Preacher: Il fumetto di culto esplode – letteralmente – sul piccolo schermo

Il nostro commento al primo episodio della trasposizione televisiva, targata Seth Rogen & Evan Goldberg, della dissacrante e spassosissima creazione di Garth Ennis e Steve Dillon.

Preacher: Il fumetto di culto esplode –...
Preacher

2016 - .... – Fantastico
3.1 3.1

Jesse Custer, giovane sacerdote in una piccola comunità texana, è generalmente insoddisfatto della propria vita e segnato da un passato violento - inclusa la morte del padre - che lo rende poco adatto al suo nuovo ruolo parrocchiale. Mentre cerca di dare un senso alla propria vita, della quale fanno parte anche la sua ex-fiamma Tulip e il vampiro irlandese Cassidy, la sua strada incrocerà quella di un'entità misteriosa capace di impossessarsi delle persone e di dargli il potere di farsi ubbidire incondizionatamente. L'unico problema è farsi prendere troppo alla lettera...

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Preacher: foto di grupo per il cast

Fino alla fine del mondo

Anche all'interno di quel fenomeno editoriale che è la Vertigo, etichetta indipendente e adulta della DC Comics che ha dato alle stampe capolavori del fumetto contemporaneo come Fables, Transmetropolitan e The Unwritten (e, retroattivamente, Sandman e Hellblazer), quel gioiello blasfemo e sfrenato di nome Preacher rimane una sorta di unicum, l'espressione massima dell'estro creativo di Garth Ennis e Steve Dillon, il duo che successivamente ha reinventato il Punitore, rendendo la sua una delle testate di punta della Marvel. Ancora oggi la serie, inizialmente pubblicata dal 1995 al 2000 per un totale di 75 numeri (66 della serie regolare, 5 one-shots e la miniserie in 4 puntate dedicata al Santo degli Assassini), è tra i prodotti più amati e popolari della Vertigo, soggetto a svariate riedizioni in volume, sia in America che in altri paesi, Italia inclusa (per godere appieno della prosa di Ennis consigliamo comunque la lettura in originale, con la nuova edizione in sei volumi).

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Preacher: Ian Colletti e W. Earl Brown in una foto promozionale

Con l'arrivo sul piccolo schermo di Preacher, adattamento a cura di Seth Rogen, Evan Goldberg e Sam Catlin (veterano di Breaking Bad), si conclude un percorso di quasi vent'anni per portare nel mondo audiovisivo la creatura di Ennis e Dillon. Il primo tentativo, per il grande schermo, risale alla fine degli anni Novanta, con lo stesso Ennis a firmare la sceneggiatura e Rachel Talalay in cabina di regia. Quel progetto è naufragato nel 2006, per poi cedere il posto ad una trasposizione televisiva griffata HBO, a sua volta soppiantata nel 2008 da un nuovo tentativo cinematografico che avrebbe vantato la firma di Sam Mendes, all'epoca ansioso di dirigere un film che non fosse "da Oscar". Poi, nel 2013, è subentrata la AMC, desiderosa di continuare ad esplorare territori seriali di genere dopo il successo di The Walking Dead, e il risultato è la serie attuale, che funge - anche - da riempitivo tra le due metà della seconda stagione di Fear the Walking Dead.

Blasfemia, portami via

Preacher: il nuovo poster dedicato a Jesse Custer omaggia la locandina ufficiale

Chi conosce anche solo a livello basilare la premessa del Preacher fumettistico può immaginare perché ci sia stato, insieme ad un genuino interesse per portarlo sullo schermo, anche un certo timore nei confronti del materiale più scabroso che ha fatto della lettura delle avventure di Jesse Custer un autentico piacere parzialmente colpevole. Ricordiamo, infatti, che nel fumetto Jesse parte alla ricerca di Dio, reo di aver lasciato il Paradiso e trascurato l'umanità, dopo essere stato posseduto da Genesis, frutto dell'unione fra un angelo e un demone. Grazie a Genesis il predicatore è dotato del potere noto come la Parola di Dio, che gli consente di far sì che ogni sua richiesta venga soddisfatta, a patto che l'interlocutore sia in grado di capirla (e il più delle volte, se prese alla lettera, certe richieste - come "Go fuck yourself" - possono avere conseguenze sgradevoli).

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Preacher: Dominic Cooper e W. Earl Brown in una scena

A questo aggiungiamo personaggi di contorno come Arseface (letteralmente "faccia da culo"), giovane sfigurato in seguito ad un tentativo di suicidio, o Jesus DeSade, un edonista che organizza e promuove esperienze a dir poco controverse (impossibile dimenticare l'immagine, in realtà non tanto scabrosa a livello visivo, di un uomo che si fa, come dire, soddisfare da una pecora). Per non parlare del Graal, organizzazione che ha il compito di proteggere i discendenti di Gesù, tutti affetti da gravi disturbi mentali poiché per secoli la linea sanguigna è stata mantenuta pura tramite accoppiamenti tra consanguinei (come dice Herr Starr, "You can't fuck your sister and expect anything good to come out of it").

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Preacher: Tom Brooke e Anatol Yusef in una scena

Da un lato, quindi, materiale perfettamente compatibile con le sensibilità di Rogen e Goldberg, autori di Facciamola finita, commedia apocalittica dove, tra le altre cose, Jonah Hill - nel ruolo di "se stesso" - viene sodomizzato da un demone. Dall'altro, elementi abbastanza delicati per qualunque canale televisivo, soprattutto per quanto concerne la rappresentazione di simboli ed entità religiose. Per questo, almeno nel pilot, gli autori non si pongono problemi a mostrare Arseface (seppure con un look leggermente meno rivoltante rispetto all'originale), ma rimangono più cauti circa l'identità di Genesis e delle due creature che lo inseguono (angeli), con tanto di eventuale via d'uscita già nella sequenza d'apertura, che ci fa vedere lo spazio come punto di partenza dell'entità che possederà Jesse. In altre parole: dovesse rivelarsi necessario, dalla religione si passerà alla fantascienza. E da quei due elementi separati ma inscindibili nasce la gag più geniale dell'episodio: prima di scegliere Jesse, Genesis cerca di possedere altri uomini di chiesa, ma questi sono "indegni" ed esplodono. Tra i candidati c'è un certo Tom Cruise, ucciso durante una cerimonia legata a Scientology...

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I tre dell'Ave Maria

Preacher: il nuovo poster dedicato a Cassidy omaggia la locandina ufficiale

Nonostante l'apparente tradimento nei confronti del fumetto (resterà da vedere nei nove episodi successivi fino a che punto oseranno spingersi in termini di licenza poetica), Preacher si presenta comunque come una buona traduzione audiovisiva dell'opera di Ennis e Dillon, sia sul piano visivo che quello filosofico e (tragi)comico. In particolare, sono azzeccatissimi i tre interpreti principali, non necessariamente a livello iconografico (nei fumetti Tulip è bianca e bionda), ma senza ombra di dubbio a livello caratteriale. La nota di merito è per Joseph Gilgun, talmente compatibile con la scrittura di Ennis che, col senno di poi, la sua performance nei panni di Rudy in Misfits altro non era che un lungo provino per il ruolo di Cassidy...

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Max Borg
Redattore
4.0 4.0
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