Massimiliano Bruno e l'Italia dei compromessi

La nostra lunga chiacchierata con il simpaticissimo autore, attore e regista romano che debutterà sul grande schermo il 16 marzo prossimo con Nessuno mi può giudicare, la commedia sull'Italia di oggi che vede impegnata la sua grande amica Paola Cortellesi insieme a Raoul Bova e a uno scoppiettante Rocco Papaleo.

Una commedia che fa ridere e tanto, ma che fa anche riflettere sul difficile momento che attraversa la 'sua' generazione, la cosiddetta 'generazione dei compromessi', sulla situazione drammatica delle donne in un Paese come l'Italia, terribilmente cinico, maschilista, sessista, razzista e, nonostante ci si sforzi di negare l'evidenza, fatto a misura di uomo, o meglio di maschio.
La storia è quella di Alice, una ricca e bigotta signora dell'alta borghesia romana che a quarant'anni si ritrova in poche ore e senza preavviso dalle stelle alle stalle. L'improvvisa morte del marito, un ricco imprenditore nel settore dei sanitari, la riduce infatti sul lastrico per via dei debiti ereditati dagli affari del consorte. Senza lavoro, senza casa e senza soldi la donna è costretta ad entrare nel mondo delle escort per procurarsi in breve tempo la somma dovuta ed evitare che gli assistenti sociali le portino via il figlio. Trasferitasi in una topaia all'ultimo piano di un palazzo del Quarticciolo, quartiere popolare di Roma, Alice dovrà fare i conti con importanti aspetti della vita che fino a quel momento aveva praticamente ignorato: i rapporti sociali disinteressati, il mondo del lavoro con le sue precarietà, la tolleranza nei confronti degli immigrati e la crisi economica. Grazie a questa tragica esperienza Alice incontrerà tanta gente nuova ed oltre a imparerà il significato dell'amicizia, della solidarietà e del sacrificio.
Un passo, quello dell'esordio alla regia, che arriva per Massimiliano Bruno dopo tantissimi anni di gavetta teatrale e televisiva (la maggior parte al fianco di Paola Cortellesi, sua amica da più di vent'anni) come sceneggiatore e attore, e che egli stesso considera come punto di inizio di una fase nuova della sua carriera. Da grande infatti vuole fare proprio questo, scrivere e dirigere le sue storie e ritagliarsi il suo spazio come cineasta di commedie che non disdegnano l'impegno sociale. Cresciuto professionalmente nei teatri di Roma insieme alla Cortellesi, a Stefano Masciarelli, Cinzia Leone, Valerio Mastandrea e Claudio Santamaria, Bruno si era già avvicinato al grande schermo scrivendo la sceneggiatura di Notte prima degli esami, Ex, Maschi contro Femmine e Femmine contro Maschi, il tutto al fianco di Fausto Brizzi, che qui ricambia il favore in qualità di co-sceneggiatore e autore del soggetto originale.
Queste le prime anticipazioni sul film, sui personaggi, sul cast capitanato da una straordinaria Paola Cortellesi e sulla storia, incentrata sulla situazione delle donne italiane in un momento in cui 'certi' argomenti sono di grande, grandissima attualità...

Nessuno mi può giudicare, un titolo emblematico che ammicca alla celebre canzone di Caterina Caselli che immaginiamo non potrà mancare nella colonna sonora...

Anna Foglietta con Paola Cortellesi nel film Nessuno mi può giudicare
Massimiliano Bruno: Beh, ovvio che ci sarà, ma non nella versione che tutti conoscono bensì in una riarrangiata per l'occasione e cantata proprio da Paola Cortellesi, protagonista del film, giudicata qualche anno fa da una grande artista come Mina come la più brava cantante italiana. In realtà il titolo del film è cambiato tantissime volte nel corso della lavorazione, quelli che avevamo scelto prima di questo non erano troppo immediati e quindi abbiamo scelto di andare sul sicuro con questo, che oltre a sposarsi bene col film è anche il titolo di un grande successo degli anni '60. Non potevamo lasciarci sfuggire l'occasione di avere la canzone come colonna sonora e il connubio è sicuramente vincente e convincente.

Una grande amicizia quella tra te e Paola che si corona finalmente con un film da te diretto e da lei interpretato, dopo tanti lavori teatrali e televisivi come suo autore...
Conosco Paola ormai dai primi anni '90, lei in quel periodo faceva la cantante in un gruppo che mi pare si chiamasse I nottambuli, o una cosa del genere. Avevamo un amico in comune, il ragazzo con cui io condividevo la casa era infatti un membro del gruppo musicale ed è così che è nata questa amicizia e questa collaborazione professionale che ormai ci accompagna da tanto tempo.

