la trasposizione, ma io volevo spiegare l'origine dei vampiri e ambientai il tutto ai tempi del conte Vlad. La seconda parte era invece ambientata cento anni più tardi, nel selvaggio west, mentre questo terzo va ancora più avanti ed è ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale. Girato in Croazia, luogo che ha ancora moltissime reminiscenze belliche anche nel paesaggio, è molto violento e c'è come al solito anche molto sesso (?!). Ho deciso di fare questo terzo episodio perchè mi sono convinto che i primi due non avessero raccontato ancora abbastanza sull'argomento, non erano abbastanza truculenti, non è scorso abbastanza sangue, insomma.

Il suo cinema ha attraversato molti temi sperimentando sempre nuovi confini e nuove contaminazioni di genere, il tutto a dispetto delle critiche e degli incassi...
Sì, è esattamente così, ho provato a raccontare storie sempre diverse, come cineasta cerco di realizzare le mie idee e di concretizzarle. Vampiri, western, war movies, in questo terzo capitolo mi piaceva passare un po' di più ai fatti storici realmente accaduti, realtà e finzione sono a mio avviso importanti allo stesso modo.

Larry Thomas in una scena del film Postal del tedesco Uwe Boll
Dopo il periodo tedesco, nel 2002 ha deciso di avventurarsi nell'horror videogame oriented, con House of the dead, Alone in the Dark, poi Seed, Postal, Rampage... Quale film le ha dato più soddisfazione a livello creativo e professionale?
Senz'altro Postal, che io definisco sempre come il mio miglior film, una commedia molto sagace.

Ha sempre rifiutato l'etichetta di 'regista di videogiochi' dicendo che è stata solo una fase della sua carriera, è una fase che considera superata?
Ho fatto anche film diversi da quelli tratti dai videogiochi, credo di non aver fatto film troppo diversi da quelli fatti da tanti altri registi. Rampage, Stoic, Seed, parlano di argomenti totalmente diversi, seri, impegnativi, dolorosi, quello relativo ai videogiochi è stato solo l'inizio della mia carriera, un filone che però non voglio abbandonare ma che anzi voglio approfondire e migliorare portando avanti parallelamente altri temi.

Finalmente la decisione di ambientare la storia durante l'era nazista...
Sì, il gioco originale era ambientato proprio in questo periodo, quando uscì il primo film venni molto criticato dai fan dei videogame per non averlo ambientato nella giusta epoca ed ora, dopo l'Ottocento e l'ambientazione western del secondo finalmente ho deciso di accontentarli visto che me lo chiedevano da tanto tempo. Il quinto capitolo sarà ambientato nel futuro e probabilmente avrà delle contaminazioni fantascientifiche mentre il quarto sarà ambientato ai giorni nostri, nel 2020 circa.

Cosa pensa delle dichiarazioni fatte da Lars Von Trier durante il Festival di Cannes e delle reazioni internazionali scatenate nei giorni successivi?
Credo che non abbia detto nulla di particolarmente grave o strano, a mio avviso ha semplicemente espresso a parole quello che pensava in quel momento, senza farsi troppi e lasciandosi trasportare dal discorso. Credo si siano ingigantite in maniera vergognosa le sue dichiarazioni per due motivi, sia perchè si era nel mezzo di un festival internazionale e quindi le dichiarazioni hanno un eco incredibile in tutto il mondo, trovo assurdo il suo allontanamento, è stato un peccato anche perchè Kirsten Dunst ha vinto con merito la Palma come Migliore Attrice grazie al suo film. Tutti sappiamo che non è un nazista e sappiamo anche che non tutto in un'intervista deve essere preso sul serio, specialmente quando è noto a tutti il pensiero di quella persona su un certo argomento. Si possono dire molte cose quando si è arrabbiati e magari lui è stato infastidito dalla domanda e ha risposto in maniera sconsiderata, ma non sono affatto d'accordo con le misure prese nei suoi confronti.

