Focaccia Blues

2008, Documentario

Presentato Focaccia Blues, in un clima divertente e godereccio

Il film di Nico Cirasola è stato presentato a Roma, in un tripudio di focacce, vini pugliesi e sorprendenti aneddoti, non ultimo quello su un Obama sedotto a quanto pare dalla cucina mediterranea!

Quale modo migliore poteva esserci di presentare una simile docu-fiction, che contrappone allegramente la cucina mediterranea al tetro impero dei fast food? La conferenza stampa di Focaccia Blues si è infatti trasformata in un apprezzato evento eno-gastronomico. Deliziose focacce di Altamura accompagnate da qualche bottiglia di vino, rigorosamente pugliese, hanno accolto gli invitati, sotto lo sguardo benevolo del regista Nico Cerasola e di un divertito Renzo Arbore, che insieme ad altri personaggi coinvolti nella realizzazione del film hanno poi presenziato alla conferenza stampa.
Unico neo del banchetto: la voracità inopportuna di alcuni giornalisti. Attratti dal cibo sano e genuino, diversi colleghi tra cui qualche "signora" dalle movenze degne di un panzer della Seconda Guerra Mondiale hanno stazionato a lungo di fronte al tavolo delle vivande, tenendo la posizione e bloccando con autentici placcaggi chiunque venisse sospettato di voler togliere loro il posto. In noi è maturata la certezza che con un pacchetto di mischia così agguerrito l'Italia del rugby avrebbe ottenuto ben altri risultati all'ultimo 6 Nazioni. Facezie a parte, il successivo incontro con Nico Cirasola, Renzo Arbore, Alessia Lepore (la giovanissima sceneggiatrice del film), Luca di Gesù (il "focacciere" che ne ha ispirato la realizzazione), il produttore Alessandro Contessa e Onofrio Pepe (ambasciatore della cultura altamurana - soprattutto quella culinaria - nel mondo) si è svolto in un clima estremamente rilassato e ha regalato anche qualche sorpresa, chiamando in causa persino mister Obama, al quale saranno senz'altro fischiate le orecchie.
Invitati dalla stampa a parlare di Focaccia Blues, così si sono espressi i nostri eroi.

Alessandro Contessa: In qualità di produttore del film mi sembra opportuno fare un po' di presentazioni. Comincerei da Onofrio Pepe, perché senza l'incontro avuto al Salone del Gusto forse non saremmo qui. E poi c'è la sceneggiatrice Alessia Lepore, che è stata ugualmente molto importante, perché non è stato affatto facile portare avanti la realizzazione tra fiction e documentario.
Renzo Arbore non ha certo bisogno di presentazioni, mentre qui con noi c'è anche Luca di Gesù; ovvero colui che con le sue focacce è riuscito a infastidire il colosso americano, sbaragliando la concorrenza del fast food e costringendolo pertanto alla chiusura, solo grazie alla qualità dei suoi prodotti. Senza dimenticarci ovviamente del regista, Nico Cirasola, cui passerei immediatamente la parola.

Lino Banfi e Renzo Arbore in un'immagine del documentario Focaccia Blues
Nico Cirasola: Ribadisco che l'idea è nata mentre dissertavamo con Onofrio Pepe dei nostri amati funghi cardoncelli! Da lì è uscito lo spunto per attivarci e tentare di realizzare un film, anche se poi in Italia fare un film è diventato così difficile che tra due lavori possono passare tranquillamente cinque anni.
Niente di male, per carità, io tanto me ne stavo senza fare niente perché mi piace l'ozio, che spesso è sottovalutato, mentre la nostra società pensa quasi solo al "negozio", ovvero non si ferma mai a riflettere.
Il discorso vale anche per la focaccia, molto meglio non mettersi proprio a mangiare, se non si ha nemmeno il tempo di gustarsela! Allo stesso modo il nostro film non ha la presunzione di fermare le guerre, cambiare i governi, ma è soltanto un invito a fermarsi un po' a riflettere su certe piccole cose che fanno parte della nostra vita. E poi vi assicuro che psicologicamente per me non è stato facile, nonostante sia pugliese, venire ad Altamura per girare Focaccia Blues, visto che io sono di Gravina e quelli di Altamura un tempo venivano in paese a fregarci le ragazze!

