La bocca del lupo

2009, Documentario

Recensione La bocca del lupo (2009)

Pietro Marcello ci racconta, senza indulgenza, la storia pasoliniana di due personaggi astrusi e quasi indecifrabili, che tirano avanti sperando di trovare un giorno o l'altro un rifugio in cui godere insieme di un po' di tranquillità domestica.

Mary per sempre

Sospeso fra spazio e tempo, separati da un confine invalicabile, La bocca del lupo è un viaggio irreversibile e a ritroso nella vita di Enzo Baffo, personaggio surreale che sembra appartenere agli altrove che la Storia del Novecento ha lasciato tra le caverne della memoria, tramandata nei gesti e nei solchi dei volti, e i meandri di un'etnicità locale ancestrale. Opera seconda del giovane regista Pietro Marcello, che già nel 2007 si era fatto apprezzare con il documentario Il Passaggio della Linea, candidato ai David di Donatello, il film è un approdo convinto in un porto che accoglie derelitti ed esseri malinconici, come quelli cantati da De André.

La sua Genova è cupa e gelida, intrappola nei suoi vicoli e sotto i suoi portici un'umanità debole ma coraggiosa, che combatte il buio dell'anima con la compagnia del trans-amore. Senza troppo calore accoglie negli anni '80 Enzo, catanese con "la dolcezza di un bambino in un corpo di gigante", un uomo dal volto indurito dietro i baffi folti come i galantuomini siculi, dinoccolato e surreale. Fin da piccolo segue il padre in piccoli traffici illeciti, ma per una strana e fatale combinazione di eventi si spinge oltre la piccola criminalità fino a farsi arrestare. Viene condannato a 14 anni di carcere, ma il suo carattere bonario e nello stesso tempo violento lo trae in qualche modo in salvo: conosce in una cella al piano superiore il transessuale Mary del quale s'innamora da subito. Tra i due nasce un amore in grado di superare una paurosa precarietà quotidiana, di quelli che si svincolano dalle carneficine moralistiche, un potente amour fou poetico come un verso della Merini.

Una scena del film La bocca del lupo di Pietro Marcello
Pietro Marcello ci racconta, senza indulgenza, la storia pasoliniana di due personaggi astrusi e quasi indecifrabili, che tirano avanti sperando di trovare un giorno o l'altro un rifugio in cui godere insieme di un po' di tranquillità domestica. L'opera si popola in margini palpati con delicatezza struggente di fantasmi borderline, di distopie urbane che si consumano nelle zone grigie della città e dell'animo con la stessa intensità e con lo stesso ritmo del mare che li veicola. Un film incantevolmente puro come le onde sbattute al più gelido dei venti e granuloso come il pulviscolo che la storia dei Mille ha lasciato nel passaggio da sud a nord, simile al solco che separa gli amanti maledetti che riescono a sciogliere i lacci più stretti della società.

Recensione La bocca del lupo (2009)
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