Life - Non oltrepassare il limite

2017, Fantascienza

Life: La vita extraterrestre esiste… e non è amichevole

Mescolate un pizzico di Gravity, un bel po' di Alien ed una sana dose di gusto da B-Movie ed otterrete un film forse poco originale, ma che sa tenere la tensione e regalare qualche onesto spavento.

Life - Non oltrepassare il limite: Ryan Reynolds in una scena del film

Esiste la vita al di fuori del nostro inquinato pianeta? È una domanda che ci poniamo da sempre, ma che negli ultimi tempi è tornata in auge grazie a delle recenti scoperte che pur non dandoci delle risposte hanno acceso delle speranze: i pianeti nella zona abitabile di Trappist-1 e la certezza dell'esistenza dell'acqua nel passato di Marte accrescono le possibilità che ci siano altri esseri viventi nell'Universo, a parte la nostra presuntuosa razza. Non abbiamo ancora una risposta, ma dovremmo iniziare a porci una nuova domanda: che dobbiamo fare quando finalmente incontreremo una cosiddetta Entità Biologica Extraterrestre, per gli amici alieno?

In qualche cassetto più o meno virtuale di qualche pezzo grosso mondiale un qualche protocollo probabilmente ci sarà già, firmato e controfirmato da una serie di studiosi di diversi campi, ma quello che possiamo fare noi, per ora, è affidarci al mondo dell'immaginazione, ai tanti esseri extraterrestri che hanno già invaso da tempo il mondo dell'intrattenimento in ogni sua forma, con il cinema a fare da cassa di risonanza da Ultimatum alla Terra ad Incontri ravvicinati del terzo tipo, passando per E.T. L'Extraterrestre ed Alien. Tante rappresentazioni della vita fuori dalla Terra alle quali va aggiunta l'ultima nata di casa Sony: Life - Non oltrepassare il limite.

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Non c'era solo acqua su Marte

Life - Non oltrepassare il limite: Jake Gyllenhaal in una scena del film

Siamo su una stazione spaziale internazionale, nella quale l'equipaggio multietnico è in attesa di una sonda con dei campioni provenienti dal suolo marziano, all'interno dei quali li attende una delle scoperte più importanti per la nostra specie: la prova dell'esistenza di altre forme di vita. La cellula contenuta nel terreno rosso di Marte ha però caratteristiche uniche e contiene sia fibre muscolari che nervose e fotoricettive; è insomma allo stesso tempo muscolo, cervello ed occhi. Una cellula che una volta messa nelle condizioni adeguate inizia a riprodursi dimostrando di comportarsi come un entità unica e coordinata, capace di reagire agli stimoli esterni.

Reagire, questa la parola chiave. Perché ben presto questa forma di vita aliena, alla quale viene dato il nome di Calvin dalla popolazione terrestre entusiasta della scoperta, dimostra un'intelligenza superiore al previsto, riuscendo presto a superare l'area circoscritta in cui era rinchiusa e le barriere di quarantena definite dal protocollo della responsabile Miranda North, mettendo in pericolo tutto l'equipaggio della stazione spaziale ed iniziando un tesissimo gioco tra predatore e prede.

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Nella stazione spaziale nessuno può sentirti urlare

Life - Non oltrepassare il limite: Rebecca Ferguson in una scena del film

Se tutto ciò vi è familiare, non disperate: l'originalità non è sicuramente il punto di forza di Life - Non oltrepassare il limite, che gioca a ricalcare una struttura comune a tanti film di questo genere, che fanno della caccia al mostro (o la caccia da parte del mostro) il loro tema ricorrente. Alien su tutti. Il film diretto da Daniel Espinosa, infatti, ha più di una caratteristica in comune con il capolavoro di Ridley Scott, muovendosi tra gli spazi claustrofobici di una nave spaziale, seppur più realistica e contemporanea della Nostromo. Aggiunge però suggestioni che ricordano il Gravity di Cuaron, al quale torna inevitabilmente il pensiero durante il piano sequenza iniziale, ed altri classici della fantascienza. Una mancanza di estro che coinvolge anche i personaggi che animano la storia, che però hanno il merito di essere interpretati da un cast in parte, che vede Jake Gyllenhaal, Ryan Reynolds e Rebecca Ferguson in prima linea, affiancati da Hiroyuki Sanada, Ariyon Bakare e Olga Dihovichnaya.

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Fascino da b-movie

A questi interpreti va necessariamente affiancato il villain di turno Calvin, realizzato in modo più che efficace in tutte le fasi della sua crescita, da singola cellula a mostro ben più strutturato, dai lineamenti che ricordano vagamente il ben noto Predator. Se infatti Life funziona è anche perché lo fa l'alieno di turno, oltre che per la regia accorta di Espinoza che, pur con qualche sbavatura e qualche inutile eccesso, riesce a tenere alta la tensione con un paio di scelte coraggiose, stuzzicando più di un brivido nello spettatore e non tirandosi indietro nemmeno quando è necessario calcare un po' la mano e sfiorare lo splatter. Life è infatti un film onesto e diretto, che non nasconde le sue ispirazioni e fascinazioni da b-movie, facendone anzi quasi un vanto. Non è un film che ci aspettiamo di trovare negli annali della cinematografia mondiale, ma è l'ideale per chi cerca una storia di tensione per passare due ore scarse e senza impegno. Le riflessioni sulla vita nell'universo e le implicazioni di essa per la razza umana le lasciamo tranquillamente ad altra sede.

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Antonio Cuomo
Redattore
3.5 3.5
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