Movieplayer.it Awards 2012: la Top 20 della redazione

Anche quest'anno la selezione dei venti film dell'anno per la redazione del nostro webmagazine si affianca alle scelte dei lettori, che annunceremo domani. Da Drive a Hereafter, tutti i nostri colpi di fulmine cinematografici usciti in Italia nell'anno da poco conclusosi.

E' comparso nelle alte sfere delle classifiche della critica sin dal suo debutto festivaliero a Cannes nel mese di maggio, ed è considerato la piena consacrazione di un regista che ormai da diversi anni è idolatrato dalle giovani generazioni di cinefili. Non stupirà nessuno, quindi, il fatto di vedere Drive di Nicolas Winding Refn al primo posto della top 20 per il 2011 della redazione di Movieplayer.it, né forse risulterà particolarmente sorprendente il fatto che il film che più di ogni altro gli ha dato filo da torcere sia stato Una separazione di Asghar Farhadi. Due opere magnifiche, e incredibilmente diverse, Drive e Una separazione: estremamente ricercato nella forma il primo, essenziale nella messa in scena anche se drammaturgicamente potente il secondo; incentrato sulle atmosfere, le alchimie e gli sguardi il primo, intessuto di dialoghi tesissimi il secondo; violento, poetico e romantico il primo, angosciante, nervoso e realistico il secondo. Ci sono tante ragioni per cui il 2011 non sarà ricordato come un anno particolarmente felice da molti, addetti ai lavori, distributori e spettatori; dal nostro punto di vista, bastano queste due magnifiche pellicole, punte di diamante di due filmografie agli antipodi, a fare ammenda di tante delusioni e preoccupazioni.

Un'immagine di Peyman Moadi e Sarina Farhadi in una scena dell'intenso dramma Una separazione
Ma il 2011 cinematografico non è stato soltanto Refn e Farhadi, come provano gli altri titoli della parte alta della nostra Top 20: al terzo posto, ad esempio, toviamo il brillante e divertente Carnage di Roman Polanski, che ci ha conquistato con il suo inedito equilibrio, realismo psicologico, esuberanza drammatica e amarezza antropologica, e al quarto il fenomeno dell'Awards Season in corso, un piccolo, formidabile film francese che, in un'annata così tribolata, ci ha indotti a guardare indietro a un passato glorioso, The Artist di Michel Hazanavicius.
Uscito all'inizio dell'anno, ed effettivamente pellicola del 2010, Il cigno nero di Darren Aronofsky non è stato dimenticato dal nostro team di critici: un film discusso, per molti imperfetto, ma di immenso impatto emotivo ed estetico, che non verrà ricordato soltanto per l'interpretazione da Oscar di Natalie Portman, ma come parte del coerente e straordinario percorso artistico di uno dei massimi registi degli anni Zero - e molto probabilmente di quelli a venire; noi lo abbiamo inserito al quinto posto della top 20, subito prima del primo film italiano della nostra classifica, This Must Be the Place di Paolo Sorrentino. Il regista napoletano, come sa bene chi ci segue da un po' di tempo, è un habitué delle nostre selezioni, un autore molto caro alle nostre firme e probabilmente il nostro favorito tra i registi nostrani; non perde troppo terreno rispetto a Sorrentino Nanni Moretti: il suo Habemus Papam è infatti appena fuori dai primi dieci, all'undicesimo posto.
E vorremmo sottolineare come in un'annata in cui il cinema di casa nostra è stato "salvato" dalle commedie, i due film italiani che più abbiamo amato non siano privi di momenti di leggerezza, accompagnati però da una notevole maturità artistica e da una grande ricchezza tematica.

