Dopo l'Oscar, che flop: da Nicolas Cage a Benigni, 10 carriere in discesa

Poco più di 20 anni fa usciva negli USA Via da Las Vegas, con una performance da Oscar per Nicolas Cage a cui avrebbe fatto seguito una serie infinita di film mediocri, brutti o addirittura pessimi: un'occasione per proporvi una classifica degli attori che, dopo aver vinto la statuetta, si sono costruiti carriere alquanto discutibili o sono incappati in clamorosi passi falsi.

Via da Las Vegas: Nicolas Cage e Elisabeth Sue

Il 27 ottobre di vent'anni fa veniva proiettato per la prima volta per il pubblico statunitense un piccolo film semi-indipendente prodotto dalla United Artists con un budget molto contenuto (tre milioni di dollari) e scritto e diretto dal regista inglese Mike Figgis: Via da Las Vegas. La vicenda di Ben Sanderson, uno spiantato sceneggiatore di Hollywood devastato da un alcolismo incontrollabile e autodistruttivo, era basata sul libro autobiografico del romanziere John O'Brien, morto suicida proprio durante le riprese della pellicola.

Via da Las Vegas: un primo piano di Nicolas Cage

Accolto all'epoca da un certo entusiasmo da parte della critica e anche da un sorprendente successo di pubblico (trentadue milioni di dollari e ben sette milioni di spettatori negli Stati Uniti), Via da Las Vegas tuttavia non ha mostrato la stoffa per diventare un classico; in compenso, oggi il film di Figgis è ricordato soprattutto per aver rivelato, un po' a sorpresa, il talento drammatico di Nicolas Cage. Già famosissimo allora, Cage era noto soprattutto per due commedie cult di metà anni Ottanta, Peggy Sue si è sposata e Stregata dalla luna, e per vari "film di cassetta" dai toni brillanti o romantici (con la significativa parentesi di Cuore selvaggio di David Lynch).

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Nicolas Cage in azione nel film Season of the Witch

Via da Las Vegas, invece, rivelò un aspetto del tutto inedito delle potenzialità recitative del nipotino di Francis Ford Coppola, che il 25 marzo 1996 si sarebbe aggiudicato il premio Oscar come miglior attore, su un totale di quattro nomination per il film; peccato che, dopo quella statuetta, le sfavillanti attese per il percorso professionale del divo trentaduenne non siano state del tutto ripagate. Verissimo, a vent'anni di distanza Nicolas Cage gode di un ampio plotone di fan, ma scorrendo la sua nutrita filmografia non si può non notare come il periodo post-Oscar sia pieno zeppo di titoli che non ci aspetteremmo certo di trovare nel curriculum di un Academy Award winner (e in quantità industriale, per di più).

Pertanto, il ventennale di Via da Las Vegas ci offre un'occasione davvero troppo ghiotta per non stuzzicare un po' di sana cattiveria: rievocare le peggiori "delusioni da Oscar" degli ultimi decenni, ovvero quegli attori per i quali la vittoria di un Oscar non è stata il trampolino di lancio per una luminosa carriera o il veicolo per altri ruoli importanti e prestigiosi, ma piuttosto l'apice di una parabola professionale che, da allora, ha intrapreso un declino più o meno rapido. Con l'augurio che, magari, qualcuno dei personaggi citati di seguito possa 'smentirci' negli anni a venire, dimostrando che l'Academy non si è rivelata troppo frettolosa a premiarlo...

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Oscar

10. Jennifer Hudson

Jennifer Hudson riceve l'Oscar 2007 per la migliore attrice non protagonista per Dreamgirls

Lo ammettiamo: più che una delusione in piena regola, nel caso della cantante/attrice di Chicago, si tratta di un semplice "cartellino giallo". Rivelatasi grazie al suo talento canoro nell'edizione del 2004 dello show American Idol, Jennifer Hudson è esplosa sulla scena due anni dopo grazie al ruolo di Effie White, membro del terzetto delle Dreamettes, in Dreamgirls di Bill Condon, fortunata trasposizione dell'omonimo musical teatrale ispirato alla carriera delle Supremes. L'esordio sullo schermo con un personaggio che le ha permesso di esibire anche la sua voce portentosa è valso alla Hudson un immediato consenso di critica e pubblico (tanto da aver messo in ombra perfino la sua illustre comprimaria Beyoncé Knowles) e il premio Oscar come miglior attrice supporter.

