Mr. Robot 2: un clamoroso colpo di scena per riscrivere la storia di Elliot

La serie capolavoro di Sam Esmail è arrivata a metà della sua seconda stagione: tracciamo un bilancio dei primi sette episodi, che ci hanno regalato momenti di suspense, virtuosismi tecnici, un bizzarro incubo in formato sit-com ma soprattutto, nella settima puntata, un colpo di scena capace di gettare una luce del tutto nuova sulla parabola di Elliot Alderson.

Mr. Robot 2: un clamoroso colpo di scena per...

Oh, but tell me how do I say?/ I woke up and it's yesterday/ Do I again face these nights?/ Guiding light, guiding light/ Guiding through these nights

Mr. Robot

2015 - .... – Crime
3.7 3.7

Fra tante novità, partiamo dal passato. Finora, di rado Mr. Robot si è concesso alterazioni della linearità cronologica: il racconto, del resto, è collocato nel "presente assoluto" della mente di Elliot Alderson (Rami Malek), e le oscillazioni narrative sono semmai quelle fra la realtà e l'allucinazione (ne riparleremo a breve). Ma eps2.4_m4ster-s1ave.aes, sesto episodio di questa seconda stagione, si chiude con un flashback: una scena forse non fondamentale per gli sviluppi della trama, ma che disvela un momento significativo nel rapporto fra Elliot e suo padre Edward (Christian Slater).

Mr. Robot: un'immagine del protagonista Rami Malek

Si tratta infatti di un dialogo in automobile fra Edward e un Elliot appena adolescente, sulle note della struggente Guiding Light dei Television: il padre allude alla malattia che gli è costata il lavoro e che presto - come noi spettatori sappiamo - lo condurrà alla tomba, quindi annuncia a Elliot di essere in procinto di aprire un negozio di computer (perché i computer sono il futuro della società) e lascia decidere al figlio il nome del negozio. La scelta di Elliot corrisponderà a quello che, anni dopo, diventerà il suo incontrollabile alter ego, con le sembianze paterne: Mr. Robot.

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Rituffarsi nella rete

Mr. Robot: Christian Slater e Rami Malek in un'immagine del quinto episodio

Un'analessi, quella appena descritta, che ha chiuso su una nota di malinconia la prima metà della seconda stagione di Mr. Robot, mentre la seconda metà è stata inaugurata da un settimo episodio, eps2.5_h4ndshake.sme, davvero fondamentale per lo sviluppo della serie scritta e diretta da Sam Esmail per USA Network. Ma andiamo con ordine e, dopo i colpi di scena della scorsa settimana, proviamo ora a tracciare un bilancio di quanto visto in queste prime sette puntate e in particolare negli episodi più recenti, che ci hanno regalato alcune svolte decisamente importanti, determinando fra l'altro una salutare accelerazione del ritmo narrativo. In eps2.3_logic-b0mb.hc, innanzitutto, Elliot ha recuperato la sua dimensione ideale dopo un isolamento durato fin troppo a lungo: quella dell'hacker. L'informatica, lo sappiamo fin dal pilot, è l'unica, vera chiave d'acceso di Elliot al resto del mondo; al principio della seconda stagione il nostro tormentato eroe aveva rinunciato invece all'uso di internet, rinchiudendosi in sostanza in un isolamento autoimposto (più o meno) nel tentativo di liberarsi per sempre di Mr. Robot.

Mr. Robot: un'immagine della seconda stagione della serie

Fallito il tentativo (emblematica la sfida a scacchi fra lui e il suo alter ego, destinata a un perenne stallo), Elliot ha accettato di tornare davanti a un computer: un passo necessario per la serie e per un personaggio rimasto per troppo tempo avviluppato nel proprio delirio paranoico (ed Esmail ha rischiato di premere eccessivamente su questo pedale). Ecco dunque Elliot farsi ingaggiare dal losco Ray Heyworth (Craig Robinson), con uno dei primi colpi di scena della stagione: da uomo amichevole e loquace, Ray si è rivelato a capo di un traffico illegale di armi, droga e prostituzione. Ed Elliot, spinto dalla curiosità in luoghi (e siti) a lui proibiti, è finito alla mercé di questo individuo spietato e senza scrupoli, salvo poi riuscire a smascherarlo e a consegnarlo nelle mani della giustizia. Su Elliot e sulla sua condizione attuale c'è ancora molto, anzi moltissimo da dire, ma prima rivolgiamo la nostra attenzione anche agli altri personaggi.

