Riparo - Anis tra di noi

2007, Drammatico

Puccioni e De Medeiros presentano Riparo

Il regista del film, in uscita il 18 gennaio, presenta la pellicola alla stampa in compagnia delle due protagoniste.

Massimo Borriello

Circa un anno fa veniva presentato alla 57a Berlinale, nella sezione Panorama, prima prestigiosa tappa di un percorso che l'avrebbe portato in giro per il mondo, in più di 40 festival, ottenendo sempre una calorosa accoglienza. Oggi Riparo - Anis tra noi, dopo essere già stato venduto in diversi paesi, tra cui gli Stati Uniti, può finalmente giungere nelle sale italiane, grazie all'iniziativa della Movimento film, una società di distribuzione di recente fondazione che ha spinto autori e produttori cinematografici ad impegnarsi attivamente per portare al pubblico film di qualità. Diretto da Marco Simon Puccioni, Riparo racconta la storia di due donne innamorate che si trovano costrette ad affrontare la cruda realtà del mondo esterno quando nella loro vita compare un giovane immigrato che mette a nudo tutte le loro debolezze. A Roma, per la presentazione del film, in uscita venerdì 18 gennaio, ci sono il regista Puccioni e le attrici Maria De Medeiros e Antonia Liskova.

Marco Puccioni, come mai la scelta di un titolo come Riparo?

Marco Simon Puccioni: Riparo significa tante cose. L'accezione che gli ho dato io era quella di dignità che vuol dire casa, lavoro, affetto, amore, tutte cose che i tre personaggi stanno cercando nella loro vita. Riparo però può anche riferirsi all'aggiustare, al riparare qualcosa di rotto, che in questo caso è il rapporto che i protagonisti hanno con la società. Ci sono diversi gradi di accettazione e di tolleranza, ma non c'è mai un'accettazione piena per queste tre persone così diverse che sembrano ritrovarsi proprio in questa distanza dalla società. Insomma, per me era un titolo affascinante perché poteva prestarsi a varie interpretazioni e mi piace l'idea che lo spettatore venga chiamato ad offrire qualcosa di proprio per completare un'opera.

Il suo film è, per certi aspetti, vicino al cinema di Pier Paolo Pasolini. Era un riferimento voluto?

Marco Simon Puccioni: Non ci sono riferimenti diretti a Pasolini, se non nell'approccio non intellettualistico che può portare un ragazzo preso dalla strada. Mounir Ouadi, che interpreta il minorenne marocchino che entra illegalmente in Italia nascondendosi nel bagagliaio dell'auto delle protagoniste, aveva fatto esperienza diretta di questa condizione di miseria sulla propria pelle e per lui era una boccata d'aria prendere le distanze per un po' dalla sua vita quotidiana, da quell'essere confinato ai margini della società. Mounir è un vero è proprio invisibile, un ragazzo che vive in un perenne stato di fragilità e di paura nei confronti della società. Come Pasolini anche noi eravamo più interessati alle problematiche che possono avere le classi proletarie, le persone che vivono ai margini, piuttosto che a quelle borghesi, anche se poi nel film queste due differenti condizioni si intrecciano. L'idea era quella di raccontare il reale, ciò che ci circonda, ma raccontare certe tematiche dal punto di vista sociologico sarebbe stato troppo pesante. Ci sono nel film ma la nostra porta d'ingresso era psicologica, personale, emotiva.

Tra gli attori del film c'è Vitaliano Trevisan, uno scrittore che aveva già avuto un'esperienza davanti alla macchina da presa nel Primo amore di Matteo Garrone. La scelta è caduta su di lui perché col suo caldo cinismo incarna bene un certo Nord-Est?

Marco Simon Puccioni: Per questo ruolo era difficile trovare l'attore giusto. Con Vitaliano è stato un incontro felice perché è uno scrittore che conosce molto bene il Nord-Est, ha lavorato in fabbrica e sa tutto del territorio del Nord e della sua psicologia. Il suo è un personaggio con una disponibilità limitata ad aiutare gli altri, che ad un certo punto si interrompe per una serie di motivi. Quando ho scritto il film non volevo rappresentare dei personaggi stupidi, xenofobi, ma persone umane che non potessero prescindere dalla struttura sociale, che non potessero sfuggire alla propria gabbia sociale.

Perché invece ha scelto Maria De Medeiros come protagonista di Riparo?