Jennifer Hudson nel film Dreamgirls

Passi falsi
Nessun errore imperdonabile, per ora, ma non si può dire che in questi nove anni la carriera d'attrice della Hudson abbia spiccato il volo come era lecito aspettarsi dopo quel debutto da Oscar; e i suoi film più recenti, fra cui il biopic Winnie Mandela e il dramma corale Lullaby, non hanno lasciato alcuna traccia.

Punti a favore
Sul piano cinematografico nessuno, ma per dovere di completezza ricordiamo che in questi anni Jennifer Hudson si è dedicata pure alla sua carriera in campo musicale, dove ha riscosso qualche soddisfazione in più (un Grammy Award e un paio di dischi d'oro).

Se potessimo tornare indietro
Difficile pensare di "riassegnare" l'Oscar del 2006, conquistato dalla Hudson a furor di popolo (la sua principale concorrente era la Cate Blanchett di Diario di uno scandalo, candidata come supporter grazie a un palese esempio di category fraud).

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9. Jennifer Connelly

Jennifer Connelly con l'Oscar vinto per A Beautiful Mind

Un'altra Jennifer nel penultimo posto della nostra Top 10: Jennifer Connelly, ex bambina prodigio per Sergio Leone e Dario Argento, nel 2001 vinse l'Oscar come miglior attrice supporter impersonando Alicia de Lardé, amorevole supporting wife dello scienziato John Nash (Russell Crowe), nel premiatissimo film biografico A Beautiful Mind, per la regia di Ron Howard.
Una statuetta però, va precisato, in forte odore di category fraud, essendo la Connelly la co-protagonista di Crowe in A Beautiful Mind; l'attrice, tuttavia, aveva più chance di prevalere fra le supporter, mentre nella cinquina riservata alle protagoniste non avrebbe avuto alcuna possibilità di vittoria...

Aloft: Jennifer Connelly in una scena del film

Passi falsi
Da quasi un decennio a questa parte, la povera Jennifer non ha più azzeccato un film davvero convincente: e se il kolossal biblico Noah ha suscitato reazioni contrastanti, titoli come Reservation Road, Creation, Il dilemma e Aloft sono stati dei fiaschi senza appello su tutta la linea. Il disastro più tragico per la Connelly, però, è senz'altro Storia d'inverno con Colin Farrell, uno dei flop più spernacchiati dello scorso anno.

Punti a favore
Subito dopo l'Oscar, la carriera della Connelly sembrava procedere nella direzione giusta, con almeno tre film degni di nota e pluricandidati agli Oscar: La casa di sabbia e nebbia, Little Children e Blood Diamond - Diamanti di sangue.

Se potessimo tornare indietro
La discutibile scelta di inserire la Connelly fra le non protagoniste ha penalizzato le 'vere' attrici supporter del 2001, una delle più belle cinquine di sempre in quella categoria; e se potessimo riassegnare l'Oscar, la nostra preferenza andrebbe di sicuro alla magistrale Helen Mirren di Gosford Park.

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8. Renée Zellweger

Renée Zellweger con l'Oscar vinto per Ritorno a Cold Mountain

Fra il 2003 e il 2004, anno in cui vinse l'Oscar come miglior attrice supporter per la parte della vivace vagabonda Ruby Thewes nel sontuoso kolossal romantico Ritorno a Cold Mountain di Anthony Minghella, la texana Renée Zellweger era sulla cresta dell'onda a Hollywood: nell'arco di appena due anni, subito prima dell'Oscar, aveva ottenuto altre due candidature per la commedia sbanca-botteghino Il diario di Bridget Jones e per l'apprezzatissimo musical Chicago. La statuetta per Ritorno a Cold Mountain fu considerata infatti una sorta di "risarcimento" per l'anno precedente e per una carriera sempre più brillante; peccato che, di lì a qualche anno, la parabola della Zellweger avrebbe preso una piega completamente opposta...

Passi falsi

Bridget Jones's Baby: la prima foto di Renée Zellweger

Fra il 2009 e il 2010, il suo biennio nero, la Zellweger ha inanellato un fiasco dietro l'altro: New in Town, Case 39, Viaggio d'estate e My Own Love Song. Da allora Renée è praticamente sparita dalle scene, tornando a far parlare di sé solo qualche mese fa per la sua 'trasformazione' in seguito a presunte (?) operazioni di chirurgia estetica.

