Oro verde – C'era una volta in Colombia, la recensione: alle origini di Narcos

La recensione di Oro verde - C'era una volta in Colombia, pellicola colombiana diretta da Ciro Guerra e Cristina Gallego che racconta le origini del narcotraffico.

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Oro Verde - C'era una volta in Colombia: una scena del film

Come sottolinea la nostra recensione di Oro verde - C'era una volta in Colombia, l'analisi etnografica scritta e diretta a quattro mani da Cristina Gallego e Ciro Guerra va a esplorare le origini di quel fenomeno che ha catturato la fantasia del pubblico internazionale. Cosa c'era prima di Narcos e del suo (anti)eroe Pablo Escobar, capace di risultare simpatico e affascinante per colpa della faccia pulita di Wagner Moura? Cosa c'era prima della truce violenza di Sicario, in quel confine lastricato di polvere e compromessi dove la legge ha capitolato in favore della sopravvivenza? E cosa c'era prima dei capelli cotonati, dei pantaloni a zampa di elefante e della pioggia di denaro facile di Blow?

I narcos sono diventati un fenomeno da studiare per comprendere da dove arriva quel fiume di polvere bianca che invade l'Occidente o da raccontare negli aspetti più cool, facendo leva sul folclore che li accompagna. Hanno sostituito la mafia italiana, dominatrice assoluta degli anni '70 - '80, nell'immaginario televisivo e cinematografico. Oro verde - C'era una volta in Colombia, però, è completamente diverso da tutte le altre opere sul tema. Ai colombiani Cristina Gallego e Ciro Guerra interessa scavare a fondo nelle origini del fenomeno, raccontando la profonda trasformazione subita dalla Colombia e dalle tribù indigene nel passaggio cruciale da contadini a narcotrafficanti.

Una tragedia colombiana in cinque capitoli

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Oro Verde - C'era una volta in Colombia: Natalia Reyes durante una scena del film

Il rigore con cui Cristina Gallego e Ciro Guerra affrontano la loro storia delle origini del narcotraffico rende la visione di Oro verde - C'era una volta in Colombia tanto ostica quanto affascinante. Immergendosi a fondo nei riti tribali e nella dimensione ancestrale in cui vivevano le popolazioni colombiane prima del boom del narcotraffico, i registi entrano in simbiosi con questo mondo arcaico, dominato dalle leggi della natura, scandito dalla lentezza dell'avvicendarsi delle stagioni. Un'epopea familiare che racconta la storia sotterranea di una nazione spogliandola di ogni elemento di spettacolarità per arrivare a un'analisi rigorosa.

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Oro Verde - C'era una volta in Colombia: Carmina Martinez, Jose Acosta e Natalia Reyes in una scena

La trama di Oro verde - C'era una volta in Colombia ha inizio nel Nord rurale della Colombia negli anni '60, in quella regione arida e semidesertica occupata dagli Wayuu, antica popolazione indigena che ha resistito nella lingua e nei costumi all'invasione spagnola. Oro verde, diviso in cinque capitoli, racconta l'ascesa e la caduta di una famiglia di contadini trasformatisi prima in produttori e poi in narcotrafficanti. Con la ricchezza arriverà la corruzione morale e quando verranno infrante le leggi tribali, per sete di denaro o per superbia, le conseguenze saranno disastrose.

L'ira divina si abbatte su chi infrange la legge di natura

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Oro Verde - C'era una volta in Colombia: un'immagine del film

Il fato aleggia su Oro verde - C'era una volta in Colombia fin dal ritorno a casa del figliol prodigo Raphayet, giovane wayuu che ha trascorso del tempo lontano da casa, in mezzo agli alijuna, colombiani che parlano spagnolo e vivono in città, considerati quindi "corrotti" dalle sirene del mondo moderno. Anche Raphayet (José Acosta) viene guardato con sospetto dalla matriarca Ursula (l'intensa Carmiña Martínez) quando si reca a chiedere la mano della bella figlia di lei Zaida (Natalia Reyes). Per trovare il denaro necessario alla dote di Zaida, Raphayet coglie l'occasione offerta dalla presenza di due hippy americani, volontari delle forze di pace, in cerca d'erba e comincia a trafficare in marijuana arricchendosi rapidamente e diventando un signore del narcotraffico.

Il comportamento dei contadini Wayuu arricchiti col traffico di droga non è molto diverso da quello dei camorristi raccontati da Roberto Saviano o dei mafiosi di Coppola e Scorsese. Lo status symbol passa attraverso il possesso di armi da fuoco, auto potenti, ville lussuose e pacchiane, piscine e gioielli, ma questo sfarzo conquistato con mani sporche di sangue stona con la miseria in cui versa la popolazione indigena colombiana e la collisione tra legge criminale e regole tribali si conclude con la rovina di chi ha osato sfidare il fato infrangendo il codice d'onore degli antichi.

Conclusioni

Come sottolineato nella recensione di Oro verde – C'era una volta in Colombia, dall'attenzione al mondo arcaico scaturiscono sequenze di grande fascinazione. I riti tribali consumati nel deserto, il dominio della natura (fin dal titolo originale, Birds of passage, che richiama gli uccelli migratori - simbolo dello scorrere delle epoche - che compaiono a più riprese), la violenza che esplode improvvisa rendono il film un'opera unica, misteriosa e anti-spettacolare. La sua forza sta anche nella commistione tra attori professionisti e non, diretti con mano sicura da Cristina Gallego e Ciro Guerra in un affresco naturalistico di un mondo lontano nello spazio e nel tempo le cui ramificazioni sono più forti che mai nel presente.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
3.3/5

Perché ci piace

  • Meditativa riflessione sulle origini del narcotraffico filtrato dal punto di vista etnografico.
  • I due registi ricostruiscono con dovizia di dettagli un universo, quello delle tribù native colombiane, scandito da riti e regole secolari.
  • Il tema delle origini del traffico di droga e della sua ricaduta sulle popolazioni locali è intrigante e gli attori offrono performance naturalistiche...

Cosa non va

  • ...ma il ritmo lento richiede particolare attenzione, soprattutto nella prima parte del film in cui esploriamo le realtà native locali.