Millions

2004, Commedia

Recensione Millions (2004)

Boyle mette il proprio estro al servizio di una storia che vuole incontrare il gusto di grandi e piccoli, ma prigioniero di questa favola moderna nel quale ha scelto di cacciarsi incontra il limite più grande proprio nel suo virtuosismo.

Massimo Borriello

Piovono miracoli

Se il coraggio di un regista si misura dalle sue scelte, Danny Boyle sembra davvero non essere secondo a nessuno. Dopo il viaggio in apnea nei mondi distorti di drogati, avventurieri e zombie, il regista di Manchester fa un passo indietro, alla ricerca di quella strana magia che si nasconde nell'innocenza, imbattendosi in una storia di bambini, santi e ladri, che mette in scena guidato dalla sua immaginifica verve. Il suo primo film per famiglie è una storia delicata ed intelligente, che lascia poco spazio al sentimentalismo, e seppur intinta nella religione cattolica, non manca di humor profano e parabole eterodosse. Boyle scommette sul viso lentigginoso dell'esordiente Alexander Nathan Etel, un angelo di nove anni dallo sguardo ancora limpido, che garantisce la riuscita (seppure solo a metà) di un film che ha conquistato la critica americana che lo ha già inserito tra i più bei film di questa stagione.

Damian (Alex Etel) è un ragazzino di otto anni che ha appena perso la mamma. Trasferitosi insieme al padre Ronnie (James Nesbitt) e al fratello Anthony (Lewis McGibbon) in una zona residenziale di nuova costruzione nei pressi di Liverpool, Damian trascorre il suo tempo libero nel fortino di cartone che si è costruito vicino ai binari di una ferrovia, nel verde della campagna inglese, dove è libero di abbandonarsi alla sua fantasia, chiacchierando con i suoi amici immaginari, i santi. Già, perché a differenza dei suoi compagni di scuola, i cui idoli sono i calciatori del Manchester United, unici beniamini di Damian sono i santi, di cui conosce vita, morte e miracoli e che gli spuntano d'improvviso dinanzi per condividere con lui la loro sghemba dottrina. Un giorno, mentre sta assistendo al bizzarro monologo di una Santa Chiara che, spinello in bocca, racconta quale pacchia sia vivere in Paradiso, dove tutto è lecito, una borsa Nike colma di migliaia di sterline cade dal cielo sopra il suo nascondiglio segreto. Damian lo interpreta come un segno di Dio e ha subito ben chiara la sua missione: aiutare i poveri.

Il piccolo, che stenta a credere ai suoi occhi, rende partecipe di quel "miracolo" suo fratello Anthony, un ragazzino di dieci anni smaliziato e materialista, senza sapere che quello che crede un dono del cielo, è in realtà il colpo fallito di una rapina ad un treno che trasportava un carico di sterline destinate all'inceneritore in vista del passaggio all'Euro. Mancano infatti solo dodici giorni al fatidico cambio di valuta, dopodichè la vecchia moneta inglese diverrà cartastraccia. Resta perciò poco tempo a Damian e Anthony per spendere quella fortuna, ma i loro progetti sono ben diversi: mentre il più giovane dei due fratelli cerca di distribuire il denaro ai poveri (difficile però trovarne in un quartiere middle class come quello dove vive), Anthony si lancia in spese folli, tra Game Boy e biciclette ultimo modello. Tutto si complica però quando il ladro che ha perso la valigia arriva a reclamare il suo bottino.