Raccontaci un po' di te, del percorso che negli anni ti ha portato dal palcoscenico, alla tv e poi al cinema. Cosa vorresti fare da grande?
Ho cominciato da giovanissimo a lavorare nei teatri di quartiere e poi al Teatro dei Satiri e al Teatro 7 negli anni in cui anche Aprea, Santamaria, Mastandrea e tanti altri iniziavano la loro carriera di attori. è con loro che sono cresciuto portando in scena spettacoli di impegno sociale e raccontando le storie che tutti noi amavamo. Poi ho capito che per vivere di questo mestiere dovevo fare anche altro e così ho accettato volentieri le lusinghe delle TV con tutti i compromessi del caso. Poi ho iniziato a scrivere per il cinema con Brizzi e pian piano mi sono avvicinato a quello che realmente mi piace fare e cioè scrivere e dirigere le mie storie in piena libertà creativa.

Cosa ti affascina del mestire del regista?
Fare la regia di un film è la cosa che mi è piaciuta di più da quando lavoro nello spettacolo, anche se la soddisfazione di lavorare a teatro non si batte. Se mi pagassero allo stesso modo farei solo teatro, senza alcun dubbio, ma non è così purtroppo. La regia cinematografica è un processo lungo ma pieno di soddisfazioni, è meraviglioso il fatto di poter scrivere una storia e poi scegliere gli attori, dirigerli, trovare insieme a loro delle soluzioni, fare il montaggio, metterci le musiche. E' davvero appagante.

Come e quando è nato il progetto di Nessuno mi può giudicare? E' accaduto in tempi non sospetti oppure...

Paola Cortellesi e Raoul Bova nel film Nessuno mi può giudicare
La concomitanza tra l'uscita del film e l'evolversi delle vicende politiche che sono su tutte le pagine dei giornali è inquietante ma del tutto casuale. Se tutti oggi sanno cosa sono le escort è a causa dello scandalo che sta coinvolgendo Berlusconi, ma vorrei chiarire che questa cosa c'entra pochissimo con il mio film. L'idea è nata circa un anno e mezzo fa quando Fausto Brizzi mi ha fatto leggere un soggetto di poche pagine da lui scritto e che aveva come protagonista una giovane in difficoltà economica che decide di diventare una escort e di iniziare a guadagnare tanti soldi in poco tempo. Mi era piaciuto molto ma come ovviamente la storia aveva un taglio tipicamente brizziano ed era molto più centrata su di lei anzichè concentrarsi sul contesto sociale e sui personaggi di contorno.

Ed è così nato questo film, una commedia corale che segna il tuo esordio alla regia raccontando la storia di una donna della tua generazione costretta a reinventarsi la vita a quarant'anni dopo aver perso tutto...
E' proprio questo il punto, ho cercato di creare quello che a mio avviso mancava per fare di questa storia una storia corale. Ho ideato un contorno interessante, nuovi bizzarri personaggi e ho aggiustato il tiro tentando di far ridere ma al contempo di raccontare l'Italia di oggi, che non è proprio l'Italia che sognavo quando ero giovane. Ho cercato insomma di rendere la storia più 'mia', più vicina a quel che mi piace raccontare. E così ho ambientato il film al Quarticciolo, zona popolare di Roma in cui l'ex ricca signorotta borghese un po' stronza e un po' razzistella si trasferisce dopo la bancarotta. Dalla villa all'Olgiata ecco il superattico catapecchia in un palazzo abitato per lo più da immigrati, un passaggio traumatico che le darà l'opportunità di entrare in contatto con tanta gente nuova e le darà lo slancio giusto per risalire la china nonostante il 'lavoro' orribile che è costretta a fare per causa di forza maggiore.

Si parla di crisi economica, di internet, di escort, del problema dell'integrazione degli immigrati, un film insomma che racconta esattamente l'Italia che viviamo in questi giorni, l'Italia dei troppi compromessi. C'è una via d'uscita per scappare da tutto questo?
Gli affetti e delle scelte intelligenti possono salvarci, spero che tra qualche anno la nostra generazione potrà essere definite come la generazione dell'intransigenza. Bisogna imparare che a volte dire "No grazie, io non ci sto a queste regole" se vogliamo provare a cambiare la situazione e a rendere questo Paese migliore di com'è. Certo, questo significherà fare ancora più sacrifici ma sono sicuro che ne varrà la pena.

Tu hai dovuto accettare dei compromessi per riuscire ad arrivare a fare quello che veramente vuoi fare?
Bisogna considerare che viviamo in Italia, un Paese che non dà opportunità di alcun tipo a chi vuole intraprendere una carriera seriamente e senza scorciatoie. Io sono un grande ammiratore di Loach, Godard e Truffaut ma in Italia la gente guarda solo le commedie popolari, in Italia devi prima conquistare il pubblico, farlo ridere e fare grandi risultati al botteghino sin dal primo film, solo in questo caso poi forse ti guadagni una seconda possibilità di fare veramente quello che vuoi dare. Bisogna aspettare che venga il tuo turno e seguire la prassi.