Larry Thomas e Brent Mendenhall in una foto sul set di Postal
Molti dei suoi film sono violenti, raccontano di genocidi, guerre, pena di morte, torture, crisi internazionali, da cosa deriva questo pessimismo e questa sua fascinazione per il lato oscuro del mondo?
Non mi ritengo un pessimista quanto più un fatalista e mi piace ambientare le storie sempre in diversi scenari. Dagli esseri umani e da quel che accade nella vita reale e nel mondo ho imparato a non aspettarmi mai troppe cose positive in modo che quando capitano per me sia sempre una bella sorpresa. Se ci guardiamo indietro nella storia dell'umanità ci sono tantissimi sbagli commessi e tante guerre idiote, solo negli ultimi dieci anni dopo l'11 settembre il mondo è cambiato totalmente e in pochi kilometri troviamo anche cinque guerre combattute in parallelo, guerre che non hanno senso come quelle in Afghanistan, in Iraq, in Libia, tutte scatenate unicamente da interessi economici.

Il suo ultimo film Auschwitz parla ovviamente dello sterminio degli ebrei, cosa l'ha spinta a realizzarlo?
Tutti i genocidi ci dimostrano come l'uomo non impari mai dal proprio passato ma commetta sempre gli stessi errori continuamente, alcuni pensano addirittura che lo sterminio degli ebrei sia stato inventato e non sia mai stato esistito.

Cosa l'affascina di più della violenza?
E' senz'altro una manifestazione umana che ha un suo fascino, anche perchè è una delle forme con cui l'essere umano comunica e si relaziona con il mondo che lo circonda, è un'indole presente nella natura di tutti noi.

Che film le piace guardare?
Nei film mi piace molto vedere come la violenza viene rappresentata, un po' in tutti i generi. Mi piacciono però anche le commedie, i thriller ben congegnati, sono un grande fan di Quei bravi ragazzi di Scorsese. Non mi piace la fantascienza, la guardo e devo ammettere che ce ne sono alcuni molto molto belli, ma ad esempio film come Tron non riescono proprio a coinvolgermi. Mi piace Iron Man, lo trovo un personaggio davvero cool, un vero pop-corn movie di quelli che divertono per due ore senza troppo impegno.

I suoi film hanno sempre ricevuto delle critiche feroci da parte della stampa sin dall'inizio della sua carriera, pensa che ora a qualche anno di distanza le cose siano un po' cambiate?
No, decisamente no. E' forse cambiato il modo di approcciare ai miei film, nel senso che alcuni giornalisti ora sembrano maggiormente incuriositi dal loro contenuto, sento che lentamente si avvicinano alle mie opere, in special modo da quando ho un po' lasciato da parte le trasposizioni da videogiochi, che mi hanno fatto guadagnare l'etichetta di 'regista di film di merda', per dedicarmi ad argomenti assai più importanti.

Suscitando quanto meno l'interesse dei più scettici...
Nei confronti di film come Rampage, Darfur, Stoic e Seed non c'è stata la solita ostilità come per altri film anche perchè mostrano senza mezze misure di cosa è capace l'uomo e non puoi rimanere indifferente davanti a certe immagini. Credo sia per questo che ora la stampa inizia a interessarsi alle cose che faccio al di fuori dei videogiochi, poi magari gli fanno schifo lo stesso ma almeno non c'è un pregiudizio nei confronti dei miei ultimi lavori.

Il regista Uwe Boll sul set di Postal
Seed è un film molto difficile da digerire per qualsiasi spettatore, cosa pensa della pena di morte?
Credo che puoi essere anche a favore della pena di morte, ma se lo sei devi anche essere in grado di premere il grilletto, in Seed ho mostrato le torture sui cani che si fanno in Pakistan, la sequenza che vedete è di una manciata di secondi mentre in realtà il filmato durava mezz'ora. Difficile assistere a scene in cui un uomo sadicamente continua ad infliggere le peggiori torture sul corpo inerme di un animale fino al momento in cui non esala l'ultimo respiro, o in cui donne vengono violentate e bambini vengono uccisi senza motivo nelle lotte tra bande di ribelli. Nel film ho voluto mostrare per intero un'esecuzione sulla sedia elettrica, senza sosta e senza tagli, affiché la gente potesse capire cosa significhi essere a favore della pena di morte. Una volta che la persona è morta, non si torna indietro, per questo ognuno di noi dovrebbe ponderare bene prima di prendere la sua decisione in merito.

