Lo and Behold - Internet: Il futuro è oggi

2016, Documentario

Lo and Behold, Werner Herzog e la poesia del cyberspazio

Il maestro del cinema del reale ci regala un'indagine disincantata sulla rivoluzione digitale: internet, la sua nascita e i suoi risvolti più inquietanti e immaginifici.

Iperconnessi, chini sui propri smartphone da una capo all'altro del mondo, che si tratti di monaci tibetani o di ragazzini coreani fagocitati dai propri PC. Sognatori, filosofi, ricercatori e hacker: è la variegata umanità del mondo digitale raccontato con il disincanto e lo sguardo indagatore di un maestro della narrazione del reale. Poeta e inquisitore come pochi sanno essere Werner Herzog si spinge questa volta oltre i limiti del mondo terreno esplorando l'ambiguità del web, le sue contraddizioni, la sua impalpabilità, la bellezza, il mistero.

Lo and Behold - Internet: il futuro è oggi, un'immagine del documentario di Herzog

Con Lo and Behold - Internet: Il futuro è oggi, Herzog abbandona gli spazi della natura selvaggia (la foresta amazzonica di Fitzcarraldo, le riserve dell'Alaska in Grizzly Man o l'outback australiano di Dove sognano le formiche verdi), ma solo per cercarli altrove: in quel groviglio di bit e metadati che l'occhio del documentarista folle e geniale, trasforma nella nuova frontiera dell'essere umano.

Odissea nel cyberspazio

Lo and Behold - Internet: il futuro è oggi, una scena del documentario

Novanta minuti e una divisione in dieci capitoli bastano per raccontare in maniera lucida vecchi e nuovi confini del cyberspazio: dalla nascita del web al suo futuro, dalla 'gloria' della rete al suo lato oscuro, dai fenomeni dell'hacking all'Internet delle cose, la robotica e le intelligenze artificiali.
Herzog compone così una sinfonia di riflessioni sulle implicazioni sociali e i risvolti psicologici, sulle storture, le bulimie e le meraviglie di una terra inesplorata fino a teorizzare un futuro in cui Internet forse sognerà se stessa.
Un viaggio epico che parte dal Ground Zero dell'era digitale: il laboratorio della UCLA di Los Angeles, dove Leonard Kleinrock inviò il primo messaggio trasmesso su Internet agli scienziati dell'università di Stanford, a qualche centinaia di chilometri di distanza.

Da Arpanet alle intelligenze artificali

Lo and Behold - Internet: il futuro è oggi, un'immagine del documentario

A guidare la troupe è proprio Kleinrock, che mostra uno dei computer serviti a quella prima rudimentale forma di chiacchierata virtuale; un tour che proseguirà in compagnia di Bob Kahn, l'inventore di alcuni dei protocolli alla base di Internet e Tim Berners Lee, creatore del World Wide Web. Esploratori illuminati e devoti: così li ritrae lo sguardo deliberatamente ingenuo di Herzog, che dice di usare Google Maps "per trovare un posto dove devo andare" e per cui il principale social network è sostanzialmente il tavolo del suo soggiorno, "che è da sei persone: io e mia moglie, più un massimo di quattro ospiti. La nostra rete sociale si svolge attorno alla nostra tavola".

Lo and Behold - Internet: il futuro è oggi, una scena del documentario

Futuristico, ironico e visionario Lo and Behold - Internet: Il futuro è oggi procede con fare socratico e incalza gli interlocutori: una carrellata di personaggi che va dall'imprenditore Elon Musk (impegnato a progettare viaggi su Marte) all'astronoma Lucianne Walkowicz, dal cosmologo Lawrence Krauss al re degli hacker Kevin Mitnick passando per i comuni fruitori del web che in parte hanno subito i risvolti più negativi e manipolatori (una famiglia perseguitata da crudeli troll anonimi dopo la tragica morte della figlia, o improbabili comunità di 'internauti anonimi' costretti a cicli di disintossicazione).

Lo and Behold - Internet: il futuro è oggi, un'immagine tratta dal documentario

Ma qual è il controllo dell'uomo sulla tecnologia? E se Internet morisse all'improvviso? O se al contrario dovessimo fare i conti con robot che sapranno innamorarsi e giocare a calcio meglio di noi? E se potessimo parlare un giorno solo attraverso il pensiero?
Interrogativi insoliti, ai limiti della fantascienza, con cui Herzog ridisegna ancora una volta i confini delle possibilità umane.

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Elisabetta Bartucca
Redattore
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