Niente Italia al 26° Torino Film Festival

Presentata a Roma la 26ª edizione del TFF diretto da Nanni Moretti che si svolgerà nel capoluogo piemontese dal 21 al 29 novembre. Politica e famiglia i due temi preponderanti della kermesse, un'apertura d'eccezione dedicata al nuovo di Oliver Stone, un'interessante retrospettiva su Polanski e a sorpresa nessun film italiano presente.

15 film in concorso tra cui spiccano diversi film americani indipendenti assai meno importanti a livello produttivo rispetto a quelli presentati nella stessa categoria lo scorso anno; 22 quelli fuori concorso tra i quali spiccano l'atteso film d'apertura W. di Oliver Stone (cine-ritratto di George W. Bush, dalla giovinezza alla fine del mandato presidenziale più discusso della storia degli Stati Uniti) - che non solo promette di far discutere ma che contro ogni previsione non ha ancora un distributore italiano - i nuovi film di Zhang Ke (direttamente da Cannes) e Kim Ki-duk e ben tre film presentati a Berlino (Katyn di Wajda, il messicano Lake Tahoe e Filth and Wisdom di Madonna).

Tornano le sezioni Lo stato delle cose, quest'anno incentrata sulla politica e sulle rivolte studentesche ma non sul '68 come qualche testata ha erroneamente dichiarato, le sezioni Italiana.doc (tra cui spiccano i documentari di Vincenzo Marra e di Luca Guadagnino) e Italiana.corti, le uniche ad avere nelle proposte una folta rappresentanza italiana e la sezione dedicata agli esordi dei grandi cineasti italiani L'amore degli inizi che quest'anno comprende le opere prime di Marco Tullio Giordana, Paolo Virzì, Peter Del Monte, Giuseppe Bertolucci (attesissima la proiezione di Berlinguer ti voglio bene, con un grande Roberto Benigni), Claudio Caligari e Salvatore Piscicelli. Tre quest'anno le retrospettive proposte dal TFF. La più interessante sicuramente quella dedicata a Roman Polanski (che sarà uno degli ospiti d'onore del festival nonostante gli impegni di pre-produzione del suo nuovo film The Ghost, con Nicholas Cage e Pierce Brosnan, le cui riprese inizieranno a gennaio in Germania); la seconda è invece dedicata a Jean-Pierre Melville, quello che è stato definito come il più americano dei registi francesi, mentre la terza è intitolata British Renaissance in onore di quel movimento cinematografico inglese tra gli anni '80 e '90, un periodo in cui l'industria cinematografica britannica ripartì dai film piccoli, quelli che hanno costituito l'ultima grande ondata di cinema d'autore. In ultima battuta merita una citazione la sezione Eventi Speciali che quest'anno propone Franco Cristaldi e il suo Cinema Paradiso, omaggio ad uno dei più grandi produttori della stagione d'oro del cinema italiano, e due importanti restauri: La classe operaia va in paradiso di Elio Petri (uno dei più importanti manifesti anticapitalisti italiani, restaurato ad opera del Museo del Cinema di Torino) e Diario di un Maestro di Vittorio De Seta (uno dei più bei film italiani sul mondo della scuola, restaurato dalla Cineteca di Bologna) che sarà presente a Torino come ospite.

In giuria spiccano due nomi celebri: quello di Dito Montiel (regista dello straordinario Guida per riconoscere i tuoi santi) e della nostra Alba Rohrwacher, vincitrice del David di Donatello e protagonista dell'ultimo film di Pupi Avati, Il papà di Giovanna.
Alla conferenza stampa di presentazione del festival presente in veste di protagonista assoluto il direttore Nanni Moretti, che si è visibilmente trattenuto nel rispondere alle domande velenose e tendenziose a sfondo politico dei giornalisti presenti in sala, accompagnato dai suoi collaboratori più stretti che si sono occupati delle varie sezioni del festival capitanati da Emanuela Martini, coordinatrice del festival nelle sezioni Concorso, Fuori Concorso, Lo Stato delle Cose, British Renaissance e Melville.

Questa 26ª edizione del Torino Film Festival è senz'altro incentrata sulla politica. Perché una scelta di questo tipo da parte dei selezionatori?

Nanni Moretti: Ieri sera ci siamo visti tutti insieme a cena e abbiamo cercato ti rare le somme di questa edizione prima della conferenza stampa. Senz'altro la politica è l'argomento preponderante un po' in tutte le sezioni ma non è il solo visto che moltissimo spazio è dedicato ai giovani e alla famiglia in tutte le sue declinazioni. Paternità inattese, elaborazione del lutto e rapporti difficili tra fratelli posano l'accento su un universo di sentimenti e relazioni che oggi sta subendo una grande trasformazione.

