Da Corleone a Brooklyn

1979, Poliziesco

Recensione Da Corleone a Brooklyn (1979)

Uno dei film più belli di Umberto Lenzi, che testimonia un periodo incredibile del cinema italiano, fatto di grandi tecnici e grandi registi spesso troppo sottovalutati.

Stefano Leonforte

Palermo-New York secondo Lenzi

Da Corleone a Brooklyn esce nelle sale italiane l'aprile del 1979. Il poliziottesco italiano è agli sgoccioli. Lenzi, dopo questo film, realizzerà diversi cannibalici e zombie movies (Mangiati vivi, Cannibal ferox, Incubo sulla città contaminata), film di guerra (Un ponte per l'inferno, Tempi di guerra) e horror classici. Il suo stile rimane però legato al poliziottesco, film come Milano odia: la polizia non può sparare (1974), Roma a mano armata (1976) e Napoli Violenta (1976) rimangono alcuni tra i migliori film del genere, genere di cui Lenzi è maestro alla pari di Di Leo.

La trama è piutosto lineare: il boss Michele Barresi, in possesso di un passaporto falso, si costituisce alla polizia di New York in modo da essere espulso dal paese, evitando pericolose complicazioni. Contemporaneamente il suo rivale viene assassinato a Palermo, e uno dei killer, Salvatore Scalia, viene ferito nell'inseguimento con la polizia. Il commissario Berni decide quindi di usare il killer
come testimone per incastrare Barresi, in attesa di processo a New York, e parte con Scalia per gli Stati Uniti, braccato dai sicari del boss Barresi.
Maurizio Merli è a suo agio nel ruolo del commissario tutto d'un pezzo (ruolo che ha ricoperto in moltissimi film), ma la sorpresa è Mario Merola, perfetto nei panni di Barresi, boss mafioso e crudele assassino, ma anche uomo d'onore rappresentato più volte al cinema (in carcere a New York si raccomanda con l'avvocato di aiutare due amici in difficoltà, e fa restituire i soldi a un detenuto truffato al gioco). Biagio Pelligra, attore noto agli amanti del genere (Milano Violenta, Roma a mano armata, Il trucido e lo sbirro) è bravissimo nei panni del testimone, restio a tradire Barresi fino alla scoperta dell'assassinio della sorella (Sonia Viviani), anche lei a conoscenza dei traffici del boss. Il film è giocato sul suo personaggio, ago della bilancia tra il commissario senza paura scritto su misura per Merli e il potente malavitoso di Mario Merola. La sua decisione di testimoniare al processo è vista come una vendetta nei confronti dell'assassino della sorella, e il desiderio di uccidere con le proprie mani Barresi emerge fin dalle prime battute scambiate con Berni nel treno verso Roma. Qui i due vengono aiutati dall'ex moglie di Berni (Laura Belli), una donna forte che cresce sola la figlia avuta dal commissario. Paola ha lasciato Berni perchè incapace di accettare il pericoloso lavoro delmarito, e la loro storia emerge con semplicità e chiarezza, rendendo più umani i personaggi e dimostrando una stesura di sceneggiatura ben curata.

Scritto dallo stesso Lenzi con Manciori e Mannino, lo script viene poi impreziosito dalla regia del cineasta italiano, incredibile nel mostrare l'azione pura e semplice. L'omicidio al mercato di Palermo e la fuga dei killer, la sparatoria all'autogrill e la scazzottata nel parcheggio interrato sono esempi di tecnica registica, di movimento di macchina e di ritmo nella narrazione, qualità che purtroppo si perdono in molti dei lavori successivi di Lenzi (basti pensare ai suoi cannibalici, di molto inferiori a film come Ultimo mondo cannibale -1977- e soprattutto Cannibal Holocaust -1980-, entrambi di Deodato). Lo stile è quello tipico del genere: violenza, montaggio serrato e curatissimo (Eugenio Alabiso), azione e un gusto per l'intrattenimento che purtroppo oggi è difficile ritrovare. Essenzialmente rimane infatti un road movie, sulla carta non troppo diverso da film (fiction tv e non) che propongono storie di mafia e pentiti scortati (Palermo - Milano sola andata ad esempio). Ma ahimè il risultato è così diverso da lasciare impietriti, alla tecnica di quegli anni (grandi montatori, direttori della fotografia, effettisti) si è sostituito il pressapochismo odierno, figlio delle fiction tv.

Amaro e cinico il finale. Dopo vari colpi di scena, Berni riesce ad arrestare Barresi che però non si scompone e commenta "Commissario, ma sei sicuro che ci arriviamo in Italia?". Il commissario rivede le facce dei sicari da cui è riuscito a salvarsi durante il suo viaggio verso New York e forse capisce che a quel gioco non è possibile vincere.
Ottima fotografia di Guglielmo Mancori e splendide musiche di Franco Micalizzi per uno dei film più belli di Umberto Lenzi, che testimonia un periodo incredibile del cinema italiano, fatto di grandi tecnici e grandi registi spesso troppo sottovalutati.

Recensione Da Corleone a Brooklyn (1979)
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