Martin Freeman: un Dr. Watson in gamba

Martin Freeman, il co-protagonista di Sherlock - impeccabile e originalissima miniserie di BBC che trasferisce i personaggi di Conan Doyle ai giorni nostri - parla del suo personaggio e della produzione.

Ex impiegato frustrato di The Office, Martin Freeman non teme l'ira dei fan di gialli, fantascienza e fantasy sempre ipercritici nei confronti delle versioni in carne e ossa dei loro idoli letterari. L'attore britannico è stato il protagonista dell'adattamento cinematografico della folle e geniale Guida galattica per autostoppisti di Adams e sarà Bilbo Baggins nelle due pellicole ispirate a Lo Hobbit di Tolkien. E soprattutto, è un John Watson capace e alquanto misterioso nell'acclamata miniserie di BBC (in Italia trasmessa da JOI) Sherlock, ruolo a cui è particolarmente affezionato.
NB: se non avete visto l'ultima puntata, state lontani dall'ultima domanda. Quali sono le differenze, secondo te, tra gli Holmes e Watson di Sherlock e gli originali letterari?
Beh, io sono cresciuto in Inghilterra, per cui ho visto molti adattamenti delle storie di Sherlock Holmes. Dal mio punto di vista, la nostra versione rispetta decisamente lo spirito della relazione che i due hanno all'inizio della storia narrata da Arthur Conan Doyle. Le trasposizioni successive hanno fatto diventare Watson un inetto, noi invece abbiamo mostrato un uomo in gamba, che poi è la verità che si evince dai libri di Conan Doyle. Insomma, i casi di Holmes sono narrati da Watson stesso, che è un medico militare appena tornato dall'Afghanistan, non può essere un completo idiota! Meglio per me che lo dovevo impersonare...

Martin Freeman in una scena del primo episodio della serie Sherlock
È stato difficile interpretare il Dr. Watson?
No, per niente, è stato un piacere. Mi spiego, io penso che sia tutto facile finché non si vuole fare una cosa veramente, veramente bene, allora diventa dura. Giocare a calcio è facile, ma se vuoi essere Ronaldo allora non è più così semplice, devi lavorare duro. Io ho sgobbato per riuscire a conferire certi aspetti al personaggio di John, è stato difficile, ma per altri versi il lavoro è stato molto alleggerito dall'ottima sceneggiatura, e poi mi piacevano molto le storie, ho apprezzato la regia e lavorare con Benedict Cumberbatch.

Sherlock si è rivelato un enorme successo in Gran Bretagna. Ne sei sorpreso e quali pensi sia il motivo?
Secondo me funziona soprattutto perché è scritto benissimo da Mark Gatiss e Steven Moffat. E poi la regia è incredibilmente innovativa, e ho la sensazione che si sia spinta ben oltre, per esempio mi affascinano i testi degli sms che compaiono in sovraimpressione. Nonostante questo, il tremendo successo di Sherlock mi ha stupito: sapevo di lavorare a un ottima produzione e che alla gente sarebbe piaciuta, ma che in Gran Bretagna andasse così bene non me l'aspettavo.

Pensi che le innovazioni di cui ci ha parlato verranno adottati da altri?
Può darsi, soprattutto se consideriamo che tutto viene copiato, in bene o in male. A rischio di fare il saputello devo dire che, dopo che Sherlock è apparso in TV, mi è sembrato che alcune tra le altre serie con protagonisti investigatori fossero diventate obsolete. Sì, Sherlock sarà una serie molto imitata.

Benedict Cumberbatch e Martin Freeman in una scena della serie Sherlock
Ci sarà una seconda stagione, e se sì, quando la girerete? Sai anche quando andrà in onda?
Sì, ci sarà sicuramente una seconda stagione, e gireremo più o meno a metà anno, ma non so quando andranno in onda i nuovi episodi.

Hai visto lo Sherlock Holmes di Guy Ritchie?
L'ho visto sì! Molto di noi ci sono andati mentre giravamo, abbiamo organizzato una piccola spedizione e lo abbiamo visto assieme. E ci siamo divertiti. Ammetto di esserci andato sperando che fosse brutto e che saremmo andati via dicendo: "Oh, il nostro è molto, molto meglio"... Invece siamo andati via tutti contenti e io poi mi sono pure comprato il DVD.

