The Truman Show

1998, Drammatico

Recensione The Truman Show (1998)

Basta ormai accendere il televisore a qualsiasi ora del giorno per rendersi conto di come quasi tutti gli spettacoli siano basati esclusivamente sui vizi privati di gente comune.

La vita in diretta

Basta ormai accendere il televisore a qualsiasi ora del giorno per rendersi conto di come quasi tutti gli spettacoli siano basati esclusivamente sui vizi privati di gente comune: sesso, litigi, umiliazioni, tutto ciò che fa ascolto ci viene mostrato senza inibizione alcuna, con l'unico limite della piena consapevolezza e accondiscendenza da parte di coloro che sono al centro dell'attenzione. Ma cosa succederebbe se il protagonista di questa real-tv fosse in onda ventiquattro ore su ventiquattro, trecentosessantacinque giorni l'anno, ma senza rendersi conto che tutto ciò che lo circonda, e che l'ha circondato fin dall'infanzia, dai genitori agli amici, dalla moglie ai colleghi di lavoro, è tutto una finzione, una candid-camera di immani proporzioni che dà vita al più grande spettacolo televisivo mai esistito?
Il regista Peter Weir, da sempre grande anticonformista del cinema, sia nella sua natia Australia, dove ha mosso i primi passi, sia a Hollywood, dove ha portato la sua vena dissacratoria, risponde a questa domanda addirittura in anticipo rispetto ai tempi e all'attuale trend televisivo con il suo capolavoro, The Truman Show.

Uno straordinario Jim Carrey, qui alla sua prima vera prova da attore drammatico ma ignobilmente e volutamente trascurata dall'Academy, è Truman Burbank, una persona come tante: un lavoro, una moglie, un sogno nel cassetto e tanti rimpianti alle spalle; vive nella fin troppo tranquilla cittadina di Seaheaven che non ha mai abbandonato in tutta la sua vita e di cui si sente spesso prigioniero. E Truman prigioniero lo è davvero, tenuto in gabbia non soltanto dal suo padre putativo Christof, ideatore e regista del Truman Show, ma soprattutto dai milioni di spettatori che seguono in diretta, da più di trent'anni, ogni suo movimento dalle cinquemila telecamere disseminate nel più grande set televisivo del mondo, appositamente realizzato per il più grande show del mondo.
Uno spettacolo seguitissimo e famosissimo di cui tutti sono a conoscenza, tutti tranne il protagonista che prosegue ignaro il suo tranquillo tran-tran quotidiano notando a malapena le stranezze che gli compaiono davanti, fino a che, un giorno, qualche errore di troppo da parte degli organizzatori dello show gli insinua nel cervello il tarlo del dubbio, e da quel giorno Truman non sarà più lo stesso.

Il film si regge sulla splendida ed equilibratissima sceneggiatura di Andrew Niccol, sui personaggi ottimamente interpretati da tutto il cast e sulla capacità di Weir nel realizzare un film che sfugge ad ogni tipo di classificazione. Commedia o Dramma? Satira o Fantascienza? Il film è in realtà un'amara ma esatta analisi dello spirito umano nelle sue diverse manifestazioni: il voyeurismo che è in tutti noi ed ovviamente rappresentato dallo sterminato pubblico dello show; l'ossessione del diventare famosi e l'ambizione tanto sfrenata da portare agli attori dello show a sacrificare la loro vita privata e crearsene una nuova falsa e ipocrita; la sete di potere e di comando, il delirio di onnipotenza facilmente riconoscibile, fin dal nome altamente simbolico, nel padre/padrone Christof che è il regista ma soprattutto l'ideatore dello show, un uomo che da anni gioca con le vite di centinaia di persone, come fossero burattini, e, cosa ancor più grave, di una persona che non sa di essere manipolata.
E poi c'è Truman con la sua purezza, la sua innocenza, la sua voglia di vivere e il suo legittimo desiderio di essere libero; non ha difetti, non conosce malizia o cattiveria, rappresenta per molti aspetti l'essere umano ideale, illibato, non sporcato ancora dalla società che normalmente ci circonda. E' Christof che l'ha cresciuto così, imprigionandolo e mettendolo in gabbia senza offrirgli alcuna scelta, questo si, ma così facendo preservandolo da ogni possibile influenza negativa. E' quindi peggiore questo mondo artificiale fatto di inganni o quello che è fuori? Weir lascia volutamente sospesa questa domanda, starà a Truman scoprirlo. Da solo. A telecamere spente.

Recensione The Truman Show (1998)
Luca Liguori
Redattore
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