Oscar 2008: la corsa alle nomination per gli interpreti

Un'analisi della rosa dei possibili candidati nelle quattro categorie attoriali, alla luce degli ultimi sviluppi della stagione degli awards.

Le nomination ai Golden Globe e ai SAG Awards 2008, annunciate nei giorni scorsi e rivelatesi piuttosto uniformi e poco fantasiose, più che gettare luca sulla situazione della corsa agli Oscar per quanto riguarda le categorie attoriali si sono limitate a confermare le chance di quelli che sono considerati i favoriti già da diverse settimane. Partiamo dalle signore: per quanto riguarda i ruoli da protagoniste, ci sono due attrici che, grazie agli allori tributati dalle prima associazioni di critici, oltre alla Hollywood Foreign Press Association e ai membri dello Screen Actors Guild, sembrano già aver staccato di un'incollatura tutte le avversarie: sono Julie Christie, indimenticabile e fulgida in Away from Her - Lontano da lei, l'applauditissimo esordio alla regia di Sarah Polley, e Marion Cotillard, che ha incarnato con incredibile mimetismo la leggendaria Edith Piaf ne La vie en rose di Olivier Dahan.
Queste due prime donne, una veterana britannica e una giovane francese, partono come favorite nelle rispettive categorie (film drammatico per la Christie, commedia/musical per la Cotillard) ai Golden Globe, e hanno buone probabilità di andare a contendersi l'Oscar. Accanto a loro, appaiono in lieve vantaggio sulle altre contendenti le due attrici nominate sia al Globe che al SAG, ovvero Cate Blanchett (la cui incredibile popolarità del momento - certo meritatissima - ha sta oscurando la ricezione mediocre di uno dei suoi film, Elizabeth: The Golden Age) e la giovane Ellen Page, protagonista del film vincitore della Festa del cinema di Roma, Juno. A ruota ci sono le stelle sfolgoranti di Angelina Jolie che vanta un'ottima performance in un film d'impegno (in A Mighty Heart - Un cuore grande interpreta Mariane Pearl, la moglie di Daniel, giornalista del Wall Street Journal ucciso in Pakistan nel 2002, il cui caso commosse l'America) e di Keira Knightley, il cui film, Espiazione, è andato benissimo con la HFPA ma è stato ignorato dai SAG. Può ancora sperare in una nomination all'Oscar anche anche Amy Adams, che ha incantato milioni di spettatori nei panni di una principessa uscita da una fiaba e ha dalla sua l'eccellente Box Office di Come d'incanto, mentre sembrano ridotte a questo punto le chance di Jodie Forster, meravigliosa protagonista di un film considerato dai più davvero modesto (Il buio nell'anima). I Globes danno qualche speranza a Helena Bonham Carter e a Nikki Blonski, da tenere d'occhio anche considerato il successo complessivo dei loro film, Sweeney Todd e Hairspray, due musical che sono tra le pellicole meglio recensite dell'anno (e il primo porta la firma di Tim Burton).

Nella categoria Migliore attrice non protagonista, ritroviamo una Blanchett in pole position grazie all'iconica interpretazione di Bob Dylan in Io non sono qui di Todd Haines ma destinata a vedersela con una aggueritissima Amy Ryan, che in Gone Baby Gone di Ben Affleck commuove nei panni di una mamma la cui bambina viene rapita. E' la Ryan, infatti, almeno per il momento, la favorita della associazioni di critici, e ha già in bacheca i trofei dei circoli critici losangelino e newyorkese. In nomination per il Globe (ma non per il SAG), e in buona posizione per la candidatura all'Oscar, c'è anche una giovanissima. Saoirse Ronan, nello stellare cast di Espiazione, è stata capace a detta di molti di rubare la scena a tutti i colleghi, tranne forse James McAvoy. La tredicenne Ronan è in vantaggio al momento sulle due co-star Vanessa Redgrave e Romola Garai, interpreti, in Espiazione, dello stesso personagggio in momenti della vita diversi, ma non è implausibile che due delle tre attrici riescano a entrare nella cinquinna più prestigiosa, soprattutto se l'AMPAS decide di abbracciare il film di Joe Wright e tributargli una pioggia di nomination (non è irrealistico pensare ad una decina, considerati anche i meriti tecnici del film, lo score di Dario Marianelli, la sceneggiatura, etc.) Allo Screen Actors Guild il film non aggrada, ma gli attori sono solo una esigua percentuale dell'AMPAS. Oltre alle dame di Espiazione, in gara ci sono anche Tilda Swinton, nominata al Globe e al SAG per Michael Clayton, Catherine Keener (Into the Wild) e Ruby Dee (American Gangster), candidate al SAG, e Michelle Pfeiffer (Hairspray) e Kelly MacDonald (No Country for Old Men) nominate per il Globe. Restano indietro, a questo punto, due early favorites come Jennifer Jason Leigh - per Margot at the Wedding - e Jennifer Garner per Juno.

