Manchester by the Sea

2016, Drammatico

Manchester by the Sea, il regista Kenneth Lonergan: "la natura si riflette sulle emozioni"

Il terzo lavoro di Kenneth Lonergan diventa, grazie al suo protagonista, una vera e propria sinfonia del tempo che passa e che disegna attraverso stagioni ed elementi primordiali l'importanza dell'attesa come metodo curativo e dell'appoggiarsi all'altro. Ne abbiamo parlato proprio con il regista.

Manchester-by-the-Sea: Casey Affleck in una scena del film

Manchester è una piccola lingua di terra bagnata dal mare e da tanta pioggia, dove le famiglie si ritrovano a vivere una vita semplice, fatta di piccoli istanti e stagioni che si rincorrono. Tra terra e mare sta anche la famiglia Chandler, in bilico tra il volersi ritrovare e la paura degli affetti un tempo perduti, che hanno spezzato qualcosa di impossibile da riparare. Lee Chandler (Casey Affleck) dalla sua Manchester è fuggito e ora vive a Boston tra casalinghe disperate e tubi da riparare, incastrato in una ombrosità ispida da manuale che non riesce proprio a frenare. Le giornate passano in una casa periferica costruita coni gesti ripetuti e abitudinari, coperti da una coltre di neve cinerea che lentamente ricopre l'entrata del suo portone e lo isola dal resto del mondo. L'ombra della morte sembra però volerlo rincorrere, ed è proprio quella del fratello maggiore Joe (Kyle Chandler) a riportarlo di nuovo al mare, sulle coste settentrionali del Massachussets da cui si è volutamente allontanato.

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Il viaggio emozionale di Lee passa per un linguaggio del corpo primordiale, quasi animalesco, come se il suo passato drammatico in comune con la moglie Randi (Michelle Williams) lo avesse prosciugato di ogni umanità; a renderlo così perfetto e autentico c'è lo sguardo di un regista, Kenneth Lonergan, che lavora principalmente disinnescando: se all'inizio del film il regista si ritrova tra le mani una bomba ad orologeria pronta ad esplodere in una rissa da bar o in una risposta aggressiva, con il passare del tempo e delle stagioni riesce a fornire al suo protagonista (e allo spettatore) una piccola mappa emozionale che lentamente fa scomparire il ticchettio, e lo rende finalmente innocuo a se stesso, di nuovo proiettato verso l'esterno e con la voglia di ricostruire dalle macerie del suo passato. L'unico modo per farlo diventa paradossalmente dargli in mano un altro ordigno con cui tuttavia ha già imparato a fare i conti, la morte del fratello Joe, e attraverso di esso spingerlo verso un mondo dove la solitudine passa necessariamente in secondo piano, e dove a piccoli passi riscopre altro da sé, in piccoli gesti di cura e attenzione che scaldano di nuovo un cuore che il fuoco aveva ghiacciato. Un lavoro straordinario in armonia perfetta con gli attori, di cui abbiamo avuto il piacere di parlare proprio con il direttore di questa splendida orchestra, Kenneth Lonergan, che ci ha raccontato qualche dettaglio in più del suo processo creativo.

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