Il giro del mondo in 80 giorni

2004, Avventura

Recensione Il giro del mondo in 80 giorni (2004)

La Disney, nella sua migliore tradizione, unisce in un unico film avventura, commedia e amore.; ingrediente supplementare, ma non secondario per i gusti del pubblico, è una spruzzata di arti marziali a colorire alcune sequenze d'azione e a sfruttare la bravura e la popolarità di Jackie Chan.

Alessandro Guerra

Phileas Fogg incontra il kung-fu

L'eccentrico Phileas Fogg (Steve Coogan) vive nella sua casa-laboratorio londinese, occupato a inventare stravaganti macchinari e a portare avanti le sue ricerche sulle nuove tecnologie che cambieranno il futuro dell'umanità. Siamo nell'Inghilterra del secolo scorso e l'ambiente accademico non vede di buon occhio certe stramberie che dovrebbero portare l'uomo addirittura a volare! Nel corso di una disputa Phileas si impegna in una azzardata scommessa con Lord Kelvin, presidente della Royal Academy of Science. Per dimostrare nuove possibilità offerte dal progresso dovrà circumnavigare il globo in soli 80 giorni. Accompagnato dal fedele domestico Passepartout (Jackie Chan) e da Monique, una giovane artista francese in cerca di ispirazione, parte alla volta di una frenetica corsa intorno al mondo, che lo condurrà in luoghi esotici per terra, per mare e via aria. Lungo la strada i nostri eroi dovranno affrontare una lunga serie di avventure imbattendosi in personaggi e situazioni singolari e ostacolati dal malvagio ispettore Fix, al soldo di Lord Kelvin. Nel frattempo un pericoloso e misterioso gruppo di cinesi insegue Fogg per riprendersi un antico idolo che Passpartout vorrebbe riportare nel suo paese di origine, in Cina.

La Disney, nella sua migliore tradizione, unisce in un unico film avventura, commedia e amore.; ingrediente supplementare, ma non secondario per i gusti del pubblico, è una spruzzata di arti marziali a colorire alcune sequenze d'azione e a sfruttare la bravura e la popolarità di Jackie Chan. Il fascino dell'esotico - su cui basava parte della sua presa il romanzo di Jules Verne - mantiene vivo il suo richiamo e offre l'opportunità di mostrare un certo numero di panorami di sicuro effetto anche in un epoca di globalizzazione come quella in cui viviamo.

Il film procede per quadri ben definiti, evidenziati dalle animazioni di transizione (veramente mal realizzate) che introducono ogni nuovo paese visitato dalla sconclusionata comitiva; in ognuno di questi i nostri dovranno affrontare un nuovo pericolo che riusciranno a superare grazie all'abilità di Passepartout, all'astuzia di Monique e a una discreta dose di fortuna. Una struttura narrativa da videogame in cui vanno a incasellarsi con un certo ritmo le varie gag che ne costellano il percorso, con alterna efficacia.

L'idealismo ingenuo di Phileas e l'amore di Monique che vede in lui l'uomo sognatore in grado di apprezzare la sua arte sono resi con freschezza e relativa profondità (si tratta di una commedia di puro intrattenimento) da Steve Coogan e Cécile De France , e riescono a dare più di un tocco di levità e sentimento.

Per contro l'interpretazione di Jackie Chan è decisamente monocorde, ingessata in un sorriso inespressivo e pietrificato, appena sufficiente nelle scene d'azione pura (anni e anni di cinema di Hong Kong significheranno pure qualcosa), ma assai scarsa in quei momenti in cui dovrebbero essere le qualità morali di fedeltà, onore e bontà a risaltare. Si calca troppo la mano sulla maschera di un Passepartout caricaturizzato. Il gioco funziona per una buona metà del film ma crolla miseramente quando il personaggio comincia ad occupare la scena praticamente da solo. Tutta la sottotrama del suo ritorno al villaggio perde di interesse e di credibilità, risultando a tratti incredibilmente noiosa.
A impreziosire il tutto i cameo di Arnold Schwarzenegger e Kathy Bates nella parte, rispettivamente, di un assurdo principe turco e della regina di Inghilterra. Vedere il governatore della California calato in un ruolo così ridicolo fa un certo effetto, e moltiplica la sua già provata bravura nei ruoli comici.

Dal punto di vista squisitamente realizzativo si possono muovere ben pochi appunti a questo ricco e rutilante carrozzone. Le scene di folla sono orchestrate con maestria, gli inseguimenti e le fughe rocambolesche non mancano di affascinare, la fotografia è splendida. Apprezzabile il gran lavoro fatto sui costumi e sulle scenografie. Geniali alcuni particolari tecnici delle invenzioni di Phileas.

Recensione Il giro del mondo in 80 giorni (2004)
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