Come fosse un documentario in poche parole...
Esattamente, ho voluto che la mia troupe guardasse tutto il filmato come anche i filmati girati in Sudan per il mio film Darfur, per me è importante che ci si renda conto di quel che accade in giro per il mondo. Devi confrontarti con la realtà per poterla poi raccontare in un film senza retorica e senza buonismi. La domanda è "cosa stiamo facendo noi per fermare tutto questo?". Non possiamo fare nulla, i potenti posso fermare tutto questo, i mezzi ci sono per farlo solo che hanno a cuore molto di più i loro interessi che quelli di una popolazione come quella del Sudan.

Come regista quindi lei si sente di avere in qualche modo la responsabilità di mostrare alla gente quello che altri non mostrano?
Certo, oggi l'informazione è manipolata dalla politica e dagli interessi economici, non possiamo negarlo e credo altresì che la gente non solo abbia il diritto di sapere ma anche quello di vedere con i propri occhi quel che avviene nei paesi più poveri e disastrati del mondo.

Lei ha dato il meglio, a nostro avviso, proprio nel periodo in cui ha iniziato a scrivere da solo le sceneggiature dei suoi film, tornando in questo modo un po' alle origini della sua carriera, a quando faceva solo lo sceneggiatore...
Sì, ora faccio tutto da solo, scrivo, produco, dirigo e per me è un vantaggio molto importante perchè in questo modo ho sempre meno bisogno degli altri e imparo a fare tutto.

Natassia Malthe in Bloodrayne 3
Dalla sua filmografia deduciamo che lei è un grande fan dei videogames, quanto è stata importante questa passione nel suo avvicinamento agli action movies e al cinema?
Sono un grande fan di videogames ma è una passione che viene da lontano, sin dai tempi ormai 'antichi' degli Atari in cui si giocava con Asteroid e il mitico Tennis. Ora quando guardi un videogame ti rendi conto di quanto i tempi siano cambiati, se provi a giocare con Call of Duty ti accorgi che negli ultimi quindici anni nel campo è avvenuta una vera e propria rivoluzione tecnologica che non possiamo ignorare. Le trasposizioni di videogiochi in film sono venute spontanee perchè ogni videogioco è un po' un film se lo guardiamo con attenzione. In molti mi hanno chiesto il perchè allora dei miei film come Far Cry o Alone in the Dark e la risposta è semplicemente che volevo dare volti ed emozioni ai protagonisti estrapolando dal gioco gli elementi più interessanti confezionando una storia semplice che potesse regalare emozioni diverse ai tanti appassionati.

I suoi videogames preferiti?
Senz'altro Hitman e Silent Hill, di quest'ultimo ho apprezzato anche molto il film chene è stato tratto, non un film perfetto ma comunque godibile. So che sta per uscire il secondo capitolo al cinema, sono curioso di vederlo.

Quali sono i suoi registi e i suoi film horror preferiti?
Amo moltissimo John Carpenter, ho visto tutti i suoi film, amo il suo modo di fare cinema con effetti speciali casalinghi senza computer grafica, quando li guardi sai benissimo che è tutto fatto di plastica ma nonostante questo stai lì incollato, terrorizzato e guardi con ammirazione il suo lavoro, un lavoro che ancora oggi è molto attuale, a distanza di vent'anni. Mi piaceva lo studio di ogni singolo set, le scenografie studiate nei minimi particolari, il suo humor nero, la sua sagacia e il suo sfrontato cinismo nel raccontare storie fantastiche rendendole credibili e molto reali. E poi adoro il suo stile inconfondibilmente dark, il mio preferito è 1997: Fuga da New York, non sono riuscito a vedere il suo ultimo film The Ward - il reparto e mi spiace che faccia così pochi film. Per spaziare sui film potrei citare Shining, un film che mi ha davvero angosciato anche se non so se lo definirei un horror, Kubrick non era affatto un regista horror ma sapeva scegliere il cast giusto per il film che si apprestava a realizzare, e Shining ne è la dimostrazione.

