White Chicks

2004, Commedia

Recensione White Chicks (2004)

White Chicks intrattiene in maniera efficace per tutta la sua durata senza annoiare mai lo spettatore, ma, allo stesso tempo, ci invita a riflettere ancora una volta sul fatto che le apparenze ingannano.

Francesco Lomuscio

Nero su bianco

"Stavamo sfogliando delle riviste, e in una di queste c'era un servizio sull'alta società degli Hamptons. Shawn leggeva l'intervista e rideva. 'Io e Marlon dovremmo interpretare delle ragazze così', ha commentato. Mi è sembrata un'idea eccellente. Adesso, il risultato finale non è più un film su un gruppo di persone in particolare, ma sul bel mondo dove ciò che conta è vedere e farsi vedere. Sapevo che se l'avessimo girato, sarebbe stato da morire dalle risate. Ma volevo essere sicuro che sembrassero convincenti. Era quella la vera sfida".

Così, il regista Keenen Ivory Wayans, responsabile dei primi due Scary Movie, ricorda uno dei momenti in cui venne folgorato dall'idea di realizzare White Chicks, commedia poliziesca che, al di là di ogni 48 ore o Arma letale, supera tutti i contrasti razziali.
Poco ben visti dal capo, i due agenti afro-americani dell'FBI Marcus (Marlon Wayans) e Kevin Copeland (Shawn Wayans) vengono incaricati di scortare le odiose sorelle Brittany (Maitland Ward) e Tiffany Wilson (Anne Dudek), popolari nel bel mondo degli Hamptons, rinomata località di villeggiatura, che sembrano essere esposte ad alto rischio di rapimento.
Purtroppo, a causa di un piccolo incidente automobilistico, le due si ritrovano con graffi appena visibili sul volto, i quali per loro, supermondane ossessionate dal look, sono paragonabili a squarci e cicatrici che non le consentirebbero di apparire in pubblico, nel corso dell'importante weekend organizzato dall'alta società. Per evitare la disoccupazione, Kevin escogita un piano: aiutati da un amico dell'FBI, vero genio dei travestimenti, lui e Marcus prenderanno il posto delle sorelle Wilson, mentre queste, all'insaputa di tutti, alloggeranno in un lussuoso albergo di New York. Ma in agguato ci sono anche i due rivali professionali Vincent Gomez (Eddie Velez) e Jake Harper (Lochlyn Munro), incaricati di scoprire il piano di rapimento.

Come si può trattenere la risata dinanzi a due modelle bianche che, in realtà, hanno i fisici di poliziotti neri e parlano a volte con voci maschili?
I fratelli Wayans abbandonano le docce di sperma e le volgarità assortite di Scary Movie, in favore di una divertente ed intelligente commedia che prende di mira l'ipocrisia nascosta dietro gli apparentemente perfetti ambienti dell'alta moda, agli occhi di tutti mondo in cui a regnare sono facce pulite e ricchezza, ma in realtà squallido tempio delle insicurezze e del possesso, dove il gentil sesso, oltre a dipendere perennemente dalla bellezza e dal modo di presentarsi in pubblico, diventa perfino un oggetto da comprare all'asta.
E proprio la sequenza dell'asta, infatti, è una delle più divertenti del film, perché chi se non un agente dell'FBI nero travestito da modella bianca può permettersi di sbeffeggiare questi miliardari, insensibili, pallidi maschi predatori?

Pur rimanendo legati a quel modo scorretto di fare comicità che gli ha dato notorietà, gli Wayans ci regalano questa volta uno spettacolo in cui risulta difficile perfino scovare delle parolacce e, oltre a trovare il tempo, nell'esilarante sequenza della sfilata, di citare ironicamente Carrie - Lo sguardo di Satana, rinnovano la loro consueta, apprezzabile critica sociale, a partire dal fatto che i due poliziotti infiltrati sono uomini di colore camuffati da donne bianche.

Con un campionario di equivoci e personaggi grotteschi, che vanno dai due perversi agenti Gomez e Harper, i quali s'interrogano continuamente con quesiti sull'intimità femminile, alla "temibile" star del basket Latrell Spencer (Terry Crews), fisicamente possente ed amante del fondoschiena della donna bianca, White chicks intrattiene in maniera efficace per tutta la sua durata (109 minuti non sono pochi), senza annoiare mai lo spettatore, ma, allo stesso tempo, ci invita a riflettere ancora una volta sul fatto che le apparenze ingannano.
Attenzione: dopo i titoli di coda c'è una piccola sorpresa.

Recensione White Chicks (2004)
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