Lily Collins, Fino all'osso: "Così ho vinto l'anoressia"

L'attrice protagonista di Fino all'osso si confessa in un'intervista a cuore aperto.

Alessandro De Simone

Non dev'essere facile essere la figlia dell'uomo che ha distrutto i Genesis, ma Lily Collins riesce a far dimenticare quest'ombra con il suo bellissimo sorriso e una grande intelligenza. Incontrarla a Londra per parlare di Okja e Fino all'osso, i due film distribuiti da Netflix di cui è interprete (del secondo protagonista e bravissima) è stato un piacere e una scoperta. Ventotto anni compiuti a marzo, nata a Guildford, ridente cittadina del Surrey oggi famosa per essere la capitale mondiale del videogioco (le maggiori factory del gaming hanno sede lì), Lily si è trasferita da bambina negli Stati Uniti, ma non rinnega le sue origini. Soprattutto non si nasconde dietro publicist e agenti iperprotettivi, ma si assume le sue responsabilità e si racconta, nonostante la sua storia non sia affatto semplice. Lo ha fatto anche con me, e ne sono rimasto lusingato.

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Fino all'osso: una terapia catartica

Fino all'osso: la protagonista Lily Collins

Miss Collins, mi permetta di farle i complimenti: è magnifica in Fino all'osso.

Grazie, grazie davvero. È un film molto importante per me, so cosa vuol dire convivere con un disordine alimentare. Sono stata a lungo anoressica e ci è voluto molto per accettare quello che stavo facendo a me stessa. Quando mi hanno proposto il film stavo scrivendo la mia biografia e avevo appena finito il capitolo in cui parlavo della malattia (il libro è uscito il 3 luglio e si intitola Unfiltered, ndr). Ho accettato immediatamente, perché non è mai stato fatto un film che parli così apertamente di questo tipo di problema e so quanto dolorosa possa essere per una donna, ma anche per un uomo, l'accettazione del proprio corpo e l'ammettere di avere un disordine alimentare, che è naturalmente prima di tutto psicologico.

Dev'essere stata un'esperienza catartica per lei.

Assolutamente, catartica e terapeutica. È stato uno schiaffo in faccia. Ho parlato con pazienti di centri specializzati per la cura dei disordini alimentari, medici, psicologi, e poi naturalmente con Marti Noxon, la regista e produttrice del film, la mia terapista, mia madre. Non è un caso che siano tutte donne, avevo bisogno di sentirmi protetta per poter affrontare al meglio questa prova.

Fino all'osso: una scena con Keanu Reeves e Lily Collins

Trasmettere e condividere quest'esperienza può essere d'aiuto a molte donne che affrontano questa condizione quotidianamente.

È stato fantastico. Documentarsi per un film del genere significa circondarsi di fatti reali che demoliscono le giustificazioni e i falsi miti che ti costruisci per sostenere la tua patologia. Una volta raggiunto questo obiettivo, condividerlo con quante più persone possibile è importantissimo, ed è un dovere di chi fa il nostro lavoro. Personalmente lo faccio partecipando regolarmente ai WeDay, eventi che coinvolgono dai 15.000 agli 80.000 bambini e ragazzi per cui conoscere la verità su queste malattie è fondamentale.

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Da Tarsem a Okja

Sarà un caso, ma Fino all'osso e Okja parlano entrambi di cibo. Ma a parte questo, com'è stato lavorare con Bong Joon-ho? Avendo lei già lavorato con un visionario come Tarsem non dev'essere stato difficile.

A dire il vero è la prima volta che li sento paragonare, ma in effetti hai ragione, sono due registi molto simili, entrambi visionari, ma con dei metodi di lavoro differenti. Tarsem ha chiaro in mente quello che vuole e lo costruisce lavorando a stretto contatto con i reparti tecnici. Bong invece arriva sul set con praticamente la graphic novel del film, uno storyboard dettagliatissimo scena per scena che condivide con tutti, attori compresi, cosa che ci dà grande fiducia, così come il suo desiderio di farci creare un background dettagliato del personaggio, anche se si tratta di un piccolo ruolo. Entrambi fanno un uso massiccio della CGI, ma mentre con Tarsem reciti la maggior parte del tempo davanti un green screen e parlando con una palla da tennis, Bong preferisce avere un vero attore in un costume che poi andrà a coprire con la creatura digitale. Per noi è molto più piacevole.

Parlando proprio di attori, in Okja ha potuto recitare con Tilda Swinton, Paul Dano e Jake Gyllenhaal.

Tilda è meravigliosa e interpreta i suoi due ruoli in maniera assolutamente folle e bizzarra. Merito suo, ma anche di Bong che scrive i ruoli femminili con grande attenzione. I ruoli di Paul e Jake sono antitetici, forte e calmo il primo, debole e isterico il secondo. Ma in ogni caso è stato un piacere veder lavorare ognuno di loro, ho imparato tanto su quel set.

Il suo personaggio, Red, è un'attivista animalista che molti chiamerebbero erroneamente terrorista. Ma sappiamo bene che i terroristi sono tutt'altro. Lei è inglese di nascita, come sta reagendo agli attacchi nel Regno Unito?

Quando c'è stato l'attentato a Manchester ero a Cannes ed ero devastata, è folle pensare che dei ragazzi innocenti che stavano solo guardando un concerto siano stati vittima di qualcosa di così orribile. Ma purtroppo è il mondo in cui viviamo. Red e i suoi amici protestano pacificamente ed è l'unica forma di dissenso che concepisco. Dopo quanto accaduto negli ultimi mesi, e prima con la Brexit, leggo di un crescente desiderio nei giovani di restare uniti per cambiare le cose. Spero sia un sentimento che non venga frustrato dalla violenza.

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Netflix? È già il presente

Ma nel mondo le cose possono cambiare anche in meglio. Parlo di Netflix, naturalmente.

Sono d'accordo, Netflix è puro genio che promuove la creatività. Quando hanno deciso di produrre Okja sono stati coinvolti dall'inizio in un prodotto rischioso che nessun'altro avrebbe finanziato. Ho potuto vedere con i miei occhi la totale libertà che hanno dato a Bong, e questo non può accadere da nessun'altra parte. Per Fino all'osso, invece, hanno visto il film al Sundance e hanno deciso di acquistarlo immediatamente. E anche se avremo una piccola distribuzione nelle sale, sono felice che questo film possa essere visto con calma a casa da tutte quelle persone che devono combattere con le loro patologie alimentari, è sicuramente una visione più sicura e immersiva.

E di Cannes che mi dice?

Ci hanno invitato loro in concorso, non l'ha chiesto Netflix nè tantomeno Bong, quindi certamente non siamo andati noi a rovinare la festa. Preferisco pensare che almeno una parte della polemica fosse legata al film e ai temi che affronta, anche se so che non è così. In ogni caso, il futuro è nelle mani delle piattaforme digitali, anzi, sono già il presente.

Ultima domanda: com'è Keanu Reeves?

Questa sì che è una bella maniera per finire un'intervista! È super fico, ecco com'è! L'uomo più zen del mondo, ma immagini sempre che potrebbe trasformarsi da un momento all'altro in John Wick. Ma per fortuna non succede mai, è dolcissimo, di grande supporto sul set, incredibilmente professionale e attento a ogni particolare. Davvero una persona stupenda.

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