Punti a favore
La valida prova al fianco di Russell Crowe in Cinderella Man di Ron Howard, nel 2005, ma a parte questo poco e niente. Che l'imminente Bridget Jones's Baby possa far risorgere la carriera della Zellweger?

Se potessimo tornare indietro
Un Oscar che fece storcere il naso a molti, quello alla Zellweger, in un anno in cui la critica si era divisa fra tutte le altre candidate della cinquina; e benché avessero entrambe già vinto in precedenza, non sarebbe stata spiacevole una seconda statuetta per la Marcia Gay Harden di Mystic River o per la Holly Hunter di Thirteen - Tredici anni.

7. Halle Berry

Halle Berry e, sullo sfondo, Russel Crowe che le ha appena consegnato la statuetta

Purtroppo per lei, l'attrice ed ex modella Halle Berry non ha tardato a imporsi come la più clamorosa "delusione da Oscar" degli ultimi quindici anni. Attiva al cinema fin dai primi anni Novanta e arrivata alla piena affermazione divistica nel 2000 grazie al ruolo di Tempesta in X-Men, nel 2001 la Berry ha prestato il volto a Leticia Musgrove, moglie di un galeotto condannato a morte, nel dramma Monster's Ball - L'ombra della vita, diretto da Marc Forster: una prova di grande intensità che ha permesso alla Berry di diventare la prima (e ad oggi l'unica) donna di colore ad essersi aggiudicata l'Oscar come miglior attrice protagonista. Ma se a quel punto era lecito aspettarsi che al curriculum della Berry si aggiungessero altri film di rilievo, non tutto è andato come previsto.

Billy Bob Thornton e Halle Berry in una scena di Monster's Ball - L'ombra della vita

Passi falsi
Subito dopo Monster's Ball, Halle Berry è stata protagonista di un paio di thriller massacrati dalla critica, Gothika e Perfect Stranger, ma soprattutto di uno dei più disastrosi fiaschi dell'intero decennio: il pessimo Catwoman, agghiacciante comic-movie che è valso alla Berry il Razzie Award come peggior attrice del 2004. E pure in tempi più recenti non sono mancate cadute semi-imperdonabili, come i flop Dark Tide e Comic Movie.

Punti a favore
Tra un fiasco e l'altro, Halle Berry ha provato a ricordare al pubblico di essere anche una brava attrice con due notevoli prove drammatiche in Noi due sconosciuti, uno dei film più convincenti di Susanne Bier, e in Frankie and Alice, passati però pressoché inosservati al box office.

Se potessimo tornare indietro
In Monster's Ball Halle Berry ci ha regalato un'ottima performance; l'altra candidata di maggior spicco, quell'anno, era Sissy Spacek, la dolente madre in lutto di In the Bedroom, e se la Spacek non avesse già vinto in precedenza sarebbe stata senz'altro lei a reclamare - con altrettanto merito - la statuetta.

Halle Berry con l'Oscar vinto per Monster's Ball

6. Louis Gossett Jr

Louis Gossett Jr. con lo storico Oscar vinto per Ufficiale e gentiluomo

A dispetto di decine e decine di apparizioni cinematografiche e televisive, il veterano Louis Gossett Jr, prossimo a compiere ottant'anni e con ben sei decenni di carriera alle spalle, è ricordato dal pubblico (e dai cultori della storia dell'Academy) soprattutto per un ruolo: quello del severissimo Sergente Emil Foley in Ufficiale e gentiluomo, grande successo di Taylor Hackford del 1982, interpretato da Richard Gere. Il newyorkese Gossett Jr, considerato fino a quel momento una star della TV (molto apprezzata nel 1977 la sua prova nello sceneggiato Radici), ottenne l'Oscar come miglior attore supporter, diventando il primo afroamericano premiato in questa categoria. Da allora Gossett Jr ha recitato in una quarantina di film, ma con esiti non proprio memorabili...

Passi falsi

Ufficiale e gentiluomo: Lou Gosset Jr.

Il primo ruolo post-Oscar di Gossett Jr fu lo stroncatissimo blockbuster estivo Lo squalo 3, primo di una lunga serie di B-movie e/o di flop finiti dritti dritti nel dimenticatoio: Il tempio di fuoco, Il vendicatore - The Punisher, Fermate ottobre nero, La notte dell'imbroglio, Alla ricerca dello stregone, Gli esclusi... qualcuno se li ricorda? Appunto.

