Martin Scorsese e i Rolling Stones inaugurano Berlino 2008

Il regista e la leggendaria band rock presentano il loro film/concerto alla stampa internazionale del Festival di Berlino 2008.

Massimo Borriello

Tocca a Martin Scorsese e ai Rolling Stones dare il via alla 58a edizione del Festival del cinema di Berlino, ed è subito delirio. Dopo la proiezione riservata alla stampa, salutata dagli addetti ai lavori con un vero e proprio tifo da stadio, regista e band hanno presentato il loro Shine a Light, documentario-concerto filmato nel 2006 al Beacon Theater di New York, in una affollatissima sala conferenze. Il film di Scorsese rappresenta un formidabile ritratto della band inglese, riesce a catturare al meglio tutta loro incontenibile energia negli show dal vivo, ed è la giusta celebrazione di un gruppo icona del rock'n'roll più puro, sopravvissuto ad un'evoluzione della musica che forse ha perso quella carica travolgente degli anni d'oro, quelli della sana rivalità tra Beatles e Stones. E per la prima volta ad inaugurare un festival è un lavoro di non-fiction, un concerto che ci fa faticare non poco a restare immobili sulla poltrona di una sala cinematografica.

Martin Scorsese, nei suoi precedenti film ha utilizzato molte canzoni dei Rolling Stones. Che rapporto ha con la loro musica?

Martin Scorsese: La musica è parte della mia vita. Il loro suono, le chitarre, la voce di Mike sono tutte cose che mi hanno ispirato enormemente e che sono diventate negli anni la base di molti dei lavori che ho fatto. La musica è qualcosa di così forte ed immortale che crea tutta una serie di immagini nella mia mente che seguo sempre nel mio fare cinema.

Come ha lavorato a questo progetto?

Martin Scorsese: Non volevo fare un documentario sui Rolling Stones, ma catturare la loro musica, la loro performance dal vivo. Volevo possedere l'oscuro oggetto del desiderio. Il processo di realizzazione del progetto è stato molto divertente perché la loro passione ha contagiato anche me. Quando ascolto i Rolling Stones c'è quest'energia che mi attraversa continuamente che volevo passasse attraverso lo schermo. Avvertivo un'ansia perenne nel filmare gli Stones e la cosa divertente all'inizio era proprio l'assurdità di questo progetto.

Quanto tempo è passato dal momento in cui ha avuto la scaletta del concerto e l'inizio delle riprese?

Martin Scorsese: Cinque minuti! E' stata divertente comunque questa tensione. Ci chiedevamo continuamente: quale sarà l'atmosfera del concerto questa sera? Sarà caldo abbastanza il pubblico? La scaletta in realtà è arrivata un paio d'ore prima dell'inizio del concerto, ma solo pochi minuti prima che gli Stones salissero sul palco ho avvertito le reali sensazioni che si accompagnavano allo show.

E' stato importante avere uno storyboard nella lavorazione di questo tipo di progetto?

Martin Scorsese: Quando ho realizzato L'ultimo valzer, il documentario sul concerto di addio del gruppo canadese The Band, sono stato in grado di catturare tutte le immagini che volevo perché era un progetto più limitato. Qui invece c'è stato un grande lavoro, per esempio, per scegliere l'angolazione migliore delle telecamere. Avevamo in mente le posizioni e sapevo che ognuna di quelle camere doveva essere concentrata su un membro della band. Ho dovuto cominciare con uno storyboard, ma visto anche il tipo di gruppo poi le cose sono cambiate in corso d'opera.

Perché avete come scelto come titolo Shine a Light?

Martin Scorsese: Suonava così bene. Fai brillare una luce: è quello che volevo fare io con questo film, puntare cioè un riflettore sulla musica dei Rolling stones.

Non crede che provare a filmare un concerto dal vivo mostri tutti i limiti del cinema?

Martin Scorsese: Forse è vero. Noi abbiamo cercato semplicemente di avvicinarci il più possibile a ciò che succede realmente durante un concerto, all'energia che si sprigiona. Spesso un concerto filmato diventa qualcos'altro, ma per me resta una sorta di poesia in movimento.

Mick Jagger, come è nato il progetto di un documentario-concerto sulla vostra band?

Mick Jagger: Shine a Light non è un semplice documentario su una rock band o un concerto filmato, è un vero e proprio film. Non ci siamo neppure accorti delle telecamere, ci siamo limitati a fare il nostro show. All'inizio c'era una vaga idea di filmare un concerto sulla spiaggia, poi dopo tre giorni Martin ha deciso che voleva qualcosa di più intimo e abbiamo optato per un teatro. Siamo fieri ed emozionati di essere a Berlino con Shine a Light, anche perché ci hanno detto che è la prima volta che un film-concerto apre un festival. E' stato molto divertente per noi lavorare con un grande regista come Martin Scorsese.

Nel film mancano canzoni storiche come Gimme Shelter, Loving Cup e Just my Imagination. Perché?

Mick Jagger: Questo è il primo film di Scorsese a non usare Gimme Shelter! In realtà ogni sera facciamo tante canzoni sul palco, ma non sono sempre le stesse. Quelle che sono rimaste fuori le faremo la prossima volta!

Keith Richards, com'è stato suonare sul palco sapendo di essere ripresi da Martin Scorsese?

Keith Richards: Martin voleva catturare lo spirito reale dei nostri concerti, non qualcosa fatto appositamente per il cinema, e per questo non ci ha imposto nulla. Noi siamo saliti sul palco concentrati come al solito, senza pensare alle telecamere, e questo è stato possibile solo grazie alla bravura di un regista come Martin.

Martin Scorsese e i Rolling Stones inaugurano...
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