Oscar 2016: Carol e Spotlight conquistano i primi premi della critica, in arrivo i fenomeni Creed e Tarantino

Con dicembre si apre ufficialmente la Awards Season americana, e in attesa delle nomination ai Golden Globe e ai Guild Award i primi riconoscimenti della critica hanno già incoronato Spotlight e Carol: la nostra analisi sugli sviluppi della corsa all'Oscar, che questo mese vedrà l'esordio di titoli quali Revenant e The Hateful Eight.

Oscar 2016: Carol e Spotlight conquistano i primi...
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A un mese esatto di distanza dalla nostra prima panoramica dedicata alla cosiddetta Awards Race per l'annata 2015/2016, torniamo a parlare di cinema e di premi. Dicembre, infatti, è il mese in cui saranno annunciate le candidature agli Screen Actors Guild Award (mercoledì 9), ai Golden Globe (giovedì 10) e ai Critics Choice Award (lunedì 14): in sostanza, nell'arco di cinque giorni i tre principali precursors degli Oscar avranno svelato i rispettivi favoriti in tutte le categorie, confermando o smentendo i pronostici della vigilia (e, ovviamente, facendo impazzire tutti noi Oscar fanatics).

Carol: Cate Blanchett e Rooney Mara in una scena del film

Cosa ci aspetta pertanto da qui al 14 dicembre, data in cui la Awards Race entrerà in 'pausa' almeno fino a Capodanno? Tra probabili conferme, possibili new entry nella corsa agli Oscar e titoli che rischiano di essere clamorosamente snobbati, proviamo a fare un po' di chiarezza sui film e gli interpreti di cui dovremmo sentir parlare parecchio durante la "stagione dei premi" (e ne approfittiamo per ricordarvi che potete consultare le nostre classifiche in costante aggiornamento su favoriti e sfidanti per gli Oscar 2016 nelle varie categorie).

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New York si inchina alla Carol di Cate Blanchett

Carol: Cate Blanchett in un primo piano tratto dal film

È stata una delle nostre assolute folgorazioni di quest'anno: l'attesissimo ritorno al cinema di Todd Haynes, uno dei più talentuosi cineasti dei nostri tempi, è un melodramma superbo e ammaliante, vivificato dalle performance di Cate Blanchett e Rooney Mara, amanti clandestine nell'America puritana degli anni Cinquanta; e benché rimanga il timore che il film sia troppo sofisticato per fare furore agli Oscar, è assurdo ipotizzare che i membri dell'Academy non ricopriranno di nomination lo splendido Carol, trasposizione di un romanzo di Patricia Highsmith.

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A incoronare la love story diretta da Todd Haynes, per fortuna, ci hanno già pensato i giurati dei New York Film Critics Award, che mercoledì scorso hanno assegnato a Carol ben quattro premi: miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura e miglior fotografia (il meraviglioso lavoro di Edward Lachman su luci e cromatismi è il nostro frontrunner del cuore per l'Oscar alla fotografia). A tenere ben alte le quotazioni di Carol ci hanno pensato anche gli Independent Spirit Award, che hanno riservato al film di Haynes un totale di sei nomination, e - per adesso - il pubblico, con seicentomila dollari d'incasso in due settimane e una strepitosa media per sala.

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Il caso Spotlight: Michael Keaton e Rachel McAdams in un'immagine del film

Oltre a Carol, l'altra pellicola che sembra godere del maggiore sostegno da parte della critica specializzata è Il caso Spotlight, il dramma giornalistico di Thomas McCarthy già applauditissimo al Festival di Venezia. Oltre ad aver raccolto cinque nomination agli Independent Spirit Award (dove riceverà pure il Robert Altman Award per il miglior cast), Il caso Spotlight ha vinto due Gotham Independent Film Award per miglior film e miglior sceneggiatura e ha visto uno dei suoi interpreti, Michael Keaton, assicurarsi il New York Film Critics Award come miglior attore; agli Oscar, tuttavia, Keaton sarà proposto fra gli attori supporter per la parte del leader del Team Spotlight, Walter Robinson, e dopo aver sfiorato la statuetta l'anno scorso le sue chance di vittoria potrebbero essere piuttosto alte. Spotlight, non dimentichiamolo, è uno dei titoli più acclamati dell'anno, e non nuoce il fatto che abbia già incassato quattordici milioni di dollari in meno di mille sale.

