Prosegue a Locarno l'omaggio a Welles

Presentati durante il Festival altri rari e interessanti episodi della carriera del genio del Wisconsin.

Angelica Chondrogiannis

Il 6 agosto 2005, nella sezione "Film per la televisione e cortometraggi" è stato presentato il terzo episodio degli Orson Welles' Sketch Book, The Police, che costituisce una discussione sul comportamento della polizia, sul potere che la burocrazia detiene sul cittadino, sul significato del passaporto e più in generale sui diritti dell'essere umano in quanto tale. Con la consueta ironia, e la preventiva dichiarazione "I'm not an anarchist", Welles parla della rappresentazione che l'uomo dà di se stesso nel momento in cui entra in relazione con un potere che possiede su di lui il controllo. Porta l'esempio della tipica fototessera sul passaporto, e si domanda come mai somigli sempre alla foto segnaletica di un criminale. Ne conclude che è forse perché il cittadino ha una paura preventiva di avere grane con la polizia, consapevole com'è della costante invasione del pubblico nella propria sfera privata. Un discorso ironico e di stampo alquanto kafkiano.

Ha seguito la proiezione di Paris After Dark, della serie Around the World with Orson Welles. Il filmato inizia e viene intervallato da un giornalista che deve scrivere un articolo su Welles, batte a macchina e cerca una sua foto da inserire. Successivamente vi sono delle riprese del quartiere parigino Saint-German des Près e della gente che lo popola. Stesso discorso fatto per London, della stessa serie: il regista usa una leggerezza e una delicatezza molto rare nel mostrare, sempre con discrezione e con un'ironia che non risulta mai offensiva. Incontra Raymond Duncan, un americano trasferitosi a Parigi che si veste con una tunica da antico greco e fabbrica da sé qualsiasi cosa gli possa servire da quando, 54 anni prima, gli rifiutarono l'entrata in un luogo perché non è vestito in maniera consona. Si è costruito perfino un laboratorio di stampa artigianale perché dice che ogni lettera ha una sua peculiarità, ogni singola lettera possiede un suo unico e irripetibile significato, e non deve essere fatta in serie. Seguono delle riprese piuttosto comiche di aderenti al movimento del "Letterismo", ovvero presunti intellettuali che inventano nuovi grafemi per mettere per iscritto dei suoni usati normalmente (pensate a un grugnito, o a uno sbuffo) ma che non hanno rappresentazione letterale.
Sempre della stessa serie, è stato mostrato The Land of Basques, in cui vengono presentati i baschi che convivono "in an illegal and harmonic cohoperation", e stendono delle reti tra gli alberi per catturare in cielo gli uccelli come in mare i pesci. Anche qui Welles ha cercato degli americani da intervistare, benché risiedessero da tempo sul luogo: difficile pensare che fosse per la lingua (va bene che queste serie erano a basso costo, ma un traduttore l'avrebbe sicuramente trovato!), forse è perché voleva far parlare qualcuno che avesse il distacco necessario per notare determinati particolari che una persona nata e cresciuta lì non avrebbe notato. Quello che Welles nota ironicamente in chiusura è che una fiaba nei Paesi baschi non finisce come in tutto il resto del mondo, ovvero "And they lived happily ever after", ma "And if they lived well, they died well". E di qua tutte le conseguenze del caso.
Segue Viva Italia,, un episodio per la televisione che doveva inaugurare la serie People and Places, ma rimase invenduto, come al solito, e il progetto si interruppe. Il filmato è un racconto di un viaggio alla ricerca di Gina Lollobrigida, intervallato da varie digressioni sull'Italia e i suoi abitanti, in stile Around the World with Orson Welles, e sul cinema italiano.
A chiudere la sezione, The Spirit of Charles Lindbergh, una commovente lettera filmata per dare coraggio a Bill Cronshaw, che sembra un testamento e costituisce l'ultima registrazione di Welles, anche lui malato. Il regista guarda dritto nell'obiettivo e legge un passo del diario di Lindbergh per infondere coraggio all'amico.

Houdini, il quarto episodio della serie Orson Welles' Sketch Book, è stato proiettato il 7 agosto ed è il racconto delle imprese e degli aneddoti riguardanti il famoso mago. La cosa divertente, e anche bella, è che il regista non solo ne parla con affetto, ma dice di averlo conosciuto bene, di essere stato suo allievo, quando in realtà non l'ha mai incontrato! Ma Welles ha sempre detto, e in questo si sarebbe trovato perfettamente d'accordo con Hitchcock, che è sempre meglio avere una buona storia, che una storia vera.
Successivamente è stato recuperato l'incompiuto Orson Welles' Vienna, facente parte di Orson's Bag, la stessa serie di Orson Welles' London, e girato mentre era in cerca di spunti per Il terzo uomo. In questo episodio il regista afferma: "Il vostro sincero ammiratore di Vienna vive di ricordi spiacevoli, caratterizzati da un retrogusto di nostalgia. Si ricorda di cose mai viste. Vienna è così: una città graziosa, ma che non può aspirare ad alcuna grandezza".

F For Fake Trailer, presentato subito dopo, è un trailer realizzato ben tre anni dopo l'uscita di F For Fake, per promuovere il film sul mercato americano. Welles inserisce in questo prodotto delle scene che non compaiono nel lungometraggio: addirittura nel finale presenta un uomo dicendo al pubblico di vedere il film per scoprirne identità, quando quell'uomo è semplicemente uno della sua troupe tecnica.
Orson Welles' Shylock è il prodotto di una raccolta fatta dal Filmmuseum di Monaco di progetti di adattamento di Il Mercante di Venezia di Shakespeare, la cui messa in scena è stata sperimentata dal regista per tutto il corso della sua vita. I frammenti sono: una trasmissione radiofonica del 1938, uno show di Dean Martin del 1967 in cui Welles recita per ben 8 minuti ininterrottamente un monologo dell'opera, un breve girato del film incompiuto del 1969, lo stesso monologo girato in maniera improvvisata e senza il costume di scena in momenti diversi, al tramonto (1971) e all'alba (1973). Una curiosità: dal frammento del film del 1969 riemerge una sequenza a cui molto probabilmente (la somiglianza è evidentissima) si ispirò Kubrick per la scena delle maschere in Eyes Wide Shut.

Prosegue a Locarno l'omaggio a Welles
Privacy Policy