Marco Simon Puccioni: Abbiamo scelto Maria De Medeiros semplicemente perché è una grandissima attrice che poteva affrontare un ruolo complesso e contraddittorio come quello di Anna. Ho preferito dare importanza all'aspetto psicologico, alle qualità interpretative rispetto ad una localizzazione del personaggio in termini più stretti. La psicologia era l'architrave del film, gli aspetti sociali contano fino a un certo punto ai fini della storia.

Maria De Medeiros, perché ha scelto di prendere parte a questo film?

Maria De Medeiros: Questo film per me è stato un vero regalo. Quando mi hanno presentato la sceneggiatura non ero convinta di essere io la persona più adatta per questo ruolo, anche perché non avevo alcun legame col Friuli, la regione dov'è ambientata la vicenda, poi ho deciso di accettare e mi sono impegnata per imparare meglio l'italiano e migliorare il mio accento. Il film ha molti livelli di lettura. Questo triangolo mi fa pensare a Love streams di John Cassavetes, a queste correnti d'amore che avvolgono i protagonisti. Credo che anche nelle relazioni ci siano rapporti di potere e in questo senso Riparo è un film politico. La relazione amorosa tra le due donne ha per certi versi degli aspetti pasoliniani, ma possiamo dargli anche una lettura metaforica a livello europeo, rinvenendo in essa gli stessi meccanismi che intervengono quando l'Europa ricca si permette di essere generosa col Sud del mondo. Anna simboleggia la ricchezza di quest'Europa, ha un potere che può esercitare per far del bene agli altri, finché non viene ferita nei sentimenti e le cose precipitano determinando un abuso di quel potere.

Lei è portoghese, ma vive da tanti anni in Francia dove è una vera e propria star, mentre qui in Italia è meno conosciuta.

Maria De Medeiros: In Francia c'è un sistema dell'eccezione culturale inventato dai socialisti che difende la cultura francese. In generale è una politica buona, ma in quel paese vivono tanti stranieri e i nostri valori sono in pericolo con questa che si presenta come politica culturale. E' molto generoso che in Riparo i tre protagonisti non siano totalmente italiani. Non so se questo sarebbe possibile in Francia. Vivo da tanti anni lì, ma sarò sempre straniera per loro. Mi sono trovata molto bene a recitare con gli altri attori perché tra noi c'era grande fiducia e questa è una cosa importante quando si devono affrontare scene complesse. Lavorare con Mounir poi era ogni giorno un miracolo, perché era un essere puro rispetto al cinema, ma dimostrava un talento innato.

Nell'interpretare questo ruolo si guardava anche un po' con l'occhio da regista?

Maria De Medeiros: Ho partecipato a due film, Capitani d'aprile e Il resto di niente, che mi hanno fatto godere ancora di più dell'essere attrice. Mi fa molto piacere entrare nell'universo di un regista, provare a capirlo e capire cosa posso apportare io a quella creazione.

Oltre al cinema per lei è arrivato anche il momento del debutto come cantautrice.

Maria De Medeiros: Sono tutte cose legate tra di loro. Gli attori che amano la musica ad un certo punto hanno bisogno di esprimersi anche in tal senso. In passato ho cantato al cinema in film come The saddest music in the world o Capitani d'aprile, e quindi mi considero un'attrice-cantante. Quelle che sto portando in questo periodo sul palco sono canzoni di resistenza alla dittatura militare in Brasile e domani debutterò all'Auditorium in un vero e proprio concerto.

Antonia Liskova, qual è stata la sua esperienza nell'affrontare un film difficile come Riparo?

Antonia Liskova: Quando mi sono avvicinata al mio personaggio avevo paura di non essere credibile, di risultare ridicola in certe scene. Mara è un personaggio che combatte contro il mondo, contro il padre che non l'ha mai considerata una persona pensante, contro Anna che vuole gestire ogni aspetto del loro rapporto. Per ciò che riguarda il contesto invece mi sono basata sull'esperienza dei miei genitori perché hanno lavorato per venti anni in una fabbrica di scarpe, proprio il lavoro che fa il mio personaggio nel film. Sono fiera di aver fatto questo film e devo ringraziare tutte le persone che hanno creduto in me e mi hanno dato la possibilità di debuttare in un film per il cinema così bello e importante.

Puccioni e De Medeiros presentano Riparo
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