Once Upon a Time, stagione 2: la maledizione è spezzata

La seconda stagione di "Once Upon a Time" debutta al 6° RomaFictionFest in anteprima internazionale, a pochi giorni dalla messa in onda americana. Con una sola certezza: la maledizione è spezzata. Gli interrogativi, invece, si moltiplicano, a partire da quello sulle inquietanti conseguenze della magia nel "nostro" mondo.

Spezzata. Rotta. Infranta. Usate pure la parola che preferite per tradurre Broken, l'aggettivo usato per descrivere la maledizione che ha tenuto legati, quasi maledetti, i personaggi delle favole in un mondo senza magia. È successo nella prima stagione di Once Upon a Time (C'era una volta, in onda su Rai Due) ma non si ripeterà più perché già all'esordio del secondo ciclo di episodi (la prima puntata si chiama proprio così!) tutte le certezze di Storybrooke vengono spazzate via dalla nube viola che ha avvolto la cittadina del Mayne.
In onda su ABC il 30 settembre, la puntata arriva in anteprima internazionale il 4 ottobre al 6° RomaFictionFest, in attesa di vedere la luce su FOX da gennaio 2013. Se consideriamo un parziale happy ending il finale della prima stagione, allora dobbiamo prepararci a rivedere un po' la prospettiva, anzi a ribaltarla.


Emma ha cercato per tutta la vita di capire perché i suoi genitori l'abbiano abbandonata, prima ancora di chiedersi chi fossero. Ora lo sa: è la figlia di Biancaneve e del Principe Azzurro. Problema risolto? No, il loro "e vissero felici e contenti" è messo in standby. Comprensibilmente, potremmo aggiungere: dopo aver imparato a conoscere il bambino che lei stessa aveva dato in adozione, Henry, che ora si trova a fare i conti con il fatto che la migliore (e forse unica) amica Mary Margaret è in realtà sua madre.
Per non parlare del fatto che smettere di lottare con tutte le proprie forze contro un potente nemico comune (la Regina Cattiva) si rivela più difficile del previsto. Perdonare è tutta un'altra storia, in effetti, soprattutto quando la maledizione viene spezzata, ma si lascia dietro una scia di conseguenze e problemi di cui non si conosce la natura né l'entità.
La magia nel nostro mondo non ha lo stesso potere di quello delle favole, dove peraltro esiste ancora un angolo "di paradiso", ancora immune dal malefico sortilegio. Lo svela un nuovo personaggio, Mulan, alla Bella Addormentata Aurora, appena risvegliata dal sonno dal suo Filippo.
Nel frattempo un'altra oscura forza incombe come un'ombra sui protagonisti e incrina ogni equilibrio finora stabilito. A scatenarla ci pensa il solito Mister Gold, che trova sempre un modo per aggirare una promessa solenne con un escamotage furbo e possibilmente letale.

L'episodio riesce a catturare come una calamita lo spettatore, senza concedergli neppure un attimo per godere della tranquillità ritrovata dai personaggi delle favole. Non c'è tempo: nuovi pericoli si affacciano all'orizzonte e il Male non ha affatto perso il proprio potere.
Narrazione incalzante, colpi di scena a ripetizione, ma soprattutto mille nuove e inaspettate domande a mantenere alta l'attenzione del pubblico: il cocktail per un ottimo esordio è ufficialmente servito. Assieme a qualche dubbio legittimo: può una fiaba virare verso la soap?
Il triangolo appena accennato Aurora-Filippo-Mulan potrebbe creare un precedente per far deragliare dalla retta via persino il più integerrimo dei principi della fantasia. E se così fosse si potrebbe addirittura sperare in un nuovo livello di modernizzazione di questi archetipi.
Se Biancaneve può commettere un errore di valutazione e allontanare da sé la propria bambina in fasce pur di salvarla, anche a costo di renderla infelice e farla sentire sola e abbandonata per tutta la sua esistenza, allora anche un valoroso gentiluomo può cedere alla tentazione di amare un'altra mentre la sua bella è avvolta in un sonno senza risveglio.
Di tutte le sorprese della nuova stagione forse questa risulta la più controversa, ardita e interessante. Chi pensava che il buonismo avrebbe preso il sopravvento può dormire sonni tranquilli perché sembra ufficialmente scongiurato il pericolo di un melenso, prevedibile e scontato "lieto fine".