Alice

2010, Commedia

Lo scoppiettante incontro col cast e il regista di Alice

Accompagnato da una sfilza di attori, tutti molto motivati, il giovane regista Oreste Crisostomi ci ha raccontato come è nata la sua Alice di provincia

Con l'ormai consueta cornice della Casa del Cinema si è svolta a Roma la conferenza stampa di Alice, piccolo film italiano guardato con grande curiosità dal pubblico ristretto degli addetti ai lavori, che poi tanto ristretto non era, considerando che la sala della proiezione era in buona parte piena. A proposito della necessità di restringersi, questo e ciò che hanno fatto i componenti del cast convenuti per dar man forte al regista esordiente Oreste Crisostomi, così tanti che non tutti sono riusciti ad accomodarsi al tavolo predisposto di fronte ai giornalisti. Un buon segnale, indubbiamente. Così come positivo è apparso l'atteggiamento di Crisostomi, regista giovane, educato, dall'aria introversa, ma che ha saputo argomentare con una certa ricchezza di riferimenti, citazioni, ed interventi appropriati la realizzazione del suo primo film.
A sostenerlo, come accennavamo poc'anzi, vi erano diversi degli attori che hanno partecipato alle riprese di Alice. Limitiamoci per il momento ad alcuni dei nomi più rappresentativi: Catherine Spaak, Camilla Ferranti, Fioretta Mari, Massimiliano Varrese, Giulio Pampiglione, Gisella Sofio, Antonio Ianniello, Catherina De Regibus e Vito. Altri magari li scopriremo più avanti. Ad ogni modo le scelte di cast sono parse decisamente accorte, una miscela perfetta in cui hanno trovato spazio interpreti di provata esperienza e bravura, insieme ad altri di gran lunga più giovani, caratterizzati da una grande energia e dal desiderio di imporsi. Sentiamo pure come si sono espressi sul film loro e l'autore.

Al regista vorremmo intanto chiedere se sia possibile, attraverso il cinema, dar vita a una fiaba metropolitana color pastello, corredata delle opportune sfumature sentimentali.

Oreste Crisostomi: Attraverso il cinema è possibile quasi tutto, visto che ci si trova a che fare con un occhio più elastico. Alice è una fiaba che tende ad essere statica, non essendoci un vero sviluppo dei personaggi, quanto piuttosto una serie di ambienti, tensioni, che si orientano verso piccole magie quotidiane.
Ma prima ancora che una fiaba, Alice è per me un esempio di narrazione surreale che tende anche verso il racconto di formazione, accompagnato da personaggi più anziani che spesso vorrebbero dare consigli ai più giovani.

Perchè si è pensato a strutturare il film in questa maniera?

Oreste Crisostomi: Il percorso cui abbiamo dato vita risalta nell'impatto visivo. Per la fotografia il nostro lavoro si ispira alle opere del pittore Edward Hopper, come anche a Gregory Crewdson, un fotografo che amo molto.
Si tratta quindi di un percorso di solitudini individuali, col personaggio Alice che fa da cardine ma con diversi altri che le gravitano intorno. Perlopiù personaggi giovani, anche perché mi piaceva l'idea di prendere ad esempio il cinema di Emmer, riproponendo poi certi stereotipi della fiction televisiva per ribaltarne opportunamente il significato.
Sarebbe però interessante, ora, sentire gli attori!

Fioretta Mari: Del resto l'attore è colui che andando a un funerale vorrebbe essere il morto, non l'ho detto io, ma George Bernard Shaw! (risate in sala)

Camilla Ferranti: Per quanto riguarda il mio personaggio, Alice, posso dire di essere andata a cercare in certe pieghe del carattere elementi che mi avvicinassero a lei, provando a identificarmi nelle difficoltà di una ragazza che vive in provincia; una ragazza che si trova quindi a sperimentare il proprio approccio alla realtà fondamentalmente timido, insicuro, confrontandosi di continuo con alcuni personaggi di contorno che lei in parte ammira, in parte disprezza.

Catherine Spaak in una sequenza di Alice
Catherine Spaak: Io voglio innanzitutto ringraziare il regista Oreste Crisostomi perché questo è il suo primo film, ed ha dovuto rapportarsi anche a una serie di difficoltà legate al budget, dovute cioè al fatto che spesso si è dovuto accontentare di mezzi ridotti, rispetto a ciò di cui avrebbe voluto disporre. In questo lo ha senz'altro aiutato il carattere, che è un carattere deciso, nonostante i modi così gentili ed amabili.
Al contrario di Camilla, ho scelto di destrutturate il mio personaggio, senza pensare affatto di trovare in me qualcosa della fioraia che interpreto. Del resto non ho mai fatto la fioraia in vita mia! Ho cercato invece di rievocare per il suo carattere ciò che mi sta a cuore, orientando la ricerca verso gli aspetti spirituali delle relazioni amorose.

