Recensione Nessuno come noi: storia di amori e amicizie su uno sfondo Eighties

La recensione di Nessuno come noi: le passioni e le grandi amicizie nel mondo dei diciassettenni e in quello degli adulti, non così diversi tra loro.

È con il celebre brano degli A-ah, Take On Me, che si apre e si chiude Nessuno come noi di Volfango De Biasi, come per distanziare gli eventi narrati in una spensierata bolla anni Ottanta e dar loro una sfumatura fiabesca. A questo concorre pure la voice over del protagonista, Vince, che ci introduce in quella Torino del 1987 per narrarci quegli "incontri che cambiano il corso della vita". Amicizia, passioni, amore condiviso e amore non corrisposto: le dinamiche tra i diciassettenni non sembrano troppo dissimili da quelle degli adulti. Spesso in entrambi i casi, ci racconta il film, per essere felici occorre compiere delle scelte che faranno stare male altre persone; ma poi, per fortuna, anche le persone ferite guariranno, e forse impareranno qualcosa di sé.

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Correva l'anno 1987

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Nessuno come noi: Leonardo Pazzagli e Sabrina Martina in una scena del film

Piumini, zaini, felpe firmate: anche negli anni Ottanta, a detta di Vince, bisognava spendere un patrimonio in abbigliamento per sentirsi apprezzati nel proprio liceo. A Vince (Vincenzo Crea) però i vestiti non interessano, come non gli interessano i numeri: il padre lo vorrebbe ingegnere, ma lui preferisce le storie. Guarda dalla finestra di casa sua e immagina la vita delle anziane dirimpettaie. Sospira dietro alla migliore amica e compagna di classe, Caterina, e anziché dichiararsi scrive un racconto malinconico.

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Nessuno come noi: Sarah Felberbaum in un momento del film

Per fortuna c'è Betty (Sarah Felberbaum), la sua insegnante di letteratura, che lo riceve a casa e gli elargisce consigli di scrittura e di vita. Betty è reduce da un matrimonio sbagliato, e afferma di preferire la solitudine alla mediocrità; così si lascia coccolare dalle letture e dalle fitte conversazioni con la migliore amica, nonché collega di scuola: personaggio buffo e affettuoso a cui sono delegati i pochi momenti comici del film. Ma gli equilibri si incrinano quando alla classe di Vince si unisce Romeo, il nuovo alunno ricco, indolente e sfacciato, che insegnerà al protagonista la sicurezza in sé stessi e ne riceverà in cambio amicizia e lezioni di letteratura. Il padre di Romeo è Umberto (Alessandro Preziosi), un rinomato docente universitario sposato con una donna che non ama, e a cui ruba pezzi da collezione per dispetto e per il desiderio di variare, anche se in modo impercettibile, quella routine matrimoniale fatta di scelte di arredamento e conversazioni gelide.

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Convenzioni sociali

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Nessuno come noi: Alessandro Preziosi in una scena del film

Annoiato da una moglie da cui non si sente capito, Umberto sorride di rabbia quando si confronta con la professoressa del figlio, Betty, e la sente imputare al suo "cinismo saccente" l'atteggiamento svogliato e irrispettoso di Romeo. L'antipatia reciproca tra Betty e Umberto si trasforma presto in attrazione, in passione e poi in amore; parallelamente, e di una generazione più giovani, anche Caterina e Romeo si trovano coinvolti in una storia che non avevano previsto né cercato. Da una parte rimane quindi una moglie ignara, che incanala le proprie carenze affettive nell'acquisto compulsivo di mobili pregiati; dall'altra Vince, che assiste impotente al sorgere di quell'amore che lo fa sentire escluso e rifiutato.

Nessuno Come Noi Sabrina Martina Vincenzo Crea
Nessuno come noi: Vincenzo Crea e Sabrina Martina in una scena del film

I meccanismi sentimentali nelle varie età sembrano modificare la forma ma non la sostanza; da adulti, però, si deve rendere conto anche alle convenzioni sociali. "Una famiglia come la nostra non divorzia", dichiara Umberto quando Betty, ritrovatasi inopinatamente nel ruolo di amante, rivendica il suo diritto a essere felice come lui, a non aspettarlo invano agli appuntamenti, e rimpiange la sua indipendenza. All'interno delle dinamiche amorose sembrano soffrire tutti: chi tradisce e chi è tradito, chi viene ricambiato e chi no. Ma se l'amore reciproco merita comunque di essere vissuto, quello non corrisposto "è una prigione, da cui bisogna riuscire a evadere".

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Stereotipi narrativi e friendzone

Nessuno Come Noi Sarah Felberbaum
Nessuno come noi: Sarah Felberbaum in una scena del film

La piacevole leggerezza del racconto viene annacquata dai numerosi stereotipi narrativi, che banalizzano la poesia dei personaggi, rendendoli meno reali. La lotta con le palle di neve, che da sempre simboleggia la ritrovata serenità, è leziosa tanto quanto la corsa stremata alla stazione dei treni, da sempre il luogo per eccellenza in cui suggellare una relazione dopo varie peripezie. Anche gli anni Ottanta, che in film affini come Notte prima degli esami venivano omaggiati con una colonna sonora memorabile, in Nessuno come noi sembrano una cornice piuttosto pretestuosa. Il brano degli A-ah sembra quasi volerci ricordare l'ambientazione vintage, e allo stesso scopo sembra mirare l'ingombrante cellulare che Umberto riceve dalla moglie e che alla fine assolve agli stessi compiti di controllo coniugale dei moderni smartphone.

Nessuno Come Noi Leonardo Pazzagli
Nessuno come noi: Leonardo Pazzagli in una scena del film

Ancora, alcuni dialoghi tra padre e figlio, o tra i due amanti, suonano più forzati rispetto alla tenerezza di altri, come quelli tra Vince e la migliore amica, che circoscrivono di più il racconto nel recinto fiabesco, ma almeno conservano quella levità e quel candore naïf che costituiscono la cifra più autentica del film, e la più delicata. Forse, a convincere di più, è proprio la descrizione di quel limbo, malinconico e balsamico insieme, sospeso tra amicizia e amore, in cui spesso da adolescenti rimaniamo intrappolati, e che anni dopo abbiamo ribattezzato, grazie a una buona dose di autoironia e di meravigliose serie tv, "friendzone".

Movieplayer.it

2.5/5