Che rapporto ha col 3D? Ha mai pensato di dirigere un film in 3D?
Se lo sai usare bene e sai dirigere un film in 3D allora può diventare un mezzo davvero magnifico per raccontarie storie, non credo nei film che vengono girati con i metodi tradizionali e poi convertiti successivamente in 3D, sono film in cui di solito non c'è assolutamente niente di stupefacente rispetto alla versione originale. Il 3D è fatto per creare l'effetto sorpresa nello spettatore, prendete un film come Avatar, è un prodotto di livello talmente alto che ogni filmaker alle prese col 3D si sente sempre inferiore e per cinque o forse dieci anni nessuno sarà in grado di superarlo, ci vorrebe un film in 4D per andare un passo più avanti di Cameron (ride). Per quel che riguarda il 'girare' un film in 3D avevo chiesto di poter girare in 3D Dungeon Siege 2, il film al quale attualmente sto lavorando, ma mi è stato risposto "perchè mai dovremmo spendere tanti soldi in più per una cosa che si potrebbe benissimo fare in 2D?" ed non ho potuto negare il fatto che avessero ragione.

Brendan Fletcher in Bloodrayne 3
I suoi progetti futuri dopo le due trasposizioni di videogame Dungeon Siege 2 (che uscirà col titolo In the name of the king 2 con protagonista Dolph Lundgren ndr) e Zombie Massacre cosa ci sarà?
Sto iniziando a scrivere la sceneggiatura di un film sulla crisi finanziaria che ha sconvolto il mondo negli ultimi tempi. Racconterò la storia di un uomo che perde tutto per colpa della crisi economica e finanziaria, la casa e anche la moglie che disperata per la situazione si toglie la vita. Sarà un film sulla vendetta per il quale ho deciso di scritturare Keanu Reeves, se dovesse rifiutare il film non andrà in porto con nessun altro attore perchè prima di tutto è un grande nome del cinema e un grande professionista ma è anche uno di quegli attori che si interessano alla politica mondiale.

Un progetto interessante e totalmente diverso dai suoi film precedenti...
Sì, qualche tempo fa un grande quotidiano tedesco mi chiese un'intervista che uscì a pagina intera nella sezione dedicata all'economia con un titolo che diceva "Uwe Boll pensa ad un massacro di Wall Street". Da quel momento in poi sono stato bersagliato di centinaia di e-mail di fan e persino di politici e uomini d'affari molto potenti che mi incoraggiavano in questo progetto. Da questa cosa ho capito quanto non solo il mio paese ma anche tutto il mondo fosse interessato a questo argomento, in ogni paese europeo si è sfiorata la crisi finanziaria, sono stati spesi miliardi di euro per risanare le banche e poi la gente comune non sa più dove portare i bambini a giocare perchè mancano gli asili e i parchi gioco. La nostra generazione è quella che più soffre di questa crisi perchè non ha garanzie per il futuro, non avrà probabilmente la pensione, ed è quella su cui grava di più la pressione fiscale. Il tutto per garantire che politici, uomini d'affari e manager abbiano a fine mese i loro benefit milionari, un'assurdità.

Un punto di vista diverso dunque che va a raccontare in termini diversi la sofferenza della gente comune di fronte alle difficoltà enormi di quest'epoca...
E' proprio questo che voglio mostrare nel film, non quello che ha mostrato Oliver Stone in quella merda di film intitolato Wall Street: Il denaro non dorme mai, un film in cui si mistifica quel che veramente accade nella borsa di New York in cui undicimila banchieri ogni anno si portano via sette o otto bonus milionari e questo accade ormai da più di venticinque anni. Non è quindi colpa di uno o due malfattori che si sono arricchiti sulle tragedie della gente comune, ma è un'intera casta composta da migliaia di persone che sta mandando tutto a rotoli. Come regista e come uomo avverto il bisogno di sfogare tutta la mia rabbia in un film che racconti il dramma di chi ha visto in poco tempo sfumare tutti i risparmi e i sacrifici di una vita.

Quando il 'gioco' si fa duro, spunta Uwe Boll
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