Nauta

2010, Commedia

Nauta: parlano il regista Guido Pappadà e il cast

L'esordiente regista napoletano ha presentato il suo interessante film, insieme a gran parte del cast, nella conferenza stampa romana, parlando dei motivi che lo hanno spinto a girarlo e dei retroscena della sua realizzazione.

E' un film curioso, singolare ma apprezzabile, Nauta. Per il suo esordio alla regia, Guido Pappadà sceglie di girare una sorta di road movie in cui alla strada si sostituiscono le sconfinate acque marine, e in cui un viaggio alla ricerca di un sogno (e forse di un'utopia) cementa il rapporto tra i suoi protagonisti, fa nascere e rinascere amori, e fa persino credere che i miracoli, a volte, accadono. Un'opera certo non perfetta, a tratti discontinua e con dialoghi non sempre all'altezza, ma da premiare per l'idea e (in gran parte) per la realizzazione. Del film e dei retroscena della sua realizzazione ha parlato lo stesso regista alla conferenza stampa romana, insieme al produttore Vincenzo Di Marino e agli attori David Coco, Luca Ward, Massimo Andrei (anche co-sceneggiatore), Elena Di Cioccio e Vincenzo Merolla.
"E' un'opera prima, frutto di un'idea che mi è venuta quando ci sono stati i primi sentori del disastro ambientale di Napoli", ha esordito Pappadà. "Quella realtà terribile mi spinse a fare un film che avesse una struttura fiabesca, che spingesse a credere nel sogno. Un'opera prima, inoltre, poteva essere un buon modo per giocare anche semanticamente, visto che nessuno si aspetta che tu faccia una determinata scelta piuttosto che un'altra. E' un film che ha una trama avventurosa, che si sviluppa come un road movie e ha un finale romantico. Girarlo quasi interamente in barca è stata una sfida a livello di regia, un'impresa tecnicamente non facile. L'abbiamo girato interamente in digitale, e nelle scene notturne c'è molta computer grafica."

Vincenzo Merolla in un primo piano tratto dal film Nauta
"E' stato un film difficile da realizzare, è stato difficile reperire le risorse", gli ha fatto eco il produttore Di Marino. "Abbiamo ottenuto un contributo ministeriale, ma nonostante questo i mezzi erano scarsi. Spero comunque che il risultato finale sia stato apprezzabile." Elena Di Cioccio ha aggiunto: "Uno dei protagonisti del film è stata proprio la barca, un'imbarcazione molto antica, del 1938. Era difficile girare lì, in quello spazio ridotto, visto che dietro alla macchina da presa c'è sempre una troupe di almeno venti persone, che erano tutte lì stipate. Anche le condizioni climatiche non ci hanno sempre aiutato". Luca Ward, che nel film interpreta il comandante della barca, ha sottolineato invece il divertimento che ha caratterizzato le riprese, un po' per tutto il cast: "Con questo film posso dire di essere andato in vacanza. Guidare una barca è stata un'esperienza straordinaria e divertente. Inoltre, di film come questi se ne fanno pochi, e credo possano servire anche ad avvicinare i giovani al mare." "Io avrei voluto essere doppiato da Luca Ward!", ha scherzato Vincenzo Merolla. "Sarà stato pure bellissimo girare un film in barca, ma io la barca non l'ho proprio vista. La mia parte era quella del personaggio che aspetta il gruppo sull'isola. In realtà, neanche sono arrivati in barca ma in gommone..."

David Coco in un primo piano tratto dal film Nauta
"Sì, in effetti è un film in controtendenza", ha continuato scherzosamente David Coco. "Stavolta siamo stati noi ad andare in gommone in Tunisia. Il film comunque parla della libertà di seguire i propri sogni e del rimettersi in contatto con sé stessi; il viaggio è visto come una possibilità catartica. Da questo punto di vista, è anche un film abbastanza attuale." "Io sono stato anche co-sceneggiatore", ha detto Massimo Andrei. "Ho aderito subito alla proposta di Guido, che è l'autore del soggetto, perché mi piaceva l'idea di un viaggio di cinque persone che portassero ognuno il proprio percorso, la propria storia. Somigliava un po' a un moderno reality. La parte più breve, ma anche la più bella, è stata proprio quella delle riprese, ed effettivamente è stato un po' come andare in vacanza."
Qualcuno ha chiesto al regista se nel film non ci sia qualche concessione di troppo al grande calderone della new age. "Beh, il film è ambientato nel '93, e allora i temi di una rigenerazione con l'avvento del nuovo millennio erano molto sentiti", ha risposto Pappadà. "Comunque noi non ci siamo inventati nulla, ci sono testi che parlano proprio del fenomeno descritto nel film. In ogni caso, nel film c'è soprattutto la metafora del viaggio come raggiungimento dei propri obiettivi".

Luca Ward in una scena del film Nauta, di Guido Pappadà
Luca Ward ha poi parlato delle sue affinità col personaggio da lui interpretato, e della sua passione per il mare. "Chi sceglie una vita in mare è sempre un uomo in fuga, ma con dei legami che si lascia dietro. Spesso questi legami sono con i propri figli, come nel caso del mio personaggio: lui ha una specie di spada di Damocle sopra la testa. E' un uomo in fuga, sì, ma fino a un certo punto. In generale, quello dell'uomo con il mare è un rapporto di grande movimento, visto che solo nel secolo scorso siamo riusciti a scendere sott'acqua. Quella, per l'uomo, è stata la scoperta di un nuovo mondo: diverso dal nostro, ma con molte cose che ci accomunano. Il mare ci dà innanzitutto il cibo, ci sono intere comunità che vivono solo o quasi solo di pesca." "Anch'io sono molto legato al mare, visto che praticamente ci vivo", gli ha fatto eco il regista. "E' la più grande autostrada per ogni parte del pianeta. Ha la caratteristica di non farti vedere il cambiamento, mentre lo attraversi: a differenza di quanto accade per la strada, il panorama durante la navigazione è sempre identico. Poi, di colpo, ti ritrovi in un luogo completamente diverso."

Una suggestiva immagine del film Nauta
Sulla peculiare fotografia del film, e sulla predominanza dei toni di giallo e blu, Pappadà ha spiegato: "Non è una scelta che abbia un significato preciso, semplicemente sono due colori che rappresentano rispettivamente il caldo e il freddo, e inoltre sono quelli più ricorrenti in una situazione di mare. L'atmosfera fiabesca del film, inoltre, ci ha spinto a caricare i toni della fotografia." Un'ultima battuta, il regista l'ha riservata al tono fiabesco del film, e al suo messaggio che sprona a credere nei sogni: "Lo ritengo molto importante, l'intento del film è esattamente quello. Il genere umano sarebbe finito, senza la fiducia nei sogni. Se smettessimo di sognare, il mondo diventerebbe molto più grigio".

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