Omicidio all'italiana

2017, Commedia

Omicidio all'italiana: il secondo tragico Maccio Capatonda

Con la sua opera seconda, Maccio Capatonda si fa più ambizioso e mette alla berlina la passione morbosa degli spettatori per gli omicidi efferati: meno folle di Italiano medio, questa volta il comico si prende più sul serio e affida a Sabrina Ferilli il ruolo chiave del film.

Omicidio all'italiana: Maccio Capatonda e Roberta Mattei in una scena del film

Nel minuscolo paese di Acitrullo, aspra terra abruzzese, la natalità è inesistente, ci sono più pecore che persone e il wi-fi è un'entità misteriosa. Per impedire che anche gli ovini migrino verso lidi più accoglienti, il sindaco Piero Peluria (Maccio Capatonda) le prova tutte, come l'inaugurazione del primo semaforo o l'arrivo di un modem 56k, ma la vera opportunità è offerta dalla Contessa Ugalda Martirio In Cazzati (Lorenza Guerrieri): la signora muore per un incidente e il primo cittadino, con l'aiuto del fratello Marino (Herbert Ballerina), pensa bene di fingere che sia stata uccisa in modo brutale. L'idea si rivela vincente: tutte le maggiori televisioni italiane puntano il proprio occhio su Acitrullo, compresa la regina dell'informazione strappalacrime, l'affascinante e spietata Donatella Spruzzone (Sabrina Ferilli).

A due anni di distanza da Italiano medio, suo film d'esordio, Maccio Capatonda torna dietro e davanti la macchina da presa, sdoppiandosi in ben tre ruoli, puntando ancora una volta il dito contro le deformità della società contemporanea: se nella sua prima opera l'autore mostra la realtà distorta e dai colori aggressivi dei reality show, con Omicidio all'italiana è il pubblico di tutti quei programmi che mettono in scena la "pornografia del dolore", quelli dei plastici e della lacrima facile, a diventare il simbolo di un mondo in cui l'esagerazione è ormai considerata sempre più normale.

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La vita è un plastico

Omicidio all'italiana: Sabrina Ferilli in una scena del film

In Omicidio all'Italiana Maccio ed Herbert Ballerina tornano a fare quello in cui sono maestri: destrutturare il linguaggio, giocare con le parole, costruire dei personaggi dai corpi e movimenti distorti, usando sapientemente versi e suoni. In questo hanno un talento unico nel panorama italiano contemporaneo, che ricorda molto il Fantozzi di Paolo Villaggio e le maschere de I mostri (1963) di Dino Risi. In mezzo a loro si staglia la terribile regina della tv interpretata da una straripante Sabrina Ferilli: un po' Barbara D'Urso, Franca Leosini e Roberta Bruzzone, Donatella Spruzzone è una figura quasi mitologica, una creatura che si nutre di dolore e sofferenza per amore dell'audience, che non teme di sporcarsi le mani purché ci sia un pubblico.

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Maccio il Moralizzatore

Omicidio all'italiana: Herbert Ballerina e Maccio Capatonda in un momento del film

Se per Italiano medio Capatonda era partito da un suo corto concepito per il web e ampliato per l'occasione, in Omicidio all'italiana il soggetto è indipendente e originale (anche se il mondo del giornalismo è molto simile a quello mostrato nei video con protagonista il personaggio Jerry Polemica, una delle maschere di Maccio) e per questo più ambizioso: come distaccandosi dalla sua doppia vita, quella dei video brevi pubblicati in rete, l'autore questa volta cerca di costruire una storia più complessa, che abbia maggiore autonomia e non si limiti a mettere in scena una serie di gag che richiamano quelle già viste su internet.

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Omicidio all'italiana: Herbert Ballerina in una scena del film

L'intenzione è buona, ma forse, rispetto all'esordio, si è fatto un passo indietro: in Italiano medio tutto è esagerato, colori, suoni, espressività dei personaggi, ma la totale follia e libertà con cui questi elementi si amalgamano risulta vincente. In Omicidio all'italiana, invece, sembra quasi che Capatonda si prenda troppo sul serio, indugiando sul filone della critica al mondo televisivo e del giornalismo, polemica che ormai non è più così fresca e nuova. In Omicidio all'italiana, pur indovinando diversi momenti e confermandosi un maestro dell'umorismo grottesco, Maccio tiene a freno la sua comicità sovversiva e surreale per diventare quasi un "moralizzatore". Un peccato, perché il percorso del regista, attore e sceneggiatore è uno dei più interessanti del panorama italiano contemporaneo: per il prossimo film confidiamo in un Maccio più cattivo e scatenato, in grado di sfruttare al meglio il mezzo cinematografico, trasformandolo in una versione al cubo dei video brevi che lo hanno reso celebre.

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Valentina Ariete
Redattore
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