Love

2016 - ....

Love: una seconda stagione di (quasi) amore

I primi episodi della seconda stagione sono romantici, in linea col titolo che nella prima stagione suonava antifrastico; gli ultimi invece si soffermano sulle ovvie difficoltà. Di certo la storia normale e insieme originalissima di Mickey e Gus ha ancora qualcosa di delicato e profondo da raccontarci.

"Io sono a mio agio col dolore; è alla felicità che non sono abituata". Quest'affermazione di Mickey sembra racchiudere il senso di Love, la serie creata per Netflix da Judd Apatow, Paul Rust e Lesley Arfin. Nella seconda stagione, infatti, i due protagonisti cercano di raggiungere quell'Amore che dà il titolo alla serie, ma nel chiedersi continuamente quali ostacoli potranno incontrare ne generano via via di nuovi. Che sia proprio questa una delle formule vincenti dello stare insieme?

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Mickey e Gus: due meno formano un più

Li ritroviamo nello stesso identico punto in cui li avevamo lasciati: davanti a quello squallido e alienante alimentari sul ciglio della strada. Mickey (Gillian Jacobs), che per tutta la prima stagione aveva sfoggiato un indolente menefreghismo verso tutto e tutti, si lancia in una dichiarazione tenera e disarmante, chiedendo una seconda possibilità ma anche un anno di tempo per disintossicarsi da droghe e sesso compulsivo. Gus (interpretato dallo stesso sceneggiatore Paul Rust) posa a terra le buste della spesa e la bacia con impazienza: nonostante le sue ritrosie iniziali, quell'anno lui non sembra aver alcuna intenzione di rispettarlo. Era la fine della prima stagione ed è anche l'inizio della seconda: in questo trait d'union è già contenuta una delle molteplici risposte sull'amore, che il titolo della serie sembra ironicamente promettere.

Perché l'Amore ‒ anche quello fra una ragazza avvenente ma dipendente da troppe cose, e forse proprio per questo incurante di tutto, e un ragazzo goffo e poco simpatico ‒ non arriva mai quando le condizioni sono ottimali. Eppure, quando arriva va accolto. Così Mickey e Gus (che, come Gus farà notare, hanno i nomi di due topi della Disney) fanno del loro meglio e provano a farla funzionare: lui con la sua pedante accondiscendenza, lei con i suoi imprevedibili sbalzi d'umore. Né lui né lei sono divertenti, eppure insieme sembrano divertirsi.
Più avanti, durante una serata trascorsa ognuno coi rispettivi amici, entrambi rimpiangono la compagnia dell'altro: e mentre Mickey si annoia con tre coppie che parlano solo dei propri figli, Gus non capisce perché sia costretto a intrattenere una conversazione con una cordiale sconosciuta. Finalmente si ritrovano nella chat della buonanotte: quando si sta bene insieme non si pensa di essere stucchevoli o banali; ci si cerca e basta, anche prendendo come pretesto la stupida foto di un attore. E la chat, a cui tutti i personaggi ricorrono di continuo per noia o abitudine, può anche essere un modo per ritrovarsi, dopo una serata in cui tante conversazioni vis-à-vis non ci hanno lasciato niente.

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L'inadeguatezza di tutti i personaggi

La verità è che Mickey e Gus, nelle loro abissali diversità, si riconoscono l'uno nell'altra. È vero che, se lei si sente sotto pressione o trattata con accondiscendenza, va su tutte le furie; o che lui cerca di compiacere tutti e che, per entrare nelle simpatie del padre alcolista e superficiale di Mickey, forse pecca di leggerezza. Ma entrambi sono pronti a riconoscere le proprie mancanze e la propria inettitudine come partner, e allora pure le scelte musicali si rivelano perfette: da Love of The Loveless a I'll Be Your Mirror. Perché sia Mickey che Gus hanno difficoltà a integrarsi con gli altri e spesso vengono rifiutati, ma rispecchiandosi nelle reciproche fragilità trovano consolazione.