Frank Cottrell Boyce, padre di sette bambini, conosce bene il mondo dei piccoli e sa come raccontare una storia senza volgarità e situazioni al limite. Millions affronta in maniera leggera il concetto di denaro e l'atteggiamento ambivalente nei suoi confronti di una società votata al consumo come la nostra. Boyce, sceneggiatore prediletto di Michael Winterbottom, sembra essere interessato a mostrare gli effetti che il denaro ha sulle persone, a come questo corrompa il loro animo, schiavizzandole in nome del consumo. Ma Millions è soprattutto una storia di fede e fantasia, di speranza e solidarietà, che fotografa quel periodo della vita quando la magia gonfia il cuore puro dei bambini. Damian si trova ancora in quel territorio al di qua della razionalità, dove è possibile liberare l'immaginazione, e non è un caso che egli scelga di costruire il suo nascondiglio di cartone su una collina dove passano i treni. Là li aspetta, chiude gli occhi ed immagina di viaggiare in compagnia dei suoi amici santi. E' il suo modo di elaborare il lutto, di reagire alla perdita della madre che crede ormai essere diventata una di loro e per questo va in giro a chiedere ai vari San Nicola, San Francesco e San Pietro se l'hanno vista da qualche parte nel cielo, senza però ricevere risposta. Damian è ancorato al suo ricordo, soffre silenziosamente per la sua perdita, ma Boyce non strumentalizza mai il suo dolore per toccare i sentimenti del pubblico. Al contrario l'evento tragico che ha colpito Damian e Anthony viene furbescamente utilizzato dai due fratelli come un trucchetto grazie al quale ottenere dolcetti gratis e scampare qualche punizione a scuola.

La semplicità della storia è il pregio principale di Millions. Boyce riesce ad imprimere ritmo a quello che è una banalissima idea (due ragazzini trovano una borsa piena di soldi) grazie ad un semplice stratagemma, l'ingresso della Gran Bretagna nell'Euro (pura fantascienza) che fa sì che quella montagna di denaro diventi inutilizzabile nel giro di dodici giorni. Nonostante l'abbaglio logistico (i tempi per il passaggio da una moneta all'altra non sono così rigorosi e la possibilità di utilizzare la vecchia moneta resta comunque per un certo periodo dopo il passaggio ufficiale) la trovata funziona. Tutto il racconto è attraversato da un finissimo humor inglese e la scelta di utilizzare i santi risulta inaspettatamente godibile. Boyce sceglie inoltre di farcire il suo racconto di mistero e di pericolo, introducendo l'inquietante figura del ladro deciso a riavere indietro i suoi soldi, che però fallisce clamorosamente di caratterizzare.

Le pecche più gravi della sceneggiatura sono riscontrabili nell'evoluzione assolutamente prevedibile degli eventi e nell'inadeguato sviluppo di alcuni passaggi. Il film è raccontato dal punto di vista del piccolo Damien, lasciando gli altri personaggi, ed in particolare gli adulti, più in ombra, senza alcun tipo di approfondimento, ma immersi nella prospettiva di un bambino non può che essere così, tanto più che il suo mondo fantastico lo assorbe completamente per prepararlo all'esterno, al denaro corruttore, ai padri vedovi che vogliono rifarsi una vita, ai criminali senza scrupoli, lasciando nei suoi occhi una patina d'innocenza, d'immaginazione e spiritualità che lo salvi in questa strana giungla. Il mondo colorato di Damien, abitato da eccentrici santi dall'aureola storta, è reso in maniera straordinaria da Anthony Dod Mantle, direttore della fotografia che si è fatto le ossa nel movimento Dogma 95 e ha curato la fotografia di film come Dogville e del precedente lavoro di Boyle, 28 giorni dopo.

Boyle mette il proprio estro al servizio di una storia che vuole incontrare il gusto di grandi e piccoli, ma prigioniero di questa favola moderna nel quale ha scelto di cacciarsi incontra il limite più grande proprio nel suo virtuosismo, ricorrendo a scelte stilistiche (effetti speciali, iperboli, colori eccessivi, velocizzazioni) che appuntate su una storia del genere sembrano sempre sul punto di stridere. Caratterizzato dalla frenesia di un montaggio pop, Millions miscela fantasia e realismo, mantenendo sempre un approccio favolistico. Tutto il film è costruito come un libro d'illustrazioni per ragazzi, caratterizzato da un'esplosione di colori ipersaturi e da una sintassi cartoonistica che contribuiscono a rendere il film esasperatamente family-friendly.

Storia semplice, ma accattivante, attori ottimi, un cast tecnico dalla grande esperienza e uno tra i più interessanti registi europei del momento. Purtroppo però non tutto funziona al meglio. Il regista mancuniano le prova tutte pur di riempire gli evidenti buchi della sceneggiatura, ma la storia stenta a decollare e arriva alla fine carica d'affanno. Peccato perché, viste le premesse, Millions poteva essere un'opera indimenticabile.

Recensione Millions (2004)
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