Il custode

2005, Horror

Recensione Il custode (2005)

'Il Custode', nonostante i grossi difetti che ne affliggono soprattutto il finale, resta un prodotto nel complesso interessante per il suo tentativo di allontanarsi dalle recenti tendenze del genere horror.

Non aprite quell'obitorio

Torna alla regia Tobe Hooper, regista capace di alternare pietre miliari del genere horror, come può essere il suo Non aprite quella porta, ad episodi del tutto irrilevanti, per non dire brutti, nel genere.
Il Custode, che in USA non ha trovato una distribuzione su grande schermo, racconta la storia dei Doyle, trasferitisi in un piccolo paese della California in seguito alla morte del capo famiglia, per ricominciare daccapo. I Doyle, madre e due figli, sono ora proprietari della società di pompe funebri una volta appartenuta ai Fowler, su cui in paese girano molte dicerie.
Ben presto scoprono che c'è qualcosa che si nasconde nei pressi della loro casa ed episodi macabri e misteriori dimostrano che i vecchi abitanti, in qualche modo, sono ancora presenti.

Niente di originale negli spunti che compongono l'intreccio, tra mostri simil zombie, un liquame nero e suggestioni lovecraftiane, che ha però un grosso punto a suo favore: si allontana dalla tendenza degli horror degli ultimi anni e cerca un approccio vecchio stile al genere horror.
L'operazione, per tutta la prima parte del film, quella introduttiva, sembra ben riuscita, seppur con qualche ingenuità e caduta di stile: l'atmosfera è elegantemente malsana, il ritmo lento e cupo, si suggerisce più che mostrare. Hooper tiene bene le redini della storia e si spera in un ritorno in grande stile del regista, che avrebbe confermato la discreta impressione di Toolbox Murders e Dance of the Dead (l'episodio di Masters of Horror da lui diretto).
E invece il film crolla nel finale, in un delirio di incoerenza, mostri, violenza esplicita e soprattutto effettaci in computer graphic che demoliscono l'atmosfera costruita nella prima parte.

A dar vita ai personaggi di Hooper (nel complesso riusciti, con alcuni dialoghi interessanti), un cast con diverse esperienze televisive alle spalle, ed una Denise Crosby che qualche appassionato del genere ricorderà per essere stata la Rachel di Cimitero Vivente.

Il Custode, nonostante i grossi difetti che ne affliggono soprattutto il finale, resta un prodotto nel complesso interessante per il suo tentativo di allontanarsi dalle recenti tendenze del genere horror.

Recensione Il custode (2005)
Antonio Cuomo
Redattore
3.0 3.0
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