Punti a favore
Al cinema, nonostante la sua prolificità, davvero nulla di nulla. In televisione, in compenso, Gossett Jr ha continuato a riscuotere qualche consenso in più, e spesso è comparso come guest star in diverse serie TV di successo.

Se potessimo tornare indietro
La performance di Louis Gossett Jr ha sicuramente il suo valore, ma anche alla luce della mediocre (a dir poco) filmografia accumulata negli anni a venire, è stato un peccato che la sua vittoria nel 1982 sia giunta a scapito di un gigante di Hollywood come James Mason per Il verdetto e dell'esilarante Robert Preston di Victor Victoria.

5. Kim Basinger

Kim Basinger con l'Oscar come migliore attrice non protagonista vinto per L.A. Confidential

Icona sexy degli anni Ottanta, prima come Bond Girl, poi in 9 settimane e ½, per arrivare quindi all'apice del successo nel 1989 nel Batman di Tim Burton, dopo i quarant'anni la fascinosa Kim Basinger aveva visto la propria popolarità avviarsi verso una fase di declino. In pochi, pertanto, si aspettavano che nel 1997 la Basinger tornasse sulla cresta dell'onda grazie al ruolo della sua carriera: Lynn Bracken, misteriosa e seducente femme fatale nello splendido noir L.A. Confidential di Curtis Hanson, basato sull'omonimo romanzo di James Ellroy. La biondissima Kim, che nel film faceva perdere la testa al duro poliziotto Russell Crowe, incantò il pubblico e conquistò il premio Oscar come miglior attrice supporter; peccato che, da allora, il suo percorso professionale non ci abbia più regalato piacevoli sorprese.

Passi falsi

L.A. Confidential: Kim Basinger

Per quanto le attrici over 40 a Hollywood non abbiano mai avuto vita facile, la Basinger avrebbe potuto capitalizzare meglio il prestigio acquisito grazie all'Oscar. Nel 2000, invece, tornò sullo schermo con due sonori fiaschi, il melò Sognando l'Africa e il thriller La mossa del diavolo, ai quali avrebbe fatto seguito una lunga serie di altri film poco amati dalla critica e passati pressoché inosservati, fra cui People I Know, Se ti investo mi sposi?, Legittima offesa e The Informers - Vite oltre il limite.

Punti di bonus

Il dramma corale The Burning Plain - Il confine della solitudine di Guillermo Arriaga, presentato a Venezia nel 2008, sembra essere l'unico film della Basinger post-1997 davvero degno di nota, sebbene non abbia riscosso particolare attenzione a livello di pubblico. In compenso, a rivitalizzare la sua carriera potrebbe essere il nuovo lavoro di Tom Ford, Nocturnal Animals.

Se potessimo tornare indietro
Il personaggio di Lynn Bracken in L.A. Confidential è indubbiamente molto intrigante, ma vale la pena ricordare che quell'anno aveva ottenuto la sua prima nomination anche una certa Julianne Moore, candidata per il magnifico Boogie Nights e già impegnata a dare prova di un talento mostruoso.

L.A. Confidential: Kim Basinger in una scena del film

4. Roberto Benigni

Roberto Benigni con gli Oscar vinti per La vita è bella

Ci duole doverlo inserire in questa classifica, perché è impossibile non voler bene a quel "piccolo diavolo" di Roberto Benigni, ma purtroppo non abbiamo potuto fare altrimenti. All'edizione degli Academy Award del 1998, il regista e attore toscano si produsse in un indimenticabile "show nello show", saltando sulle poltrone del Dorothy Chandler Pavilion quando Sophia Loren, con un euforico "Roberto!", annunciò la vittoria de La vita è bella come miglior film straniero. Ma se la statuetta in quella categoria era pressoché scontata, a fronte del gigantesco successo mondiale riportato da questa singolare tragicommedia sull'Olocausto, più sorprendente fu il secondo Oscar ottenuto da Benigni nel corso di quella notte: il premio come miglior attore protagonista per la parte del padre di famiglia ebreo Guido Orefice.

