Natale da Chef: comicità e cibo, Boldi e Parenti: “Quelle polpette rubate di Fantozzi”

Massimo Boldi e Neri Parenti di nuovo insieme per un cinepanettone, Natale da chef: analizzando il rapporto tra comicità e cucina, il duo ricorda anche Paolo Villaggio e il suo Fantozzi, che con il cibo ha saputo creare alcuni dei sipari comici più riusciti del nostro cinema.

La coppia dei campioni: Massimo Boldi al telefono in una scena del film

Dopo qualche anno di pausa, Massimo Boldi e Neri Parenti si ritrovano per un cinepanettone: Natale da chef, in cui il comico lombardo è un cuoco pasticcione, affiancato da Dario Bandiera e Rocio Munoz Morales. Abbiamo incontrato la coppia a Riccione, durante Ciné giornate di cinema, dove ci hanno parlato del rapporto tra la comicità e la cucina.

Dalle torte in faccia alla classica buccia di banana, risate e cibo vanno spesso di pari passo: "Nei nostri film c'è sempre stata molta culinaria" ci ha detto Boldi, seguito da Parenti: "Col cibo è un po' più difficile far ridere: l'azione mimica del mangiare spesso ostacola il resto. In realtà nel nostro film la cucina è in secondo piano: i personaggi sono degli chef pasticcioni, fanno dei disastri. Cucinano cose assolutamente improbabili".

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Ma tu di che segno 6?: Neri Parenti sul set

Visto il binomio cinepanettone-cucina, la domanda è inevitabile: Boldi e Parenti preferiscono il panettone o il pandoro? "Io il pandoro" ha risposto sicuro il regista, continuando: "Non mi piace l'uvetta". Mentre Boldi: "Io panettone. Lui è più raffinato".
A proposito del binomio comicità-cucina, impossibile non ricordare il Fantozzi di Paolo Villaggio, che con la gag delle polpette rubate ha lasciato in eredità una delle scene più divertenti del nostro cinema: "Quella scena era presa da Chaplin che mangia il würstel: Paolo gliel'ha rubata e secondo me la faceva anche meglio" ha commentato Parenti, proseguendo: "Quella gag ha bisogno di tempi perfetti: ci vuole grande sintonia tra chi si gira e chi ti becca. Lui l'aveva sempre fatta con un attore che poi a un certo punto è morto, per cui, quando l'abbiamo riproposta in un altro film, l'unico in grado di farla sono stato io: mi hanno vestito da detenuto, mi hanno disegnato una cicatrice sul volto e abbiamo fatto la scena delle polpette con Villaggio. È dalla sua scomparsa che parlo di Paolo: vent'anni sono vent'anni, ti restano dentro".

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