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Da Mad Max a The Martian: agli Oscar sarà l'anno dei blockbuster?

Sopravvissuto - The Martian: Matt Damon fa i calcoli nella sua navetta spaziale

Se il successo di opere come Carol e Il caso Spotlight nella Awards Race era abbastanza prevedibile, pochi o nessuno avrebbero potuto aspettarsi, al contrario, che in vista degli Academy Award avrebbero giocato un ruolo fondamentale blockbuster d'intrattenimento lontanissimi dal concetto del tipico "film da Oscar". Eppure, galvanizzato dalle recensioni positive quasi all'unanimità e dall'enorme riscontro al box office (oltre duecento milioni soltanto sul mercato nord-americano), a costituire il principale avversario de Il caso Spotlight, al momento, è Sopravvissuto - The Martian, avventura nello spazio firmata da un maestro della fantascienza quale Ridley Scott. Vincitore di tre National Board of Review Award per miglior regia, miglior sceneggiatura e miglior attore protagonista, il simpatico astronauta Matt Damon, The Martian sarà con tutta probabilità l'incontrastato dominatore ai Golden Globe per i premi riservati alle commedie, farà certamente incetta di nomination agli Oscar e potrebbe addirittura portare al quasi ottantenne Scott quella statuetta che finora gli è sempre sfuggita.

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Mad Max: Fury Road, Tom Hardy si apposta di notte con  Charlize Theron in una scena del film

Ma The Martian non è l'unico blockbuster a tinte sci-fi di cui si sta parlando freneticamente in questi giorni: appena martedì, infatti, i giurati dei National Board of Review Award hanno spiazzato tutti eleggendo come miglior film dell'anno Mad Max: Fury Road, reboot della saga distopica resa celebre fra gli anni Settanta e Ottanta da un giovane Mel Gibson. Interpretato da Charlize Theron e Tom Hardy e diretto da un altro veterano della fantascienza come George Miller, Mad Max: Fury Road ha entusiasmato perfino la critica più militante; è ancora troppo presto per ipotizzare che il kolossal di George Miller possa trovare posto nella rosa dei candidati all'Oscar come miglior film, ma a questo punto tale ipotesi è da tenere in considerazione.

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Senza dimenticare, sempre a proposito di fantascienza e di blockbuster, che fra meno di due settimane approderà al cinema un certo film dal titolo Star Wars: Il risveglio della Forza, il cui impatto sulla Awards Race, al di fuori di alcune categorie tecniche (effetti speciali e sonori), è ancora tutto da stabilire.

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Rocky Balboa tornerà sul ring?

Sylvester Stallone e Michael B. Jordan nello spinoff di Rocky, Creed

È stato il cosiddetto blind side di quest'anno: il "punto cieco" di cui nessuno si è accorto, fin quando Creed - Nato per combattere non è stato presentato alla stampa, riscuotendo un responso ben al di là delle più ottimistiche previsioni. Diretto da Ryan Coogler, giovane regista già fattosi notare con Prossima fermata: Fruitvale Station, Creed costituisce un ideale sequel della saga di Rocky, con il quasi settantenne Sylvester Stallone non più impegnato a combattere sul ring, ma nelle vesti di allenatore di Donnie Johnson, il figlio del suo storico rivale Apollo Creed. Accolto da un ottimo esordio al botteghino americano (oltre quaranta milioni di dollari nella settimana del Ringraziamento), Creed potrebbe ritrovarsi in lizza come miglior film, o addirittura far guadagnare una nomination come miglior attore alla star emergente Michael B. Jordan; mentre appare quasi scontata la candidatura come miglior attore supporter per Stallone, già premiato con il National Board of Review Award.

