Life Is Strange, la migliore serie TV... che non puoi trovare in televisione

Citazionismo spinto, infinite ispirazioni, ma al cuore dell'avventura grafica di Dontnod Entertainment ci sono i bellissimi personaggi, i dialoghi toccanti e idee narrative che ne fanno un'esperienza singolare e appagante.

Life Is Strange

Adesso voi starete pensando "ma con tutta la roba che c'è in giro tra canali terrestri, satellitari e streaming, c'è proprio bisogno di andare a cercare serie pure da altre parti?", e vi assicuriamo che la stessa domanda è venuta in mente anche a noi prima di iniziare, ma non è certo colpa nostra se questo Life is Strange, videogioco in cinque episodi disponibile per PC e console di nuova e vecchia generazione, ha i pregi delle migliori serie TV: personaggi e ambientazioni così affascinanti da trasformare quella che inizialmente sembra una semplice avventura grafica in un'esperienza indimenticabile.

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Life Is Strange

Come sempre, vi rimandiamo a chi è più esperto di noi - e quindi alla recensione ufficiale di Multiplayer.it - per quanto riguarda le valutazione del gameplay e gli aspetti tecnici del videogioco vero e proprio, perché quello che a noi interessa in questa sede è l'aspetto narrativo del prodotto della Dontnod Entertainment e mai come in questo caso c'è davvero tanto da analizzare.

A long time ago, we used to be friends

Life Is Strange

Cominciamo brevemente dalla trama del primo episodio, con la nostra protagonista Maxine Caulfield, studentessa 18enne appassionata di fotografia, che ritorna nella cittadina di Arcadia Bay, Oregon, per studiare alla prestigiosa accademia Blackwell. Max in realtà è originaria proprio di questa cittadina, ma 5 anni prima si è trasferita con i genitori a Seattle, abbandonando così l'amica di sempre Chloe Price. Ed è proprio quando ritrova la vecchia amica - quasi irriconoscibile con i suoi tatuaggi e i capelli blu - e la vede in immediato pericolo di morte, che tutto ad un tratto Max scopre di avere un misterioso potere, quello di riavvolgere il tempo a suo piacimento.

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Dal bagno in cui si trovava, Max si ritrova così istantaneamente di nuovo in classe, ad ascoltare nuovamente la lezione del professor Mark Jefferson che era terminata qualche minuto prima e a discutere ancora con gli odiosi compagni Victoria Chase e Nathan Prescott, dei veri bulli che hanno appena reso virale un video privato della povera Kate Marsh, studentessa timida e molto credente, colta in fragrante e ubriaca durante una festa. Tutto sembra esattamente uguale a prima, con la differenza che Max ora sa cosa succederà di lì a pochi minuti nel bagno delle ragazze: la sua (ex) migliore amica verrà uccisa con un colpo di pistola.

I segreti di Arcadia Bay

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Se è vero che sono proprio gli aspetti soprannaturali - non solo questo fantastico potere, ma anche l'apocalittica visione di un tornado destinato a spazzare via l'intera cittadina - a colpire fin dall'inizio ed incuriosire il giocatore/spettatore, ben presto diventa chiaro che il cuore della storia è proprio questa amicizia "speciale" tra le due ragazze, una love story sui generis raccontata in modo esemplare e sincero, che sembra partire da questo "incidente", ma in realtà ha radici ben più profonde e lontane. Se Max è rimasta pura e innocente, Chloe è molto cambiata negli ultimi cinque anni: a causa della morte del padre, dell'addio dell'amica e soprattutto per la recente scomparsa della diciannovenne Rachel Amber, altra studentessa della Blackwell, di cui era innamorata.

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E qui veniamo ad un altro aspetto importante della storia, la misteriosa scomparsa di Rachel su cui Max e Chloe cominceranno ad indagare e che le porterà a scoprire aspetti molto inquietanti della loro cittadina e dei suoi abitanti. Se insomma avevate già intuito che in Life is Strange convergono dramma, romanticismo e soprannaturale, ora dovete aggiungerci anche il genere mistery, ed anzi è proprio questo aspetto a rendere il gioco particolarmente intrigante ed appassionante, tanto da convincerci ad andare avanti nella storia, episodio dopo episodio, fino alla sua risoluzione e non limitarci a chiacchierare con i tanti personaggi, ad approfondire le loro storie, o a cercare gli scatti perfetti con la nostra polaroid d'epoca.

