My Generation

2017, Documentario

My Generation, Michael Caine racconta gli anni ’60: "Hanno cambiato l’Inghilterra per sempre"

Michael Caine presenta alla 74esima Mostra del Cinema di Venezia My Generation, documentario diretto da David Batty sulla Gran Bretagna degli anni '60, tra rock'n'roll, cinema e rivoluzione culturale.

My Generation: Michael Caine in un'immagine del documentario

Faccia da schiaffi, portamento elegante e sguardo intelligente: negli anni '60 Michael Caine era l'attore più famoso d'Inghilterra, amico di persone divenute leggendarie, testimone di una Londra destinata a entrare nel mito. Quel periodo unico e irripetibile è ora protagonista del documentario My Generation, da Caine narrato e prodotto, diretto da David Batty, in cui vengono intervistate persone che hanno incarnato lo spirito dell'epoca, dal cantante dei Beatles Paul McCartney alla modella Twiggy.
Presentato fuori concorso alla 74esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, My Generation è un concentrato di stile e coolness. L'attore premio Oscar è arrivato al Lido per presentare il film, tra nostalgia e idee chiare sulla situazione politica contemporanea.

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Gli anni '60 in Gran Bretagna: la rivoluzione dei costumi

Caine e Batty hanno raccontato il perché del documentario. Secondo l'attore: "Abbiamo lavorato per sei anni a My Generation: l'ho ispirato e io sono il narratore, ma è David ad averlo realizzato: quegli anni sono stati una parte fondamentale della mia vita. Gli anni '60 hanno cambiato per sempre l'Inghilterra: prima era snob e classista, adesso i ragazzi possono avere accesso a tutto. Quando a 21 anni ho lasciato l'esercito, c'era solo una stazione radiofonica, la BBC, e non trasmetteva musica pop, anzi l'uomo che leggeva le notizie era vestito con un completo. Ascoltavamo la musica pop grazie a stazioni radiofoniche di Berlino".

Venezia 2017: Michael Caine al photocall di My Generation

Gli anni '60 sono anche quelli in cui Caine è diventato l'attore più famoso del suo paese: "Quando ero giovane guardavo i film di guerra, i protagonisti di quelli americani erano soldati semplici, quelli degli inglesi erano gli ufficiali. Dopo la rivoluzione degli anni '60 abbiamo fatto i film che la working class avrebbe voluto vedere. Sono l'attore più fortunato del mondo: non avrei mai fatto questo lavoro provenendo dal mio quartiere. Sono grato al tempo, sono stato al posto giusto al momento giusto. Alfie e I giovani arrabbiati sono stati scritti nello stesso periodo, sono eroi della working class. Prima quando si faceva un film sulla working class, sceglievano attori australiani! In teatro ho fatto il sostituto di Peter O'Toole in The Long and The Short and The Tall. In Zulu, il film che ha lanciato la mia carriera, avrei dovuto interpretare un soldato con accento cockney, ma non riuscì a rispondere per tempo e ho finito per fare l'accento posh per interpretare un ufficiale, non l'avrei mai fatto se la rivoluzione dei 60's non fosse avvenuta".
La working class è un tema centrale anche per il regista: "Per la prima volta alla working class veniva data la possibilità di creare qualcosa. Tutte le band di quell'epoca, i Beatles, i Kinks, i Rolling Stones, venivano da quel background. Io ascoltavo l'opera, ma nell'epoca di My Generation la musica pop è diventata effettivamente popolare. Come dice Paul McCartney nel film: la musica pop è diventata la musica classica di oggi".

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La Gran Bretagna oggi

Venezia 2017: al photocall di My Generation

Per Caine la musica racconta molto di un'epoca, anche quella in cui viviamo oggi: "Oggi c'è una generazione completamente diversa: al computer puoi ascoltare migliaia di canzoni, noi non avevamo nulla di tutto ciò. La comunicazione adesso è ovunque: prima ci si parlava di persona o per telefono, in una città come Londra, poi, dove tutti venivano da posti diversi: gallesi, scozzesi, irlandesi. My Generation mi è piaciuto: nessuno mi aveva mai chiesto prima cosa ne pensassi di quegli anni. Sono un modello per altri attori? Ero un giovane attore che mangiava fish e chips perché non sapevo cosa ordinare nei locali eleganti: grazie agli italiani, a Londra, riuscimmo a entrare e mangiare in ristoranti. Quando sono entrato nel business della ristorazione avevo solo una regola: se un cameriere guarda l'orologio, è licenziato. Questo è quanto mi hanno scioccato quegli anni. Impari finché sei in vita: il mondo è cambiato, adesso è un posto molto migliore. Mi hanno chiesto se credessi in Dio: ho detto sì, anche perché altrimenti non sarei qui con voi a parlarne".

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Venezia 2017: uno scatto di  Michael Caine al photocall di My Generation

Cosa pensa Caine del cinema di oggi, lui che ha interpretato diverse volte dei gangster? "Non ricordo qual è l'ultimo che ho visto" ha ammesso l'attore, proseguendo: "ll quartiere dove sono cresciuto era pieno di gangster: alcuni li conoscevo di persona. Per esempio ho interpretato Jack Carter in Carter e un giorno per strada mi ha detto: ho visto il film ed è spazzatura. C'è una differenza fra me e te: nel film non hai figli. Noi uccidevamo solo perché avevamo dei bambini".
L'attore ha espresso un parere anche sulla Brexit: "Sono a favore della Brexit. Preferisco essere povero ma padrone del mio destino, piuttosto che essere povero per colpa di Bruxelles. Sono cresciuto pensando che il Lussemburgo fosse la sede della radio che trasmetteva musica pop, non il luogo che ora gestisce casa mia".

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