Per quanto riguarda la categoria principale dei gentlemen, al momento c'è un nome su tutti, ed è quello di Daniel Day-Lewis, già vincitore di un premio Oscar per Il mio piede sinistro e nominato altre due volte, e assoluto mattatore del nuovo film di Paul Thomas Anderson There Will Be Blood. Day-Lewis, che notoriamente lavora molto poco (There Will Be Blood è il suo quarto film in dieci anni), sa scegliere bene i ruoli che ricopre, dei quali praticamente nessuno passa inosservato: difficile che il suo titanico Plainview non conquisti anche l'Academy dopo aver stregato sia la HFPA che i votanti del SAG. A dargli del filo da torcere ci sarà però un altro attore molto amato, George Clooney, protagonista di Michael Clayton, film più convenzionale ma che ha già conquistato una sorprendente fetta di di estimatori. E l'AMPAS ha già dimostrato di apprezzare profondamente l'intelligente e poliedrico attore del Kentucky. Chi invece deve ancora conquistarsi il favore dell'Academy pur avendo già dimostrato di essere un attore con la A Maiuscola è Viggo Mortensen: arrivato alla notorietà abbondantemente dopo i quaranta con il ruolo di Aragorn nel jacksoniano Il signore degli anelli, l'affascinante newyorkese continua a sorprendere sotto la guida di David Cronenberg, che ne La promessa dell'assassino lo ha diretto in una delle performance più brillanti dell'anno. Anche lui, come Day-Lewis e Clooney, centra comunque sia la nomination al Golden Globe che quella al SAG award, e a questo punto quella all'Oscar non sembra poi così fuori portata nonostante la scarsa appetibilità per l'AMPAS del film - in fondo il precedente Cronenberg A History of Violence aveva pur portato la quarta nomination per William Hurt. Dipenderà dall'accoglienza complessiva di Espiazione la sorte del giovane talento scozzese James McAvoy, che nel film di Wright è più bravo della Knightley ma è meno equipaggiato di star-power: a questo punto le sue chance sono inferiori ripetto a quelle di Ryan Gosling, altro talento naturale che, come il trio Day-Lewis/ Clooney/ Mortensen, è in corsa sia per il Globe che per il SAG. A sognare la nomination c'è un'altra manciata di attori davvero meritevoli: anzitutto Philip Seymour Hoffman, già candidato ai Globe (anche) per La famiglia Savage, ma anche Denzel Washington, immenso come sempre in American Gangster, e Johnny Depp, altrettanto fenomenale in Sweeney Todd.

Anche la categoria Miglior attore non protagonista al momento ha un favorito assoluto, anche se, all'apparanza, meno inarrestabile di Daniel Day-Lewis: è Javier Bardem, da anni autore di performance grandiose e applauditissimo quest'anno per un ruolo irresistibile in quello che, al momento, appare come il vero f_rontrunner_ per la corsa all'Oscar per il miglior film, No Country for Old Men dei fratelli Coen. Ma non sono mancati gli allori in questa categoria anche per un attore meno noto ma decisamente lanciato, il giovane Casey Affleck (fratello minore del più noto Ben), protagonista di una performance davvero incisiva in L'assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford. Accanto a questi due, su cui si può puntare con una certa sicurezza per una nomination all'Oscar, il SAG proietta il veterano Hal Holbrook: tra i numerosi e splendidi piccoli ruoli del bellissimo Into the Wild di Sean Penn, il suo è certamente il più intenso e commovente. Conta sul sostegno del SAG come della HFPA, invece, Tom Wilkinson, che in Michael Clayton interpreta con la consueta eccellenza un pezzo grosso di uno studio legale che diventa improvvisamente instabile. Ad ambire allo spazio rimasto nella cinquina d'oro ci sono altri grandi nomi - Philip Seymour Hoffman, stavolta per Before the Devil Knows You're Dead, Max Von Sydow per Lo scafandro e la farfalla, Robert Downey Jr. per Zodiac - ma anche qualche giovanissimo: Ben Foster, l'angelo degli X-Men, per Quel treno per Yuma, Paul Dano, il giovane adepto nicciano di Little Miss Sunshine, per There Will Be Blood, e ancora il teneramente buffo Michael Cera per Juno.
Questa sembrerebbe dunqua la categoria più aperta, ma non dimentichiamoci che, se normalmente le nomination agli Oscar riflettono complessivamente per larga parte il buzz generato durante l'anno, qualche sorpresa non manca mai: che sia l'esclusione eccellente, o la candidatura che salta fuori dal nulla.

Il momento in cui ogni dubbio sarà fugato arriverà il 22 gennaio 2008 con l'annuncio delle nomination agli ottantesimi Academy Awards, che vi racconteremo, come sempre, minuto per minuto. Nel frattempo, non ci resta che fare i migliori auguri agli attori e alle attrici che ci hanno tenuto compagnia durante una lunga, emozionante e ricca annata di cinema.

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