Pan - Viaggio sull’isola che non c’è… aspettando Peter

Uno degli eventi fuori concorso di Alice nella città a Roma 2015, il film di Joe Wright ci porta, con chiassoso spettacolo, nel tempo prima di Peter Pan.

Pan - Viaggio sull’isola che non c’è… aspettando...
Pan - Viaggio sull'isola che non c'è

2015 – Fantastico
2.6 2.6

Tutti conosciamo la storia di Peter Pan, o quantomeno il suo mito del ragazzo che non vuole crescere. Ce l'hanno raccontato da ragazzi, ne abbiamo probabilmente visto l'adattamento targato Disney, in tanti lo abbiamo letto e poi visto e rivisto in tutte le salse più o meno originali (dall'Hook - Capitan Uncino di Steven Spielberg a quello visto recentemente nella serie che attinge a piene mani alle favole come C'era una volta), abbiamo persino approfondito la figura di J.M. Barrie, il suo creatore, e la nascita del personaggio. Che altro ci si può inventare per raccontarci, ancora una volta e in modo potenzialmente nuovo, il personaggio simbolo dell'avventura, della gioventù e della libertà?

Pan: Hugh Jackman e Levi Miller in un momento del film

Qualcosa ci sarebbe, si saranno detti alla Warner, coinvolgendo il regista Joe Wright in un progetto che le carte in regola per proporre una visione diversa e nuova del mondo di Peter Pan le ha tutte. Pan - Viaggio sull'isola che non c'è, infatti, sposta l'attenzione ad una fase precedente a quella che già conosciamo, partendo dall'infanzia di Peter nell'orfanotrofio e portandoci su un'Isola che non c'è in cui le fate se ne stanno nascoste e lo scontro tra Pirati e Indiani è acceso. Un mondo in cui un prescelto come Pan è ancora atteso e in cui il giovane Peter dovrà scoprire di esserlo. Un prequel, insomma.

C'era una volta un bambino...

Pan: il piccolo Levi Miller in una scena del film nei panni di Peter Pan

L'atmosfera affascinante delle strade di Londra ci accoglie mentre una figura si aggira nell'ombra. Sta per lasciare un bambino sulla soglia di un orfanotrofio e non c'è bisogno di un gran balzo intuitivo per capire che si tratta dal piccolo Peter, quello che sarà il Pan del titolo. Da quel momento, il bambino vivrà nell'orfanotrofio e dimostrerà la sua indole ribelle, creando non pochi problemi alle suore insieme ad alcuni compagni di sventura, almeno fino a quando non arriva qualcuno dall'esterno a spezzare la monotonia della vita da orfani: nel corso di una notte, gran parte dei ragazzini ospiti della struttura vengono prelevati da figure che si lanciano su di loro attraverso il soffitto e portati via, verso un luogo bizzarro quanto lontano ed inaccessibile: l'isola che non c'è. A rapirli sono stati i pirati che abitano l'isola, che la dividono con i nativi dopo che le fate si sono nascoste in attesa dell'arrivo di un eletto che potrà prendere il nome di Pan per riportare l'isola incantata agli antichi splendori.

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Ripetere il viaggio

Pan: Levi Miller e Garrett Hedlund in una scena del film

Quante volte siamo stati sull'isola che non c'è? Tante, tantissime, ma mai eravamo stati accolti dalle note di Smells Like Teen Spirits dei Nirvana, cantata a cappella dal gruppo di pirati seguaci di Barbanera. È un momento bizzarro, insieme surreale e originale che ci lascia pensare, e sperare, che forse l'approccio di Joe Wright alla storia sarà moderno e coraggioso. Invece quel momento resta praticamente isolato e subito lo sviluppo del racconto si assesta su binari che non si preoccupano più di osare. Ci vengono presentati i personaggi principali che guidare la vita sull'isola, dal capo dei pirati interpretato da un Hugh Jackman gigione e sopra le righe, a Giglio Tigrato, la comandante dei Nativi resa con leggerezza da Rooney Mara. Personaggi costretti a dialoghi poco ispirati, frasi ad effetto che cercano la via dell'ironia in modo forzato, e che spariscono dietro quella che sembra essere la principale preoccupazione di Wright: la costruzione di un impianto visivo imponente, fatto di costumi, scenografie, effetti ed un uso articolato della terza dimensione.

Spettacolo, ma poca magia

Pan: l'Isola che Non C'è in una scena del film

Un impianto visivo spettacolare quanto chiassoso, che travolte i personaggi rendendo vana anche la presenza e gli sforzi di nomi che sulla carta possono essere di grande richiamo, come i già citati Jackman e Mara, ma anche Garrett Hedlund ed Amanda Seyfried. Una messa in scena ricca nella quale sparisce anche la magia della fiaba, quell'incanto che il mondo di Peter Pan dovrebbe comunicare sempre e comunque, con la sua rappresentazione dell'infanzia perenne e sognante. Manca la favola, manca il Peter che conosciamo, anche a causa di un Levi Miller poco incisivo nella sua prova nel ruolo del giovane, manca quella sensazione che tutti abbiamo provato da ragazzi nel leggere o guardare la storia del bambino che non voleva crescere. Manca infine una compiutezza in quanto prequel, perché le ultime battute di Pan, che ovviamente non anticiperemo, fanno supporre la presenza di almeno un altro capitolo prima che la storia di Peter Pan diventi quella che già abbiamo potuto apprezzare. Insomma, delle tante versione della favola di Barrie che nel corso degli anni abbiamo potuto ammirare, quella di Wright non è di certo tra quelle che preferiamo.

Antonio Cuomo
Redattore
2.0 2.0
Roma 2015
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