Recensione La paura (2009)

Un lavoro di cuore, testa e pancia da scoprire, appena le ferree regole del mercato distributivo lo permetteranno, per aprire una volta per tutte gli occhi di fronte alla realtà che ci circonda.

Paura di essere italiani

Ogni volta che una pellicola o un romanzo si permettono di intaccare in qualche modo l'immagine alla "avemo il mare, avemo il sole, volemose bene" che l'Italia tende a voler offrire di sé di fronte agli occhi del mondo (sorattutto in quest'ultimo periodo), ecco levarsi il solito coro di voci contro indignate per aver gettato fango sul Bel Paese presentando sotto una luce fosca quella capacità di arrangiarsi sempre e comunque e quella fantasia un po' anarchica - per dirla con un eufemismo - che 'dovrebbero' rappresentare la nostra ricchezza. E' successo con Gomorra, il romanzo prima, il film poi, la cui visione ha urtato certi animi delicati tanto da far scendere in campo illustri maître à penser quali il regista Pasquale Squitieri o il calciatore Fabio Cannavaro che hanno inveito sdegnati contro l'importante indagine di Roberto Saviano tradotta sul grande schermo da Matteo Garrone. Tocca ora a Pippo Delbono prendersi la sua bella dose di critiche per aver osato mettere il dito nella piaga fotografando un piccolo spaccato dell'Italia contemporanea attraverso l'uso di un semplice telefonino. La paura trae spunto da un fatto di cronaca, l'omicidio di un giovane africano massacrato dai proprietari del negozio dal quale aveva sottratto un pacco di biscotti. Delbono ha documentato il funerale proprio per mostrare come né le autorità locali né i rappresentanti dello Stato fossero presenti alla cerimonia. Da qui parte un'ampia riflessione sul presente che, alla maniera dei documentari di Delbono, mescola lirismo e durezza, provocazione e poesia, lasciando in bocca l'amarezza per un mondo che non ci appartiene - e sono in molti a denunciarlo - ma dove di fatto nessuno fa molto per cambiare le cose. Appare dunque necessaria la voce di un ligure ostinato e senza paura che ha fatto del suo coraggioso teatro (italiano) una delle più importanti testimonianze artistiche contemporanee nel mondo.

Se il contenuto de La paura è oggettivamente fondamentale, farà storcere il naso ai puristi la forma utilizzata che, in alcuni significativi momenti, sembra voler forzare la sporcatura dell'immagine aumentando vistosamente la presenza dei pixel sullo schermo. E' il regista stesso ad confermarci che la sua non è né una dichiarazione poetica né una scelta di vita, ma una sperimentazione che gli ha permesso con uno strumento leggerissimo e minimamente invasivo di catturare attimi di realtà mescolandosi alla folla o presentandosi disarmato di fronte ai suoi interlocutori. Un viaggio nella realtà il cui esito ricorda da vicino le opere sperimentali del cinéma vérité francese realizzato grazie a una sorta di contemporanea caméra-stylo dalla qualità sorprendente. Un lavoro di cuore, testa e pancia da scoprire, appena le ferre regole del mercato distributivo lo permetteranno, per aprire una volta per tutte gli occhi di fronte alla realtà che ci circonda.

Movieplayer.it

4.0/5