Cos'hai pensato quando ti è stato proposto questo soggetto?

Massimiliano Bruno sul set del suo Nessuno mi può giudicare
Mi sono detto che avrei dovuto trovare un modo per far ridere la gente e allo stesso tempo far arrivare il messaggio che volevo. Non è facile ma c'è il modo di essere popolare nel modus operandi, usando gag comiche e sketch, e contemporaneamente seri quando si tratta di comunicare un sentimento di malcontento e di disagio nei confronti del mondo che ci circonda. Mi rendo conto che il messaggio che si fa passare qui è duro da digerire, ma anche quello che oggi giorno si cerca di far passare come normale è ancora più terribile. Facendo una comunicazione sbagliata come quella che fanno certi esponenti della nostra classe politica oggi si distruggono intere generazioni, ragazzi e ragazze che crescono pensando erroneamente che quello che si sente in tv o si legge sui giornali non sia l'eccezione ma una triste regola. Tutto ciò è assurdo, è un malcostume che va combattuto con tutte le nostre forze, per i nostri figli e per noi stessi.

Non dev'essere stato facile convincere Paola a interpretare un personaggio così forte e diverso dal solito...
Effettivamente quando gliene parlai all'inizio era pressoché terrorizzata all'idea, era effettivamente roba tosta ma io l'ho subito rassicurata sul fatto che non ci sarebbe stata alcuna scena di nudo, non era quello che mi interessava, io volevo fare una commedia. A convincerla è stata la duplicità del personaggio di Alice, la possibilità di interpretare il ruolo di due donne in una. Da un lato la signorotta arricchita, snob e figlia di un macellaio che ha sposato un cialtrone, un pezzo grosso del ramo dei sanitari, una che con la cultura ha poco a che fare ma che quando si tratta di gossip, feste e luoghi comuni sugli immigrati è la prima della classe. Questa a suo avviso era la parte meno difficile del ruolo, ma poi il personaggio subisce una trasformazione totale quando si tratta di combattere contro tutto e tutti per tenere con sé il figlio. Tutto l'egoismo che aveva prima si trasforma dopo la morte del marito in rabbia e grinta. Prova a cercare lavoro ma trova solo un sacco di porte chiuse in faccia ed alla fine decide di accettare le lusinghe del soldo facile accettando di trasformarsi in una escort, prende informazioni sulla paga e quando scopre che si possono arrivare a guadagnare anche mille euro al giorno decide di prendere 'ripetizioni' da Eva, l'unica ragazza che può introdurla in quel mondo, conosciuta ad una festa qualche tempo prima. Per una donna impacciata che col sesso e la seduzione ha ben poco a che fare arriva il momento di imparare a sculettare, a vestirsi in un certo modo, ad ammiccare con lo sguardo. Ma poi col tempo tutto diverrà più semplice anche per via dell'amicizia che si instaura con Eva.

Passiamo ai due ruoli maschili principali interpretati da Raoul Bova e Rocco Papaleo, ci racconti un po' di questi due bizzarri amici di Alice?

Una scena del film Nessuno mi può giudicare
Raoul interpreta Giulio, il gestore di un internet point del Quarticciolo, che incontra Alice in tempi non sospetti perchè è amico di Aziz, il collaboratore domestico che la donna aveva in casa ai bei tempi. L'impressione non è di certo delle migliori, visto il modo orrendo in cui lei tratta la servitù (tant'è vero che lui in difesa dell'amico ad un certo punto sbotta dicendole "bel modo di trattare la gente che lavora, mettete a fa' la sindacalista, no?"); ma poi i due si rincontrano dopo qualche tempo e lui apprende con una certa soddisfazione della condizione precaria di lei. I due scopriranno che dietro la loro corazza c'è molto altro e che aprirsi agli altri è la cosa migliore che possa capitare nella vita. Devo dire che ho potuto finalmente sfatare un mito: Raoul Bova è un bravo attore, oltre ad essere un bell'uomo. Quando fa il coatto poi è insuperabile, lo avevo visto nell'ultimo film di Luchetti e mi era tanto piaciuta quell'aria sbarazzina e popolare che Daniele era riuscita a dare al suo personaggio. Riesce molto meglio quando non è costretto in ruoli seri un po' troppo rigidi e impostati, la sua parlata originale, quella romanesca è davvero irresistibile e funziona veramente molto bene.