Passi falsi

Roberto Benigni e Giorgio Cantarini nel film La vita è bella

Il successivo progetto di Benigni dopo La vita è bella è stato, nel 2002, l'ambizioso (e costosissimo) adattamento di Pinocchio, da lui stesso diretto e interpretato: nelle intenzioni un grande omaggio all'opera di Carlo Collodi, alla resa dei conti un inaudito disastro di critica, ignorato peraltro dal pubblico al di fuori dei confini nazionali. Benigni, che per Pinocchio ha ricevuto il Razzie Award come peggior attore, da allora ha diretto solo un altro film, il deludente La tigre e la neve, e come attore ha preso parte a un episodio per nulla riuscito di To Rome with Love, vale a dire il peggior film nella carriera di Woody Allen. Insomma, mai come in questo caso un trionfo agli Oscar si è tramutato nel tramonto di una carriera.

Punti a favore
Dal punto di vista cinematografico assolutamente nulla, ma va dato atto a Benigni di aver riscosso nel frattempo numerosi consensi sia in televisione, sia nelle piazze di tutta Italia, grazie alle sue appassionate letture della Divina Commedia.

Se potessimo tornare indietro
L'Oscar come miglior attore a Benigni, non ce ne voglia il talentuoso regista e interprete, rimane purtroppo uno dei peggiori 'svarioni' nella storia recente dell'Academy. Non perché il nostro Roberto non abbia fornito una prova più che valida ne La vita è bella, ma perché quell'anno la statuetta l'avrebbero meritata assai di più due attori magnifici candidati per due film con minore visibilità mediatica: il superbo Ian McKellen di Demoni e dei e lo straziante Nick Nolte di Affliction.

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3. Mira Sorvino

Mira Sorvino con l'Oscar vinto per La dea dell'amore

Se oggi chiedessimo a un passante se conosce Mira Sorvino, probabilmente gli unici a risponderci sarebbero gli esperti della storia dell'Academy e gli appassionati di Woody Allen; eppure, vent'anni fa l'attrice newyorkese sembrava lanciatissima verso l'Olimpo hollywoodiano. Dopo aver recitato in Barcelona di Whit Stillman e in Quiz Show di Robert Redford, nel 1995 la figlia d'arte (il padre è Paul Sorvino), all'epoca appena ventisettenne, ebbe modo di mostrare grandi doti di attrice brillante nella parte di Linda Ash, una simpatica prostituta dalla voce stridula conosciuta con il nome d'arte di Judy Orgasm. Il film, La dea dell'amore, porta la firma di uno dei più formidabili direttori di attrici di sempre, Woody Allen, che infatti fece conquistare alla Sorvino l'Oscar come miglior attrice supporter. Per qualche anno Mira tentò di consolidare la propria posizione nel mondo del cinema, ma a partire dal nuovo millennio il suo astro si spense rapidamente.

Passi falsi

La dea dell'amore: Woody Allen e Mira Sorvino in una scena del film

Dopo una sfilza di flop post-Oscar, ovvero Mimic, Costretti ad uccidere e In fuga col malloppo, nel 1999 il fallimentare A prima vista, accanto a Val Kilmer, condannò la Sorvino ad essere tagliata fuori da ogni progetto di serie A a Hollywood. Nel nuovo millennio l'attrice è stata quindi relegata a B-movie e pellicole passate del tutto inosservate: da Scelte d'onore - Wise Girls all'italiano Cuori estranei, da The Final Cut a Reservation Road, da Attacco a Leningrado all'horror The Presence (ma l'elenco potrebbe continuare a lungo...).

Punti a favore
A risollevare leggermente le sorti professionali di Mira Sorvino sono stati alcuni film TV, la fortunata commedia del 1997 Romy e Michelle, ma soprattutto una delle migliori (e delle più sottovalutate) pellicole di Spike Lee, l'eccellente Summer of Sam del 1999, destinato a rimanere la punta di diamante nella carriera della Sorvino.

Se potessimo tornare indietro
Mira Sorvino ha costituito senz'altro l'arma vincente de La dea dell'amore, ma col senno di poi desta una certa impressione pensare che, nel 1995, la Sovino soffiò l'Oscar a due attrici che, da allora, avrebbero costruito carriere di ben altro spessore: la gelida Joan Allen in versione First Lady in Nixon - Gli intrighi del potere e una giovanissima Kate Winslet, alla sua prima candidatura per la sua acclamatissima prova in Ragione e sentimento.

