Moretti: ecco il mio Festival torinese

Lo scoppiettante regista romano si racconta, alle prese, per la prima volta, con la direzione del Torino Film Festival. 'La Festa del Cinema? Metterla in piedi è stato un gesto poco elegante, per dirla con un grosso eufemismo'

Pietro Salvatori

Un Nanni Moretti rilassato e cordiale, insieme alla critica e giornalista Emanuela Martini, presenta la venticinquesima edizione del Torino Film Festival, la prima sotto la direzione dell'attore e regista romano.

Che parte in questa sua avventura decidendo di giocare in casa, e convocando la stampa nel capitolino Nuovo Sacher, cinema che gestisce da più di quindici anni.
Moretti inizia subito snocciolando pillole di quello che sarà il nutrito programma della kermesse: "Verrà Wim Wenders a introdurre la sua retrospettiva. Per i primi quattro o cinque giorni lo farà di persona, la seconda metà del festival proietteremo dei brevi filmati che lui ha realizzato apposta per il festival. I film in concorso, che devono essereopere prime, seconde o al massimo terze, sono quindici. Poi la sezione Anteprime raccoglie film che hanno già tutti un distributore italiano, mentre la Fuori Concorso tutti quelli che lo stanno ancora cercando. Io terrò personalmente gli incontri con alcuni degli "esordienti del passato", come amo definirli io, e cioè i Taviani, Rosi, Brass, De Bosio e Vancini".

L'attenzione del direttore del Torino film festival è ovviamente indirizzata al cinema indipendente, quello che lui ama definire 'meno pigro': "Noi esercenti siamo su questo campo un osservatorio privilegiato, anche se forse ultimamente qualcosina si muove. Sedici anni fa io aprii questo cinema proiettando un film di Loach, ed ero l'unico a Roma. Oggi lo stesso regista trova ospitalità in almeno sei o sette sale. E il festival ha in questo uno dei suoi motivi d'esistenza".

Immancabile la domanda sulle rinunce dovute all'incombenza della Festa romana: "Beh, certo che abbiamo dovuto rinunciare a qualche film - dice sfoderando un sorrisetto sornione - un mese prima di Torino c'è un'altra manifestazione cinematografica... Avevamo scelto uno splendido film d'animazione, Peur(s) du noir. Ho saputo, leggendo Mereghetti, che è stato mandato allo sbaraglio a Roma. Volevamo anche Juno, quello che poi ha vinto la Festa, ma niente da fare".

Anzi, il regista di Ecce Bombo prova a sfilarsi dalla polemica, rincarando involontariamente la dose con l'ironia e la mordacità che lo contraddistingue: "So che l'anno scorso ci fu una riunione tra tutti i dirigenti dei tre grandi festival, Venezia, Roma e Torino, e i giornali il giorno dopo titolarono trionfalistici che si era trovata una soluzione: spostare di cinque giorni la Festa di Roma. Ecco, io ho rispetto del mio tempo, fino a quando ci sarò io non parteciperemo mai a queste riunioni. Anche perché se la Festa fosse solo una sfilata di star, un'operazione di costume e di grande cinema, sarebbe un conto. Ma è invece strutturata anche con sezioni extra, cinema nascosto eccetera. E' stato, per dirla con un grande eufemismo, un gesto poco elegante. Ma ormai c'è, che dobbiamo fare? Bisogna prenderne atto".

Ma non sono troppi i festival in Italia?, si domanda, se ne contano più di 78! Si incarica di rispondere la Martini: "In Francia e Spagna ce ne sono ancora di più se si va a vedere bene, a seguito della grande fioritura degli anni '80, della quale è figlio anche il Torino Film Festival. Poi è ovvio che ce ne sono di buoni e di meno buoni. A mio avviso assolvono tutti pienamente il loro compito se permettono di vedere opere che altrimenti non si vedrebbero mai in sala, rimarrebbero invisibili".
"Io sono stato da sempre un grandissimo appassionato di questo festival - sottolinea Moretti - perché è sempre stato molto ben caratterizzato, e voglio continuare a proporre quel tipo di rassegna, con quelle caratteristiche. Voglio che chi fa cinema in Italia a Torino si senta a casa. A me piace un festival che accolga un cinema meno convenzionale, meno pigro, in cui il Concorso abbia un ruolo centrale".

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