Oreste Crisostomi: Aggiungo allora che costruire il personaggio con Catherine è stato molto bello, perché il personaggio che avevo fissato inizialmente in sceneggiatura era troppo definito, rigido, mentre più avanti abbiamo compreso che doveva avere soprattutto un occhio potente, in grado di rapportarsi alle problematiche altrui e offrire anche un sostegno.
E' un personaggio, quindi, che è cresciuto col tempo, pure in virtù di telefonate durante le quali abbiamo discusso persino di quali gusti musicali avrebbe dovuto avere, ritrovandoci così a parlare delle variazioni Goldberg. Il nome Bianca, per esempio, lo ha scelto la stessa Catherine.
Da parte mia, nel preparare il film con la massima accuratezza possibile, sentivo anche la responsabilità del fondo ministeriale assegnato alla produzione.

A proposito, può dirci a quanto ammontava il fondo e quanto sono durate le riprese?

Oreste Crisostomi: Il fondo ammontava a 600.000 Euro, mentre dai produttori abbiamo saputo che il film complessivamente è costato intorno ai 950.000. Le riprese sono durate circa sei settimane.

E come ha impostato il lavoro con il cast, lei che è autore anche della sceneggiatura?

Oreste Crisostomi: In un modo abbastanza particolare, e cioè arrivando a discutere con loro le comuni passioni cinematografiche, instaurando un discorso di questo tipo.

Una scena di Alice, diretto da Oreste Crisostomi
Antonio Ianniello: Io, che interpreto Carlo, posso confermare in toto quanto dice Oreste: quando ci siamo conosciuti abbiamo subito parlanto di cinema, scoprendo che entrambi amavamo il cinema di Aki Kaurismäki. Ed è da lì che si è ispirati per gli atteggiamenti, il modo di porsi delle persone che fanno fatica a comunicare.
Un altro aspetto che vorrei sottolineare è lo splendido rapporto di Oreste con gli attori, che per lui non sono mai equiparati a oggetti di scena, riesce anzi a valorizzarli nel migliore dei modi.

Fioretta Mari: Da parte mia vorrei invece rimarcare che questo film è un fiorellino che va difeso. Quando Oreste me lo ha proposto stavo facendo diverse cose a teatro, ma ho subito accettato, ed ora posso ringraziarlo perché Alice è un film fresco, girata da una persona che associa la semplicità al talento.

Massimiliano Varrese: Ero stato invitato per un provino come tanti, in un momento che mi vedeva uscire da un periodo piuttosto buio, ed ho tirato fuori nella scena che mi è stata proposta un'energia che forse, il regista mi perdonerà se lo dico, non mi sarebbe riuscito di replicare nemmeno durante le riprese!
Del resto ho sentito molto il personaggio di Sandro, che può apparire uno di quelli più definiti, ma che è in realtà uno dei più sospesi: col suo continuo sostenere Alice sembra quasi inseguire il sogno che ha su se stesso.

Anna Dalton: Anch'io nel ruolo di Simona,la sorella minore, sono andata incontro a una particolare sospensione, perché il mio personaggio doveva equilibrare un po'le ansie portate dai genitori e dall'altra sorella.
Anche noi attori, volendo, durante la lavorazione del film siamo diventati una grande famiglia, visto il clima che c'era.

Elena Sinibaldi: Anche il mio personaggio, come hanno detto altri prima di me, è un po' sospeso tra il detto e il non detto. Il suo è un carattere contenuto che tende ad accumulare gli aspetti conflittuali dentro.

Camilla Ferranti in una scena di Alice, diretto da Oreste Crisostomi
Sempre al regista, vorremmo chiedere questo: come ha lavorato invece sulla fotografia, anche rispetto alla scelta di costumi e scenografie?

Oreste Crisostomi: Come accennavo prima, Hopper è stato per noi un punto di riferimento: i suoi quadri sono superfici, fotogrammi, in cui vengono evocati eventi localizzabili in un tempo precedente o successivo.
Oltre poi a prendere come modello gli scatti di Gregory Crewdson, abbiamo fatto studi accurati sui colori, sulle tonalità di rosso, verde, blu. Il nostro lavoro ha cercato quindi di replicare la diversa intensità dei rapporti tra i personaggi, per cui negli incontri tra Bianca e Alice prevalgono, ad esempio, i colori più tenui, in altre situazioni quelli più accesi.

Lo scoppiettante incontro col cast e il regista...
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