Anche Papaleo in quanto a parlata è pressoché imbattibile...
Rocco è letteralmente impazzito quando gli ho proposto il personaggio di Lionello, un razzista del sud, un populista di destra che spara sentenze gratuite a destra e manca, insomma il suo esatto contrario. Ce l'ha con i neri, con i gay, esalta i mafiosi e parla della malavita come di un'organizzazione mentale prima che pratica, è una sorta di teorico del razzismo. Si è divertito un sacco e ci ha fatto divertire un sacco anche a noi, dietro le quinte nei momenti di pausa non riusciva ad uscire dal personaggio e veniva lì ad insultarci tutti nei modi più beceri possibili, davvero uno spasso.

Il personaggio più divertente che vedremo nel film, a parte quello di Rocco Papaleo?
Ah, su questo non ho dubbi, è il personaggio interpretato dal co-sceneggiatore del film Edoardo Falcone, un cliente di Alice che ama le pratiche sadomasochistiche e costringe la donna a frustarlo violentemente. Davvero uno spasso, sarà questo il vero tormentone del film.

Un film che fa ridere dunque, e molto, ma che non disdegna anche momenti intensamente drammatici...

Paola Cortellesi in una scena del film Nessuno mi può giudicare
Nessuno mi può giudicare è un film molto divertente, specialmente nel punto in cui racconta la varietà dei clienti di Alice, uomini di tutti i tipi. C'è il sadomasochista, quello che ama vestirsi da Batman, il politico corrotto in preda ai sensi di colpa, l'artista eclettico. Anche dal cast scelto si evince che non è proprio un film che punta sulla serietà (ride). C'è però anche qualche momento in cui ci si commuove, specie nel finale, un momento che fa riflettere sulla nostra condizione, sulla società in cui viviamo. Esci dalla sala con il sorriso ma anche con la consapevolezza che le donne nel 2011 in Italia sono in una condizione terribile, devono rimboccarsi le maniche per non vivere più nel compromesso e quando finalmente si saranno scrollate di dosso questo peso saranno più forti e nessuno le potrà più sottomettere.

Nel cast vediamo anche il tuo nome, hai anche tu un cameo nel film?
Sì, interpreto Francesco Graziani, il socio in affari del marito di Paola, una piccola apparizione che mi sono ritagliato solo per il gusto di apparire sul grande schermo in una scena del film al fianco di Paola, che poi è la scena del funerale. Non potevo mancare, mi sono tolto un piccolo sfizio.

Nel cast ci sono anche tanti altri volti noti della nostra televisione: Caterina Guzzanti, Lillo di Lillo e Greg, Dario Cassini, Lucia Ocone, tutti attori che abbiamo apprezzato negli anni in tante trasmissioni televisive. Quanto devi alla televisione se oggi stai per debuttare al cinema?
Sinceramente credo di dovere molto poco alla TV. Se sono arrivato sul grande schermo è solo per il mio percorso di sceneggiatore e autore. Quando arrivi a scrivere film per te o per altri è segno che conosci bene la struttura di una sceneggiatura, specie se come me per tanti anni hai seguito il set e recitato in teatro. E' naturale che dopo un po' ti venga voglia di fare qualcosa di tuo. Storicamente il nome dello sceneggiatore conta poco, in pochi sanno chi c'è dietro ai grandi film che hanno fatto la storia del Cinema. In tanti anni di esperienza ho capito che alla fine il taglio vero a qualsiasi opera lo dà il regista, decide lui quanto essere superficiale e quanto profondo, interviene nelle scelte musicali, insomma lavora in completa libertà.

I produttori di Nessuno mi può giudicare ti hanno lasciato libertà creativa?
Il film è prodotto da Federica Lucisano, che mi ha dato carta bianca visto che da anni mi segue ed è una mia fan a tutti gli effetti. Prima di accettare questa regia avevo rifiutato un paio di proposte che non mi interessavano perchè sentivo che avevano poco a che fare con quello che io avevo in mente di fare. Poi Federica un giorno mi ha detto "Massimiliano, voglio che tu faccia un film con il tuo stile, hai carta bianca su tutto" e io non mi sono fatto scappare l'opportunità. Spero che questo segni l'inizio di una collaborazione professionale duratura, anche perchè penso di fare con lei anche il mio prossimo film.

Hai già idea di cosa farai dopo?
Certamente, sono giù proiettato verso il futuro, posso dirti che si tratterà di una commedia, che ci sarà spero sempre Paola Cortellesi, a meno di impegni concomitanti e che sarà un film incentrato sulle tematiche che finora ho trattato solo a teatro, sarà un po' più orientato verso il sociale e si intitolerà probabilmente Viva l'Italia. Sto cercando di accaparrarmi la collaborazione di De Gregori per la colonna sonora (il titolo del film è tratto proprio dal titolo di un album e di una canzone emblematica del cantautore romano). Sarà in poche parole una fotografia tosta dell'Italia di oggi, una storia in cui finalmente potrò andare un po' più a fondo sugli argomenti che da sempre mi interessano.

Massimiliano Bruno e l'Italia dei compromessi
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