Come avete affrontato la questione della peculiarità iconografica di Sherlock Holmes e del Dr. Watson?
Avete visto Benedict? Ha un aspetto fantastico: il cappotto che indossa e la sua silhouette così longilinea sono molto vicini all'immagine che abbiamo in mente di Holmes. Per quanto riguarda Watson, desideravo un look che fosse coerente con il suo essere sia medico che soldato, volevo che suggerisse l'idea di una persona all'erta, sempre pronta all'azione e a correre - nonostante la gamba difettosa - e anche a sparare se necessario.

Benedict Cumberbatch e Martin Freeman in una immagine promozionale della serie Sherlock
Steven Moffat ha detto che è un bene che Sherlock e John si siano incontrati, altrimenti non si sa cosa ne sarebbe stato dei due. Uno è appena tornato dalla guerra, l'altro è senza cuore e anaffettivo...
Beh, la loro è quasi una storia d'amore, due persone che si incontrano al momento giusto, nel momento in cui hanno uno più bisogno dell'altro, sopratutto Watson. Sherlock è tormentato dalla frustrazione generata dalla convivenza con il resto del genere umano, nettamente inferiore a lui intellettualmente, John è tornato a Londra dalla guerra in Afghanistan dove non lo aspetta nessuno e si sente inutile. E soprattutto gli manca l'eccitazione del pericolo. È terribile, ma è così, a Watson manca l'adrenalina, il rischio della morte che provava in guerra. John ha bisogno di questo e incontra Sherlock proprio quando sta per perdere ogni speranza.

Sherlock viene considerato dalla polizia una specie di freak. Cosa pensi, che sia un genio e/o che soffra di qualche disturbo mentale?
Bella domanda, sono sicuro che sia un genio, anche se mi è difficile definire esattamente cosa sia la genialità, so che se una cosa del genere esiste, sicuramente è il caso di Holmes. Parlando di diagnosi, credo che quello che abbia sia chiamato Asperger; non sono un medico ma ho incontrato persone che sono eccezionalmente dotate ma sono a un passo dalla disabilità. È un po' il rovescio della medaglia perché, sai, sono persone con cui è difficile interagire. Per loro è dura essere sempre circondati da individui che non li capiscono, intellettualmente inferiori, li fa sentire estremamente soli.

Martin Freeman
Quando incontri i fan, per cosa ti dicono di apprezzarti?
Dipende da dove vado: in Gran Bretagna, soprattutto per The Office. In America, per lo più per Love Actually, mentre nel resto d'Europa semplicemente ignorano chi io sia! Mentre stavo girando un film a Barcellona ero estasiato perché mi sono reso conto che potevo aggirarmi tranquillamente nei locali, o andare in giro da solo in bar stipati di persone della mia età, senza che nessuno mi degnasse di uno sguardo, è stato bellissimo. Nel Regno Unito e negli Stati Uniti non mi accade spesso. Comunque, devo dire che se prima in Inghilterra venivo riconosciuto per The Office, adesso è decisamente per Sherlock.

Cosa speri che accadrà al tuo personaggio, ne hai parlato con Moffat e Gatiss?
Non chiedo, mi fido di loro senza intromettermi. Probabilmente, se dopo cinque stagioni la piega presa dal mio personaggio non mi piacesse, direi qualcosa, ma ora come ora mi affido totalmente alle decisioni e alla direzione scelte da Steven e Mark per il mio personaggio. Detto questo, sono entrambi molto aperti, ricettivi e disponibili al dialogo, si rendono conto che siamo noi a interpretare quei ruoli. Per Watson spero... non lo so neanche cosa voglio che gli accada, spero solo sia qualcosa di inaspettato.

Qual è il tuo episodio preferito?
È davvero dura scegliere, davvero, ma amo il terzo e ultimo episodio; adoro l'apparizione di Moriarty, e mi è piaciuto tantissimo girare la puntata. I miei ricordi preferiti sono legati alla scena della piscina, il momento della rivelazione di Moriarty è bellissima e per un momento sembra che quella sia la vera identità di Watson. L'ho trovato fantastico, geniale e imprevedibile.

Martin Freeman: un Dr. Watson in gamba
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