E insieme trascorrono Un bel giorno (uno degli episodi più delicati), fra pranzo all'aperto, cinema e spiaggia: se sono mesi che Gus trasportava un telo da mare nel sedile posteriore della sua auto, in vista di un tempo svagato in cui avrebbe potuto usarlo, è solo con Mickey che finalmente ci riesce, lasciandosi bagnare i piedi dall'acqua. "Mi hai spinto più vicino al limite". "E tu mi hai impedito di superarlo": una delle tante risposte sull'Amore, anche se Love è ben più di questo. Anzi, è tutt'altro che aforismi e belle frasi preconfezionate. È tempi morti che celano i perenni giri a vuoto di una generazione, è dialoghi sul niente, inframezzati da sparuti scambi più significativi, fra Mickey e Gus ma anche fra loro e gli altri personaggi. Scambi in cui si ammette di non essere ciò che si voleva diventare, e in cui il senso d'inadeguatezza unisce come un filo rosso tutti quanti. Per esempio Bertie, la stralunata coinquilina di Mickey, che si dimostra soddisfatta di aver finalmente ascoltato le sue confidenze e per contraccambiare le racconta di aver fatto a pezzi un coniglio anni prima, concludendo fra sé e sé con l'adorabile commento: "Bella chiacchierata!". O Randy, il pigro amico obeso di Gus, che vorrebbe tenere stretta a sé Bertie ma allo stesso tempo non può fare a meno di chiederle soldi in prestito, come per inerzia. È per inerzia che quasi tutti i personaggi ricadono costantemente nei propri sbagli e nelle proprie dipendenze.

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Le dinamiche dell'Amore sono universali

Nonostante la fiacchezza generale, su cui gravitano i cieli di Los Angeles luminosi e indolenti, Mickey e Gus provano a migliorarsi. Mickey frequenta due gruppi di sostegno in cui impiega tutta la pervicacia che con le altre persone le manca. Gus vive ogni ripresa sul set come un'avventura, anche quando deve gestire attrici capricciose o registi presuntuosi, e tenta di proporre i suoi progetti sbagliando sempre tempi e modi. Come una coppia convenzionale qualsiasi, Mickey e Gus vengono messi alla prova dal lavoro, dalla diversa importanza che di volta in volta gli si attribuisce, e da un periodo forzato di lontananza. Gus è più pavido e risulta imprevedibilmente meno solido in certi frangenti, lasciandosi influenzare dal giudizio di chi in malafede dichiara di voler metterlo in guardia. Così subentrano la diffidenza e la paura che Mickey non sia realmente affezionata a lui.

Mentre i primi episodi della seconda stagione sono romantici e sembrano in linea col titolo Love, che in tutta la prima stagione e nella sigletta ironica iniziale suona antifrastico, gli ultimi episodi si soffermano di più sulle difficoltà che ogni coppia, anche la più atipica, deve affrontare per incastrare le nevrosi di due persone comunque diverse. Ciò che unisce davvero Mickey e Gus è quel sentimento costante di solitudine in mezzo alla gente, reso perfettamente dalla toccante scena in cui Gus, lontano da casa, guarda una famiglia di colore mangiare e scherzare e, invitato al loro tavolo, abbassa le difese del tutto e si commuove, nell'imbarazzo impietrito dei commensali. In effetti Mickey e Gus il più delle volte risultano imbarazzanti. Ma l'onestà con cui viene descritta la loro normale e insieme originalissima storia d'amore non può che darci qualche risposta nuova su un tema così inflazionato, mentre constatiamo tra risolini amari che l'Amore intontisce tutti, anche Mickey e Gus, e che certe dinamiche di tenerezza e insofferenza in fondo sono universali.

Love: una seconda stagione di (quasi) amore
Chiara Apicella
Redattore
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