Doppio gioco sulla scia di Tarantino

Mr. Robot: un'immagine del sesto episodio della seconda stagione

Spostiamoci dunque nel resto dell'universo di Mr. Robot, con l'inedita alleanza fra Darlene (Carly Chaikin), leader della fsociety, e Angela Moss (Portia Doubleday), che dopo il suo "patto faustiano" con l'infido Phillip Price (Michael Cristofer) ora occupa una posizione ambigua all'interno della Evil Corp. Finita nel mirino dell'FBI e ingannata dal suo ex fidanzato Ollie Parker (Ben Rappaport), che ha provato a registrare di nascosto una loro conversazione, Angela accetta di collaborare con la fsociety, permettendo a Darlene e ai suoi uomini di penetrare nei database dell'FBI e di cancellarne la memoria. Tutta la parte centrale di eps2.4_m4ster-s1ave.aes è dedicata alla missione di Angela, la quale si introduce nella sede temporanea dell'FBI per fornire agli hacker l'accesso ai loro archivi; e questa macro-sequenza può essere considerata in assoluto una delle pagine più riuscite e avvincenti di Mr. Robot.

Mr. Robot: un'immagine di Portia Doubleday, interprete di Angela
Mr. Robot: Portia Doubleday interpreta Angela Moss nel sesto episodio

Quello confezionato da Sam Esmail in cabina di regia è uno strepitoso piano sequenza di ben sei minuti, degno del miglior Quentin Tarantino, al quale Esmail strizza l'occhio a livello di stile, messa in scena, passaggi da un ambiente all'altro, parentesi umoristiche (il poco tempestivo corteggiamento di un agente dell'FBI) e perfino di soundtrack, con un trascinante pezzo soul dal gusto vintage, Gwan dei Suffers, ad accompagnare in chiave ironica i movimenti di Angela durante la sua impresa. La disinvoltura con cui la ragazza mette da parte l'angoscia che l'attanaglia e supera l'ostacolo dell'inatteso corteggiatore segna una piacevole evoluzione per Angela, la cui strada però finirà per incrociarsi con quella di un'altra 'dura' dal sorriso gentile: l'agente Dominique DiPierro (Grace Gummer), che si presenterà al suo cospetto nel momento meno opportuno.

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Dominique, Whiterose e il mistero della Dark Army

Mr. Robot: l'attrice Grace Gummer in una foto della seconda stagione

Ed è proprio Dominique, oltre che la new entry di maggior rilievo della seconda stagione, una delle figure più carismatiche di Mr. Robot: merito della convincente costruzione di questo personaggio nonché della sua interprete, degna figlia d'arte di una certa Meryl Streep. Sguardo rassicurante, un debole per i lecca lecca, un'attitudine a provare empatia per il prossimo (la sua conversazione con il proprietario dell'emporio sull'orlo del fallimento), la sottile insicurezza e un certo piglio autoironico, Dom esula dai consueti cliché cinematografici e televisivi sugli agenti federali, proponendosi piuttosto come una giovane donna dalla personalità credibile e ben definita. E in eps2.3_logic-b0mb.hc, la sua indagine sul conflitto tra la fsociety e la Evil Corp l'ha portata addirittura in Cina, faccia a faccia con il Ministro della Sicurezza Zhang, ovvero una vecchia conoscenza del pubblico: il Ministro, infatti, non è che Whiterose (BD Wong), la donna transessuale a capo della fantomatica Dark Army, con oscuri legami sia con la fsociety, sia con la Evil Corp.