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2. Cuba Gooding Jr

Cuba Gooding Jr. con l'Oscar

Un Oscar vinto in giovane età, ancor prima dei trent'anni, e una 'promessa' non mantenuta. Nel 1996 Cuba Gooding Jr, già interprete cinque anni prima del cult Boyz 'n the Hood - Strade violente di John Singleton, riuscì a rubare la scena a Tom Cruise grazie al suo scatenato ritratto del giocatore di football Rod Tidwell in una delle commedie di maggior successo del decennio, Jerry Maguire di Cameron Crowe. Premiato con l'Oscar come miglior attore supporter, Gooding Jr avrebbe fatto seguire a quel ruolo diverse scelte professionali a dir poco discutibili...

Passi falsi
Nel 1999, la carriera di Gooding Jr rischiò di naufragare a causa di due fiaschi pesantissimi: Instinct - Istinto primordiale con Anthony Hopkins e il thriller Chill Factor - Pericolo imminente. Da allora l'attore newyorkese ha preferito puntare esclusivamente su "titoli di cassetta", rinunciando invece a progetti più prestigiosi, ma ciò non gli ha impedito di inanellare sonori flop (Boat Trip, Shadowboxer, Dirty - Affari sporchi, What Love Is, Red Tails) o più semplicemente film brutti (al 2007 risale la catastrofica accoppiata Norbit e Il campeggio dei papà).

Punti a favore

Jerry Maguire: Cuba Gooding Jr. e Tom Cruise

Fra tanti titoli più o meno imbarazzanti, Cuba Gooding Jr ha potuto consolarsi con qualche rarissimo successo: American Gangster, The Butler - Un maggiordomo alla Casa Bianca e il recente Selma - La strada per la libertà, benché a questi film abbia partecipato in ruoli secondari.

Se potessimo tornare indietro
Difficile avere dubbi al riguardo: se potessimo tornare indietro nel tempo, chiederemmo all'Academy di ripensarci e di assegnare l'Oscar a un giovanissimo Edward Norton, in uno degli esordi più sensazionali di sempre nel thriller Schegge di paura.

Cuba Gooding jr. con l'Oscar vinto per Jerry Maguire

1. Nicolas Cage

E in cima alla nostra classifica, a dispetto dell'agguerrita concorrenza di Cuba Gooding Jr, non poteva esserci che lui, Nicolas Cage, l'uomo dalle mille acconciature (una più assurda dell'altra), probabilmente l'Academy Award winner con il maggior numero di brutti film in curriculum di sempre. Incoronato miglior attore agli Oscar del 1995 per il ruolo di Ben Sanderson in Via da Las Vegas, Cage avrebbe dato prova di una prolificità che mai, come in questo caso, non fa rima con "qualità"...

Passi falsi

Nic Cage con l'Oscar vinto per Via da Las Vegas

Da dove cominciare (e dove finire)? Con una media di circa tre film interpretati all'anno, è difficile calcolare il numero di pellicole mediocri, se non addirittura pessime, collezionate dall'attore californiano dopo aver vinto l'Oscar. Alcune di queste sono state dei poco meritati successi al box office: 8 mm - Delitto a luci rosse, Fuori in 60 secondi, The Family Man; altri si sono rivelati sonori fiaschi commerciali, oltre che di critica (vedi Il mandolino del capitano Corelli). Proviamo a farci aiutare, allora, dalla giuria dei Razzie Award, che dal 2007 ha regalato a Cage un totale di sette nomination per film come Il prescelto, Ghost Rider, Next, Drive Angry, L'ultimo dei templari, Trespass, Solo per vendetta e l'ultimo, disastroso Left Behind - La profezia. Eppure, incredibile ma vero, nonostante tutti i suoi sforzi ad oggi Nicolas Cage non ha ancora vinto un Razzie! Tranquillo, Nic, continua su questa strada e siamo certi che arriverà presto una bella "pernacchia d'oro" a fare compagnia al tuo Oscar...

Punti a favore
Ironia a parte, vale la pena ricordare che, fra tanti titoli improponibili o sfrenatamente trash, la filmografia di Nicolas Cage degli ultimi vent'anni ci ha offerto pure diverse pellicole di rilievo, come Face/Off - Due facce di un assassino di John Woo e Il ladro di orchidee di Spike Jonze, che nel 2002 valse a Cage una seconda candidatura all'Oscar.

Se potessimo tornare indietro
La vittoria di Nicolas Cage nel 1995 arrivò a scapito di un ottimo Sean Penn, candidato per la prima volta per la sua raggelante performance in Dead Man Walking; allora Cage ebbe la meglio, ma Penn (che sarebbe stato comunque un vincitore di tutto rispetto) si sarebbe rifatto con gli interessi vincendo ben due statuette.

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