Alessandro Contessa: A proposito dello spirito con cui è stato realizzato il film sottolineerei il cameo iniziale di Michele Placido, nelle vesti di proiezionista, quando fa notare al pubblico che tutto ciò di cui abbiamo realmente bisogno è già sotto i nostri occhi. La nostra del resto è una produzione dal timbro fortemente "glocal", persino i musicisti sono stati trovati quasi tutti in zona.

Alessia Lepore: Da parte mia ringrazio Alessandro per avermi offerto questa possibilità, anche se come accennava lui non è stato agevole lavorare in bilico tra finzione e documentario, un documentario destinato per giunta a rievocare fatti accaduti un po' di tempo prima. Con Nico abbiamo poi pensato che non doveva essere un film contro gli hamburger, contro McDonald, ma un film pro, su tutto quello che continua a resistere, nonostante tutto, cominciando da quei prodotti e stili di vita assolutamente da difendere.

La presentazione romana del documentario Focaccia Blues
Renzo Arbore: Alcuni di questi signori, tra cui Onofrio Pepe, sono autentici paladini del cibo pugliese. Per capire quanto mi hanno coinvolto posso dire che una delle loro associazioni, gli "Amici del Fungo Cardoncello", finisce per impegnarmi di più dell'Orchestra Italiana.
Mi potrei soffermare anche sulle particolari virtù di un cipollotto della Murgia, il "lampascione", che non è così apprezzato fuori dalla nostra regione per via del gusto amarognolo e delle qualità lassative, i cui contraccolpi hanno un effetto esplosivo; diciamo pure che tra il lampascione e il fagiolo c'è la stessa differenza che sussiste tra la bomba atomica e un moschetto della Prima Guerra Mondiale. Ma forse è meglio passare ad altro...
Dunque, la mia è la seconda apparizione in un film di Nico Cirasola dopo Odore di pioggia, che venne invitato in una serie di festival da Pechino all'Egitto, a Cuba, tutti posti dove il significato del film non sarebbe stato capito, ovviamente. Battute a parte, devo dire che "fare il pugliese" è una cosa che mi diverte sempre, come è già successo nel corso di una simpatica collaborazione con Elio e le Storie Tese.
Con Lino Banfi poi è particolarmente bello, qui noi facciamo i pugliese come altri fanno i napoletani, giocando su un campanilismo che mi fa pensare a quanto diceva prima Nico a proposito di Gravina e Altamura, cose che strappano inevitabilmente un sorriso. Così io e Lino Banfi facciamo questi sketch dove si parte dai massimi sistemi e si finisce per disquisire di cucina e faccende domestiche, ma sempre con la storica rivalità tra Foggia e Bari sullo sfondo. Il nostro campanilismo assume perciò una forma singolare: Lino si diverte a essere strapazzato e io a strapazzarlo.

Onofrio Pepe: Io invece mi soffermerei sulla nostra missione, che ovviamente non deve essere intesa come un'azione contro gli americani, semmai come un tentativo di convertire anche loro alla cucina mediterranea! E non è certo impresa facile. Considerate che in posti come Chicago, dove siamo finiti durante la lavorazione del film, McDonald non solo è un'istituzione ma è anche molto radicata, tant'è che in America puoi trovare vere e proprie università dell'hamburger. Ebbene, ce l'abbiamo messa proprio tutta per perorare la nostra causa, tra l'altro ci sono aneddoti bellissimi su come abbiamo incontrato Obama, diventando subito suoi sostenitori. Perciò, se avete sentito che lui e la moglie vogliono creare un orto alla Casa Bianca, sappiate che è anche per coltivarci prodotti pugliesi!

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