Sean Penn, protagonista del film This Must Be the Place, di Paolo Sorrentino.
Tornando alla seconda parte della top ten, alle spalle di This Must Be The Place troviamo il film del quale, esattamente un anno fa, parlavamo come del titolo forse più atteso dell'intero 2011. E Terrence Malick non ha deluso: The Tree of Life non è forse stato il film epocale che qualcuno si augurava di vedere, ma sulla sua grandezza concettuale, sulla sua grandiosità visiva e sulla sua magnificenza tecnica siamo d'accordo pressoché tutti. In concorso a Cannes assieme alla Palma d'oro malickiana (e a Drive, The Artist, This Must Be the Place e Miracolo a Le Havre, davvero un'annata straordinaria, l'ultima, per la selezione competitiva francese) era anche il titolo che occupa l'ottava posizione, Melancholia di Lars Von Trier, tematicamente affine eppure contrapposto a The Tree of Life, e quasi altrettanto sontuoso visivamente.

George Clooney e Ryan Gosling fianco a fianco in una scena di Le idi di marzo
Torniamo negli Stati Uniti con il nono titolo in classifica, il velenoso e disincantato political drama di George Clooney Le idi di marzo: un altro film che ha diviso la critica, ma che sembra aver trovato consensi quasi unanimi nella nostra redazione. Meno attuale (era a Cannes nel 2010) ma non per questo passato inosservato e il lirico e malinconico Another Year di Mike Leigh, che conclude la prima parte della Top 20 precedendo il già citato Habemus Papam.
In dodicesima posizione, alle spalle del film di Moretti, ecco affacciarsi il secondo film inglese del lotto, nonché premio Oscar 2011, Il discorso del re di Tom Hooper; un film che forse è stato gradito più al pubblico (e all'Academy of Motion Picture Arts and Science, naturalmente) che alla critica, ma ha comunque trovato i suoi appassionati alfieri anche nella redazione di Movieplayer.it. Alle sue spalle due piccoli gioielli nordamericani che hanno avuto una diffusione molto inferiore ma che ci hanno colpito profondamente: Un gelido inverno della regista indie Debra Granik (unico film in classifica diretto da una donna, ma poteva andare peggio...) e La donna che canta del canadese Denis Villeneuve, racconti diversi negli scenari e nelle atmosfere di coraggiosissime e spaventose odissee femminili.

Il grande cinema d'autore s'impone poi nella parte finale della nostra Top 20, con le posizioni dalla 15 alla 20 che si dividono tra Aki Kaurismaki, Aleksandr Sokurov, Joel e Ethan Coen, Woody Allen, Wim Wenders e Clint Eastwood. Tutti esempi, ancora una volta, dell'infinità varietà di possibilità espressive, narrative e artistiche offerte dalla Settima Arte: dalla speranzosa e commovente semplicità di Miracolo a Le Havre, all'ambizione e l'abiezione del Leone d'oro del mestro russo; dal western dei fratelli minnesotani alla sognante e briosa commedia alleniana; dallo spettacolare uso del 3D per raccontare le coregrafie di Pina Bausch nel film di Wenders, fino ai malinconici fantasmi dickensiani di Hereafter.

The Artist: Bérénice Bejo sorride nel ruolo di Peppy Miller in una scena del film
Inutile dire che mancano tanti titoli che ci sarebbe piaciuto ricordare prima di salutare il 2011; come sempre, questa Top 20 è il frutto dell'aggregazione delle selezioni ragionate e personali di ciascun redattore (se volete scoprire le valutazioni dei singoli, potete esplorare le schede dei film per scoprire tutti i voti dei redattori). In ogni caso, questo sguardo al passato recente ci riconcilia con tante ombre dell'anno che andiamo ad archiviare: in barba all'infelice momento economico internazionale, ai fallimenti ai botteghini e alla crisi creativa che attanaglia tante cinematografie, i grandi film non mancano mai. E dunque eccoli ancora, tutti e venti, i nostri film del 2011:

  1. Drive
  2. Una separazione
  3. Carnage
  4. The Artist
  5. Il cigno nero
  6. This Must Be the Place
  7. The Tree of Life
  8. Melancholia
  9. Le idi di marzo
  10. Another Year
  11. Habemus Papam
  12. Il discorso del re
  13. Un gelido inverno
  14. La donna che canta
  15. Miracolo a Le Havre
  16. Faust
  17. Il grinta
  18. Midnight in Paris
  19. Pina 3D
  20. Hereafter
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