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Vivere in un fumetto

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Il gioco infatti ci lascia liberi di girare per ambienti molto curati e ricchi di dettagli che ci fanno immediatamente dimenticare dell'aspetto visivo certamente non rivoluzionario e poco realistico (il tratto è fumettoso come quello delle avventure della Telltale dedicate a The Walking Dead o Il trono di spade, giochi con cui Life is Strange condivide diversi aspetti) e lo stesso vale per i dialoghi, tutti doppiati in inglese e sottotitolati in italiano, spesso davvero coinvolgenti ed emozionanti nonostante l'evidente difetto della sincronizzazione labiale molto approssimativa anche a causa di animazioni facciali poco incisive.

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Ma tutto questo non inficia la qualità della narrazione che può forse anche risentire ogni tanto delle lungaggini e di qualche momento di stanca, ma poi all'improvviso riesce a sorprendere con colpi di scena e cliffhanger degni di prodotti seriali e televisivi di primissimo livello. D'altronde se alcuni personaggi o sottostorie non dovessero prendervi particolarmente, qui, a differenza degli show TV o dei film, potete sempre decidere di saltarli a piè pari o quantomeno non approfondirli più di tanto, perché ovviamente sarete quasi sempre voi a decidere con chi parlare e quando, quali argomenti affrontare e soprattutto quali decisioni prendere.

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Le conseguenze della farfalla (blu)

Perché non ve l'avevamo ancora detto, vero? Come sempre più spesso capita nei videogiochi che sono più vicini a dei film interattivi (recentemente abbiamo parlato di Heavy Rain, uno dei capostipiti del filone) che a dei giochi veri e propri, anche in Life is Strange saremmo costretti a prendere delle decisioni, spesso molto difficili, che cambieranno e renderanno unica la nostra storia. Con la significativa differenza che, in questo gioco, ogni decisione che prendiamo può cambiare non solo il presente e il futuro ma anche il passato. Se quindi prima vi abbiamo svelato le premesse con cui il gioco parte, sarebbe ben più difficile, se anche volessimo, raccontarvi come la storia di Max e Chloe realmente si conclude perché il nostro finale potrebbe non essere il vostro.

In realtà i finali veri e proprio sono due e diametralmente opposti: uno molto più bello ed emozionante, l'altro forse meno di impatto ma ancora più significativo. Entrambi però non possono essere raccontati, e non solo per questioni di spoiler, ma perché vanno vissuti, e non possono certamente avere lo stesso impatto se non si è passato attraverso le numerose scelte e gli inevitabili sacrifici che queste comportano. D'altronde è vero che siamo curiosi di trovare una soluzione al giallo, ed è vero che vogliamo a tutti i costi sopravvivere al letale tornado, ma se il (bellissimo) titolo recita semplicemente Life is Strange (La vita è strana) è perché con 5 episodi e poche ore questa storia ci mostra cosa vuol dire diventare adulti, passare dal semplicemente osservare il mondo (anche attraverso una macchina fotografica) all'interagire realmente con esso, al decidere il proprio destino, e quello di altri, con ogni piccolo e apparentemente banale gesto.

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Come una serie TV

Se continuiamo a trattare Life is Strange come un film o una serie non è solo per la narrazione episodica, ma perché è evidente che l'ispirazione per questa avventura grafica interattiva non arriva dal mondo dei videogiochi ma proprio dal piccolo e grande schermo. Finora abbiamo (più o meno velatamente) citato Veronica Mars e I segreti di Twin Peaks, ma nel gioco sono presenti riferimenti pop di ogni tipo - da Il trono di spade a Ricomincio da capo, da Shining a Doctor Who - ma soprattutto si va oltre la semplice citazione prendendo a piene mani da film come Donnie Darko o The Butterfly Effect per quanto riguarda i paradossi temporali, ma anche dalla seminale serie di David Lynch o da Millennium - Uomini che odiano le donne per tutto ciò che è legato all'aspetto mistery della trama.

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Anche dal punto di vista delle scelte registiche i riferimenti rimangono quelli già citati - soprattutto l'onirismo lynchiano fin troppo evidente nell'ultimo episodio - anche se sia nell'utilizzo della colonna sonora (bellissima sopratutto nelle composizioni originali di Jonathan Morali) che nei momenti più smaccatamente pseudo-romantici non è difficile rivedere alcuni elementi tipici del teen drama. Ma nonostante le tantissime influenze, quando si arriva alla fine, la sensazione è quella di aver visto/vissuto comunque qualcosa di realmente unico ed è questo in fondo quello che conta. Infatti ora, proprio come per le serie TV che più amiamo, semplicemente chiediamo: a quando una stagione 2? Perché se la storia di Max e Chloe è probabilmente finita, e va benissimo così, come ci insegnano i numerosi prodotti antologici tanto in voga non è detto che la serie debba finire con essa. In fondo la vita è strana sempre e ovunque, mica solo ad Arcadia Bay.

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Luca Liguori
Redattore
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