Mr. Robot: un'immagine di Zheng e Dominque
Mr. Robot: un'immagine della seconda stagione

Da che parte sta veramente Whiterose? Quali sono gli obiettivi della Dark Army? E qual è la gravità della minaccia che essa rappresenta? Il quinto episodio fa prendere forma a tali domande, regalandoci anche un inaspettato momento di intimità fra Zhang/Whiterose (in abiti maschili) e Dom durante un ricevimento in ambito diplomatico: l'agente si allontana dalla folla e viene raggiunta dal Ministro Zhang, il quale le fa visitare il suo appartamento e la sua collezione di antichi costumi femminili. La bizzarra complicità fra i due personaggi, venata di sottotesti ma pure di reciproca diffidenza, contraddistingue un'altra scena da antologia della seconda stagione: dal discorso sul rapporto fra la rivoluzione, l'arte e il caos alle invasive richieste di confidenze da parte di Zhang, con un 'duetto' che rievoca quasi quello fra Hannibal Lecter e Clarice Starling ne Il silenzio degli innocenti. A proposito di scene da antologia, al termine della puntata ecco arrivare un altro momento stupefacente: una scena a prima vista ordinaria, con un banale scambio di battute fra Dom e una sua collega, ma che all'improvviso sfocia in una terrificante sparatoria, il tutto in un magistrale piano sequenza di quasi due minuti.

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E se Mr. Robot fosse una sit-com?

Mr. Robot: una foto di famiglia

Sempre in tema di virtuosismi, di tecniche narrative e di invenzioni stilistiche, il primo quarto d'ora del sesto episodio costituisce un unicum nella storia di Mr. Robot: una rielaborazione degli elementi chiave della serie attraverso i codici delle sit-com televisive a sfondo familiare degli anni Ottanta e Novanta. Con una fotografia dai colori pastello totalmente diversa rispetto a quella plumbea impiegata di solito ed una scenografia visibilmente posticcia, l'incipit della puntata ci presenta il vivace viaggio in auto di Elliot e della sua famiglia, con tanto di risate registrate a corollario di ogni gag e di fittizia sigla ad hoc come se la serie fosse, appunto, una sit-com. Una pura concessione al fan service? Un occasionale divertissement dal gusto postmoderno? Ovviamente no, trattandosi di un prodotto come Mr. Robot. Il nuovo formato narrativo non manca di spiazzare - e divertire - lo spettatore, ma l'effetto ricercato da Esmail è ben preciso: sottolineare il senso di straniamento di Elliot (e quindi di noi che guardiamo) rispetto a una realtà da lui stesso percepita come illusoria e 'stonata'.

Mr. Robot: Rami Malek nella première eps2.0_unm4sk.tc

L'umorismo, pertanto, è generato dalla stridente giustapposizione fra canoni televisivi ormai datati, con l'inevitabile richiamo all'infanzia di Elliot e di un'intera generazione di spettatori (incluso un cameo del celeberrimo pupazzo ALF), e il sottofondo macabro delle varie gag, in cui follia, violenza e morte si fondono come in una sit-com ideata da David Lynch. La cognizione dell'assurdo, da parte nostra e di Elliot, si dilata per ben quindici minuti, quando questa disturbante sit-com viene interrotta per tornare nella dimensione del reale. Esmail, in sostanza, ha la sicurezza sufficiente per poter giocare con le regole dello storytelling e della messa in scena (i piani sequenza e le citazioni di Tarantino ne sono ulteriori esempi), e l'intelligenza per fermarsi un attimo prima di scivolare nella pura maniera. Ma come accennavamo in apertura, è nell'episodio successivo, eps2.5_h4ndshake.sme, che Esmail si è assunto i rischi maggiori, rovesciando nuovamente le certezze del pubblico e portando la storia di Elliot ad un punto di non ritorno.

