La vita in comune

2017, Commedia

La vita in comune: la poesia della semplicità

Tre anni dopo In Grazia di Dio, Edoardo Winspeare torna nel suo amato e assolato Salento per ritrarre un panorama umano tenero e vagamente malinconico, dove la genuinità sembra vincere la noia e la disperazione. In concorso a Venezia 74 nella sezione Orizzonti.

La vita in comune: un'immagine promozionale del film

Parte dalla terra e finisce nella terra. Con una lumaca che striscia lentamente. Tutto attorno c'è un silenzio rotto soltanto dal verso delle cicale, un suono che echeggia nelle campagne pugliesi, tra ulivi assolati e muretti a secco. Terra e lumache. Radici e lentezza. Sono questi i temi cardini de La vita in comune, un film dedicato alla famiglia e al desiderio di un cambiamento che stenta ad arrivare, un'opera radicata nel luogo del suo racconto: uno sperduto paese salentino. Il suo nome è Disperata, come la ricerca di vita da parte dei suoi annoiati abitanti, disperata come la voglia di due fratelli di emergere finalmente da una mediocrità ormai insopportabile. Così Pati e Angiolino decidono di mascherarsi goffamente e di tentare l'ennesimo furtarello che, invece di segnare una svolta, trascinerebbe soltanto le loro abitudinarie esistenze. Il "colpo" in un isolato benzinaio ai confini del mondo è un disastro: Angiolino riesce a scappare, mentre Pati, dopo aver ammazzato un cane, viene arrestato e mandato in carcere.

La vita in comune: una scena del film

Qui, corroso da un senso di colpa poi attenuato da un improvviso amore per la poesia, conoscerà meglio il sindaco di Disperata, Filippo Pisanelli, un uomo solo e malinconico, che prova a ritrovare se stesso insegnando letteratura ai detenuti. Sullo sfondo di questi due uomini, si muovono due famiglie: quella di Pati, dove c'è un figlio bisognoso di una guida, e quella di un paese intero, in attesa di una definitiva svolta che elevi Disperata da un lungo anonimato.

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Il senso del luoghi

La vita in comune: un momento del film

C'è qualcosa di timido e poetico nello sguardo con cui Edoardo Winspeare guarda questo paese antico, fuori dal tempo e rinchiuso nel suo spazio minuscolo eppure arioso. Quello del regista di adozione pugliese è un occhio partecipe, per niente distaccato, coinvolto nelle vite lente di tanti abitanti in perenne attesa di qualcosa. La vita in comune ha il grande merito di cogliere alla perfezione i ritmi dilatati e sonnacchiosi di molti paesini del Sud, perché ne capta le abitudini, i colori, i suoni e i volti. Questo succede perché Winspeare quei luoghi li ha vissuti in prima persona e inglobati nella sua esperienza di vita. Cresciuto a Depressa, frazione di Tricase in provincia di Lecce, l'autore austriaco cambia soltanto il nome del suo habitat in "Disperata", senza privare il suo luogo simbolico di un sentimento stantio che aleggia nell'aria.

La vita in comune: Claudio Giangreco, Gustavo Caputo e Antonio Carluccio in una scena del film

Però, tra la noia, l'abitudine e la disperazione, una speranza esiste, e abita nei desideri dei suoi personaggi. Se la maggior parte del popolo di Disperata è assopita dalla proprie abitudini, i protagonisti del film sognano più o meno ingenuamente il cambiamento. Pati vuole ripulirsi e addolcire la vita altrimenti infame attraverso la poesia, suo figlio cerca di diventare goffamente un delinquente per riconoscersi uomo, Angiolino tenta il colpo della vita per fare fortuna, il sindaco prova a risentirsi utile. Tra risalite e discese, ognuno di loro proverà a dare uno scossone alla proprio senso di inadeguatezza.

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La semplicità del bene

La vita in comune: un'immagine promozionale del film di Winspeare

La vita in comune è un titolo efficace ed evocativo, capace di racchiudere una doppia chiave di lettura. "La vita in comune", infatti, è quella vissuta dagli abitanti del comune di Disperata, ma è anche quella unisce ("in comune") questi personaggi in perenne ricerca. Senza mai cedere ad un tono drammatico o elevarsi a giudice morale, Winspeare mette in scena questa commedia corale affidandosi personaggi dal carattere spiccato oppure sin troppo pacato, alle prese con situazioni inedite. Il regista ci è apparso sempre affettuoso nei confronti di tutti, come se il film fosse un unico grande abbraccio in cui raccogliere le frustrazioni e perdonare le ambizioni di questi uomini. Questo atteggiamento di Winspeare si rispecchia nella goffaggine con cui molti personaggi cercano di mostrarsi al mondo peggiori di come sono davvero, come se la semplicità di quel luogo fosse il naturale antidoto per qualsiasi male. La vita in comune è un inno garbato alla normalità, che fa sorridere con l'ingenuità di un sud pulito, e pecca soltanto di un ultimo atto che perde di vista il lato migliore della sua storia (il rapporto tra i due fratelli) per focalizzarsi sul personaggio meno riuscito (il sindaco), a cui manca una scrittura profonda che ne giustifichi il lungo dilemma interiore. Tutto il resto è il racconto di un luogo prima che si un gruppo di persone. Una storia sincera e semplice, senza grandi pretese e grosse ambizioni. Proprio come i cuori puri degli abitanti di Disperata.

La vita in comune: la poesia della semplicità
Giuseppe Grossi
Redattore
3.0 3.0
Venezia 2017
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