Tutti lo volevano, Nanni Moretti l'ha avuto. Come hai fatto a portare a Torino il nuovo film di Oliver Stone?

Nanni Moretti: L'abbiamo chiesto ai distributori internazionali come film d'apertura e ce l'hanno concesso. La 'prima' si terrà il 21 novembre sera nella splendida cornice del Teatro Regio. Io l'ho già visto e posso assicurarvi che è davvero un gran film, recitato da un gruppo di attori straordinari (ricordiamo Josh Brolin, Richard Dreyfuss e James Cromwell) e sorprendentemente più trattenuto e molto meno roboante di quanto mi aspettassi. Peccato che nessuno da noi abbia comprato i diritti per la distribuzione, rischiamo di non vederlo in sala. Capisco che è un film 'scomodo', ma sarebbe davvero assurda una cosa del genere.

Il Festival del Film di Roma si è svolto quasi interamente all'insegna dell'italianità, perché invece a Torino non c'è neanche traccia di film italiani ad esclusione di corti e documentari?

Ci sono stati proposti molti film ma di quelli che non erano già stati presentati in altri festival non abbiamo trovato nulla di interessante. Neanche l'anno scorso c'erano film italiani in concorso, qualcuno fuori concorso e diversi nella sezione Panorama Italiano che da quest'anno non esiste praticamente più. Magari l'anno prossimo ci sarà più scelta e proporremo qualcosa di convincente. Abbiamo scelto i film migliori, la nostra è stata una scelta di qualità a prescindere dalla nazionalità, come dovrebbe essere in ogni festival che si rispetti.

Si parla di British Renaissance ma del famoso ed annunciato rinascimento del cinema italiano, cosa ne è stato secondo lei?

Qui da noi c'è il vizio di porsi sempre le stesse domande a distanza di due o tre anni. Sono processi lunghi quelli che riguardano il cinema, bisogna che entriamo in quest'ottica. Tutti abbiamo gioito qualche mese fa per i premi e i numerosi riconoscimenti internazionali di Gomorra e de Il Divo e da qui secondo me dobbiamo ripartire. E' bizzarro come sia stato proprio il tanto bistrattato cinema d'autore a darci grandissime soddisfazioni, perché Garrone e Sorrentino sono due autori con la A maiuscola, due cineasti che hanno un approccio diverso l'uno dall'altro, due cifre stilistiche diverse, due personalità brillanti che li rendono unici e inimitabili.

Al fianco di questa nuova generazione di autori cresce una nuova generazione di sceneggiatori e di produttori ma forse non cresce di pari passo la nuova generazione di spettatori. Qual è la sua opinione in merito?

Posso parlarvi da esercente, in qualità di proprietario di una sala (il cinema Nuovo Sacher, a Trastevere) che ha scelto una certa programmazione. Il pubblico giovane qui non si vede, preferisce e premia un altro tipo di cinema, quello dei multiplex perché probabilmente non è stato educato ad apprezzare altro. Non sono qui per fare il pianto greco, è una realtà come tante, speriamo di riuscire ad invertire la rotta prima o poi.

Pensa che la 'colpa' sia anche dei distributori che non amano rischiare su titoli di nicchia?

La maggior parte dei film che vediamo nei festival in giro per il mondo non raggiungono mai le sale italiane perché non vengono neanche acquistati dai distributori italiani. Ma non biasimo nessuno, un tempo in Italia i film d'autore venivano venduti bene sia nelle sale che in televisione, parlo della fine degli anni '70 primi anni '80. Ora è tutto cambiato, a nessuno interessa vedere certe cose in televisione, ora si privilegiano altri tipi di intrattenimento.

Qual è invece la 'sorpresa' italiana più importante della stagione?

Senz'altro Pranzo di Ferragosto del mio amico Gianni Di Gregorio, un uomo di cinema che io personalmente conosco da trent'anni. Lo vidi molto prima che Gianni lo portasse a Venezia, e mi piacque moltissimo. Ero convinto che sarebbe andato malissimo e poi è successo qualcosa, la critica l'ha apprezzato, la presentazione festivaliera e la grinta delle sue arzille protagoniste l'hanno aiutato, e il pubblico l'ha premiato.

Il suo mandato alla direzione del TFF scade quest'anno, resterà alla guida del festival anche l'anno prossimo? Eventualmente come concilierà l'impegno con quello di regista?

Il problema non si pone visto che al momento non sto girando nessun film! (ride) Per il futuro non si sa, inizieremo a parlarne dalla settimana successiva alla fine del festival, ora sono troppo teso e concentrato sul presente per pensare con serenità al futuro.

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