Mr. Robot: un'immagine del protagonista in eps2.0_unm4sk.tc

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Orange is the new black

Mr. Robot: Rami Malek in un'immagine del settimo episodio

eps2.5_h4ndshake.sme rappresenta in tutto e per tutto una puntata spartiacque: una drastica cesura fra tutto ciò che abbiamo visto finora e quanto vedremo nelle settimane a venire, fino al termine della seconda stagione. Il settimo episodio, infatti, porta a compimento la storyline legata al rapporto fra Elliot e l'infido Ray Hayworth, con tanto di ultima partita a scacchi poco prima dell'arresto di Ray da parte dell'FBI; sancisce la rinnovata 'collaborazione' fra il protagonista e il proprio alter ego (la simbolica "stretta di mano" del titolo); e ci induce a pensare, per quanto non possiamo esserne del tutto certi, che il desaparecido Tyrell Wellick (Martin Wallström) possa essere stato ucciso dallo stesso Elliot, come sembra suggerire Mr. Robot facendo riferimento al famigerato black out nella memoria del ragazzo (ma attorno alla sorte di Wellick rimane comunque un alone di dubbio).

Mr. Robot: Rami Malek dietro le sbarre

Tutto questo, però, è soltanto il preludio al colpo di scena che, nei minuti conclusivi, capovolge letteralmente l'intera costruzione drammaturgica della serie, assecondando una fan theory che circolava sul web dall'inizio della stagione: dove si trova veramente Elliot? Già un anno fa Esmail aveva sfidato più e più volte le nostre certezze di spettatori, portandoci a interrogarci sulla natura delle esperienze di Elliot, nonché sull'identità del misterioso Mr. Robot. Le illusioni, le maschere, la manipolazione della realtà affinché essa si adatti alla nostra personalissima prospettiva nella maniera più rassicurante possibile: sono tutti elementi da sempre al cuore di Mr. Robot. Elementi che abbiamo ritrovato pure in questa seconda stagione e che in eps2.5_h4ndshake.sme assumono una portata ancora più ampia nel momento in cui, attraverso un repentino cambiamento del 'fondale' di una scena, scopriamo l'inquietante verità: Elliot non si è mai ritirato a casa della madre, né tantomeno ha trascorso le sue giornate nel quartiere d'infanzia. Da ben sette episodi, Elliot è rinchiuso in un carcere.

I know what you're thinking. And no, I didn't lie to you: all of this really happened.

La promessa di Elliot

Mr. Robot: un'immagine del protagonista Rami Malek

A guardar bene, non era mancato qualche indizio che faceva propendere per tale teoria; eppure la rivelazione arriva con la potenza di uno shock, accompagnata - ironicamente - da un estratto della colonna sonora composta da Jack Nitsche per il film Qualcuno volò sul nido del cuculo (sempre a proposito di prigioni e di follia). Un twist coraggioso e rischiosissimo, ma a nostro avviso del tutto coerente con l'essenza di una serie il cui baricentro tematico consiste appunto in questo: l'indagine del valore della nostra percezione individuale e dei relativi punti di vista come indispensabili chiavi di lettura dell'esistenza. E allora, tutto ciò a cui abbiamo assistito in queste settimane non è propriamente una menzogna, ma piuttosto il 'travestimento' che la mente di Elliot ha scelto di conferire al mondo circostante. E dato che la focalizzazione privilegiata del racconto è costituita dallo sguardo di Elliot, è naturale che anche per lo spettatore la realtà carceraria sia stata alterata dalla sua prospettiva distorta; perlomeno fino ad oggi. "Questa sarà l'ultima volta che ti nascondo qualcosa. Promesso", dichiara la voce fuori campo di Elliot, al termine dell'episodio. Lasciandoci intendere che la stretta di mano del titolo, forse, non è tanto quella fra lui e Mr. Robot, quanto la sua stretta di mano con noi: la persona oltre la quarta parete, il confidente attento e silenzioso. L'amico invisibile al quale Elliot, fin dall'ormai lontano "Hello, friend", non ha mai smesso di rivolgersi.

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