Creed - Sylvester Stallone e Michael B. Jordan nel film
Il ponte delle spie: Mark Rylance e Tom Hanks in una scena del film

Del resto, già una volta l'Academy aveva ceduto al carisma di Rocky Balboa: nel lontano 1976, quando il primo Rocky divenne un fenomeno di massa negli USA per poi conquistare tre premi Oscar per miglior film, regia e montaggio. All'epoca si trattò di un trionfo a dir poco esagerato per una pellicola piuttosto sopravvalutata, ma dopo quasi quarant'anni Rocky potrebbe davvero far ritorno sul ring dell'Academy. Per quanto riguarda Stallone, i suoi avversari più temibili saranno il già citato Michael Keaton e il sopraffino Mark Rylance, spia sovietica nel dramma sulla Guerra Fredda Il ponte delle spie di Steven Spielberg. Più difficile l'impresa di Jordan fra i protagonisti, dove già si contano tre candidature 'blindate' (Leonardo DiCaprio, Eddie Redmayne e Michael Fassbender), una quarta sempre più probabile (il Matt Damon mattatore di The Martian) e un ultimo posto nella cinquina conteso, fra gli altri, dal Tom Hanks de Il ponte delle spie, dal Johnny Depp di Black Mass - L'ultimo gangster e dai veterani Ian McKellen per Mr. Holmes - Il mistero del caso irrisolto e Michael Caine per Youth - La giovinezza.

Brie Larson e Saoirse Ronan in pole position fra le attrici, in arrivo il ciclone Tarantino

Brooklyn: Saoirse Ronan e Julie Walters in una scena del film

Se un anno fa eravamo già pronti a scommettere su un Oscar quasi scontato per la bravissima Julianne Moore, l'attuale Awards Race nella categoria per la miglior attrice si preannuncia ben più aperta e combattuta. Ad oggi, a guidare i pronostici sono due attrici giovanissime e dal talento già comprovato: l'intensa Brie Larson di Room, film indipendente premiato a Toronto ma con qualche difficoltà a imporsi al box office in un periodo così affollato, e Saoirse Ronan, delicata protagonista del melodramma romantico Brooklyn. Brie Larson ha vinto il National Board of Review Award, mentre a Saoirse Ronan è andato il New York Film Critics Award come miglior attrice; e la sfida per tutti i maggiori premi, dal Golden Globe all'Oscar, dovrebbe consumarsi proprio fra le due, a meno che l'Academy non scelga di introdurre come "terza incomoda" la Alicia Vikander di The Danish Girl, sospesa fra le protagoniste e le supporter (lo stesso 'problema' di Rooney Mara). Insomma, la confusione fra le due categorie potrebbe riservare più di un colpo di scena...

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Nella cinquina delle protagoniste, comunque, un posto è d'obbligo per la magnifica Cate Blanchett di Carol, mentre resta da vedere se troveranno spazio la Jennifer Lawrence di Joy (in uscita a fine anno e ancora sotto embargo) e almeno una delle tre veterane che puntano alla nomination: la meravigliosa Charlotte Rampling di 45 anni, Lily Tomlin per Grandma e Blythe Danner per I'll See You in My Dreams.

Juliette Binoche e Kristen Stewart in Clouds of Sils Maria

Fra le attrici supporter, invece, oltre a Mara e Vikander (che potrebbero però cambiare categoria), le candidate più quotate restano Kate Winslet per Steve Jobs e Joan Allen per Room, mentre con il giusto sostegno potrebbero spuntarla pure la struggente Cynthia Nixon di James White e la leggendaria Jane Fonda, che in Youth - La giovinezza regala una breve ma strepitosa apparizione. I premi di questa settimana, però, hanno puntato in altre direzioni: i critici di New York hanno incoronato Kristen Stewart, assistente di Juliette Binoche nello stupendo Sils Maria, che le era già valso il premio César; mentre ai National Board of Review Award ha trionfato la rediviva Jennifer Jason Leigh, unica donna fra gli otto comprimari di The Hateful Eight.

The Hateful Eight: un bel primo piano di Jennifer Jason Leigh

Il nuovo western di Quentin Tarantino uscirà negli Stati Uniti a Natale, ma diversi critici hanno violato l'embargo rilasciando commenti entusiastici: se tale entusiasmo si trasformerà in una pioggia di nomination o meno è ancora da vedere, ma Jennifer Jason Leigh, pronta a tornare sulla scena dopo essere stata relegata per troppi anni ai margini di Hollywood, potrebbe avere tutte le carte in regola per balzare in cima ai pronostici e seguire le orme di un altro pluripremiato "supporter" tarantiniano come Christoph Waltz...

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