L’ultimo boyscout – Missione: sopravvivere, recensione: piccoli omicidi tra sportivi

Recensione de L'ultimo boyscout - Missione: sopravvivere, commedia action di Tony Scott con protagonisti Bruce Willis e Damon Wayans.

Tony Scott è il regista del film Pelham 1-2-3: Un ostaggio al minuto
Tony Scott è il regista del film Pelham 1-2-3: Un ostaggio al minuto

La prima cosa che viene in mente scrivendo la recensione de L'ultimo boyscout - Missione: sopravvivere, film cult del 1991, è rendersi conto di quanto si senta la mancanza di Tony Scott, uno dei più noti cineasti action del panorama angloamericano, scomparso nel 2012. Spesso paragonato in negativo al fratello Ridley (in parte perché loro stessi affermavano, in inglese, che uno faceva movies e l'altro films), il cineasta britannico ha definito una fetta non indifferente dell'immaginario cinematografico collettivo, in particolare con l'immagine immortale di Tom Cruise in tenuta da aviatore. L'ha fatto con ciò che i critici anglosassoni amano chiamare style over substance, un'attenzione alla forma che spesso sovrastava il contenuto, ma senza mai perdere d'occhio la coerenza interna del film (a differenza di altri cineasti d'azione contemporanei, Scott sapeva come gestire l'aspetto geografico delle macrosequenze). Ma il fratello "minore" sapeva anche come firmare lungometraggi in grado di mescolare in modo efficace uno stile accattivante e una storia solida, come si può evincere anche da questo titolo, il sesto di una filmografia finita troppo presto.

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The Predator: il regista Shane Black sul set
The Predator: il regista Shane Black sul set

L'ultimo boyscout - Missione: sopravvivere è stato descritto da alcuni come l'apice di una certa cultura testosteronica, per lo meno per quanto riguarda quanto accaduto durante la realizzazione del film, con tre persone in particolare coinvolte in uno scontro per il controllo creativo della pellicola: Tony Scott, già consacrato come cineasta action grazie al successo di Top Gun; il produttore Joel Silver, all'epoca apprezzato per Arma letale e Trappola di cristallo; e l'attore Bruce Willis, star di genere grazie al personaggio di John McClane. Un terzetto di personalità forti che non andarono d'accordo sul set, al punto che Willis e Silver smisero di collaborare e Scott mise alla berlina il produttore nel suo film successivo, Una vita al massimo (il personaggio di Lee Donowitz, un produttore cocainomane, fu trasformato in una parodia fisica e vocale di Silver). A questo aggiungiamo la figura dello sceneggiatore Shane Black, all'epoca lanciatissimo per aver creato il duo composto da Martin Riggs e Roger Murtaugh e capace di ottenere un compenso record per i suoi copioni, costretto a riscrivere gran parte del film per renderlo più spettacolare (e su richiesta di Willis fu ridotto il ruolo della moglie del protagonista, per evitare paragoni con le avventure di McClane).

Trappola di cristallo: Bruce Willis è il protagonista del film
Trappola di cristallo: Bruce Willis è il protagonista del film

Difatti è soprattutto la personalità di Black - il quale, come fece poi Scott, sostiene comunque che la prima stesura fosse più riuscita del film uscito in sala - a emergere tra una sparatoria e l'altra, grazie all'ennesima variazione della formula dei due amici riluttanti, questa volta provenienti da ambienti diversi: da un lato c'è l'investigatore privato Joe Hallenbeck (Willis), caduto in disgrazia dopo essere stato considerato un eroe per aver salvato il presidente degli Stati Uniti, dall'altro Jimmy Dix (Damon Wayans), ex-campione di football che è stato espulso dall'associazione professionale per gioco d'azzardo e presunto uso di stupefacenti. I due si incontrano tramite la spogliarellista Cory (Halle Berry), compagna di Dix che assume Hallenbeck come guardia del corpo. La sua morte per mano di un gruppo di sicari porta l'improbabile duo a indagare su una storia di corruzione, ricatti e segreti perversi, parzialmente legati al passato di Hallenbeck, soprannominato "l'ultimo boyscout" per la sua etica professionale inscalfibile. E quando viene tirata in ballo la figlia di lui la cosa si fa ancora più personale.

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Denzel Washington e Tony Scott in una scena di Deja Vu - Corsa Contro Il Tempo
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Se abbiamo menzionato ciò che accadde dietro le quinte è perché, soprattutto a distanza di quasi trent'anni, la visione è accentuata da tale consapevolezza: le liti tra regista e produttore, in particolare, danno un sapore ancora più irriverente a una trama che parla (anche) di abusi di potere e alla pura gioia ipertrofica con cui Scott mette in scena i momenti action, senza risparmiare sulla brutalità, e l'alchimia tra Willis e Wayans, supportata dai dialoghi di ferro scritti da Black (quando Dix ironizza sulla figlia di Hallenbeck quest'ultimo risponde "Ha 13 anni, fa' il bravo o ti ritroverai con un ombrello nel culo"), è ancora più impressionante se si considera che i due attori si odiavano. E tenendo a mente la componente testosteronica che dominò la lavorazione, con una certa componente sessista involontaria (la moglie di Hallenbeck è ridotta a macchietta fedifraga), è notevole che ci sia una figura femminile forte nella persona della figlia dell'investigatore (l'allora tredicenne Danielle Harris), dotata della grinta e dell'ironia del genitore. Lì si inizia a consolidare la poetica di Black, unita per l'occasione all'occhio registico di un cineasta noto per l'estetica ma attento anche al succo del discorso. In questo caso, non far arrabbiare un cinico investigatore privato e un sarcastico giocatore di football, perché loro non menano solo a parole. Boyscout di nome, ma non esattamente di fatto, e a tre decenni di distanza quella contraddizione non ha perso per nulla il suo fascino un po' trucido e molto spassoso.

Conclusioni

Arriviamo alla fine della nostra recensione de L'ultimo boyscout - Missione: sopravvivere, riuscita ibridazione delle sensibilità di Shane Black e Tony Scott che a distanza di quasi trent'anni continua a divertire con il suo irriverente mix di buddy comedy, mistero e action.

Movieplayer.it
4.0/5
Voto medio
3.8/5

Perché ci piace

  • La scrittura di Shane Black è precisa ed esilarante come sempre.
  • Le scene d'azione sono ineccepibili.
  • Bruce Willis e Damon Wayans sono un duo comico da applauso.

Cosa non va

  • Sconsigliato a chi non ama lo stile di Black.
  • Alcuni personaggi minori sono un po' caricaturali.