Everest

2015, Drammatico

Dalla cima dell’Everest alle terre selvagge: 10 film sul duello fra uomo e natura

Arriva nei cinema italiani Everest, la ricostruzione della vera storia di una spedizione sulla montagna più alta del mondo dalle tragiche conseguenze: per l'occasione, analizziamo l'eterna sfida per la sopravvivenza dell'uomo contro una natura spesso selvaggia e ostile attraverso dieci importanti film del nuovo millennio.

Tu sei nemica scoperta degli uomini, e degli altri animali, e di tutte le opere tue; che ora c'insidii ora ci minacci ora ci assalti ora ci pungi ora ci percuoti ora ci laceri, e sempre o ci offendi o ci perseguiti...

Everest

2015 – Drammatico
3.3 3.3

La citazione riportata qui sopra è estratta dall'invettiva rivolta da un esploratore islandese nei confronti di una "Natura matrigna", accusata di voler perseguire con ostinata crudeltà l'infelicità degli esseri umani. Ma di fronte a questi rimproveri, la Natura si giustifica asserendo di essere totalmente indifferente rispetto alle sorti umane ("Quando io vi offendo in qualunque modo e con qual si sia mezzo, io non me n'avveggo, se non rarissime volte"), al punto che, se per caso dovesse far estinguere l'intera nostra specie, neppure se ne accorgerebbe.

Everest: Jason Clarke nella prima immagine in Nepal

Abbiamo preso spunto dal Dialogo della Natura e di un islandese, contenuto nelle Operette morali di Giacomo Leopardi, non per parlarvi de Il giovane favoloso, come potrebbe sembrare, bensì per introdurre il tema al cuore di uno dei film più attesi della stagione, approdato questa settimana nelle sale italiane dopo aver aperto la scorsa edizione del Festival di Venezia: Everest, una mega-produzione in 3D diretta dal regista islandese (giusto a proposito) Baltasar Kormákur e interpretata da un nutritissimo cast di volti noti del grande schermo, dal protagonista Jason Clarke passando per Josh Brolin, Jake Gyllenhaal, John Hawkes, Keira Knightley, Emily Watson, Sam Worthington e Robin Wright.

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Everest: Jake Gyllenhaal in un'immagine del film

Girato fra il Nepal, l'Italia (fra cui alcune riprese negli studi di Cinecittà) e la Gran Bretagna, Everest racconta la vera storia di una drammatica spedizione, avvenuta nel maggio 1996, sulla cima della montagna più alta del mondo: una spedizione che, a causa di un'improvvisa bufera di neve, avrà degli effetti imprevisti, mettendo in grave rischio le vite di tutte le persone coinvolte. Un film accolto tiepidamente a Venezia, a causa di un'impostazione narrativa un po' troppo convenzionale, ma che in compenso ha riportato un ottimo risultati al suo esordio al box office nordamericano lo scorso weekend, raccogliendo oltre sette milioni di dollari in poco più di cinquecento cinema, con un'altissima media di tredicimila dollari a sala e le prospettive per un incremento degli incassi nelle prossime settimane.

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E in occasione dell'uscita di Everest, oggi abbiamo pensato di proporvi una classifica di dieci pellicole del nuovo millennio che, in modi e a latitudini molto differenti, hanno messo in scena quella lotta incessante, dolorosa e - manco a dirlo - assolutamente impari fra l'uomo e la natura...

Everest: uno dei tanti momenti di azione del film diretto da Baltasar Kormákur

10. The Grey

The Grey

2012 – Avventura
3.3 3.3

Prima lo conoscevamo soprattutto per il commovente ritratto di Oskar Schindler, poi negli ultimi anni ci ha abituato alle sue scazzottate, alle sparatorie e alle - talvolta improbabili - sequenze d'azione mozzafiato, fronteggiando ogni tipo immaginabile di criminali, in una serie di action-movie magari non proprio indimenticabili, ma che gli hanno regalato una seconda giovinezza professionale in qualità di "erede" di Bruce Willis (in realtà perfino più giovane di lui). Stiamo parlando, l'avrete già capito, di Liam Neeson, che però nel 2011, oltre all'abituale pletora di gangster e sequestratori professionisti, ha dovuto vedersela pure con avversari assai più inusuali: un branco di famelici lupi. Il film in questione, The Grey, diretto da Joe Carnahan, è un avventuroso thriller ambientato tra le foreste e i ghiacci dell'Alaska, teatro della disperata lotta per la sopravvivenza di un piccolo gruppo di superstiti di un incidente aereo, impegnati a lottare contro il gelo e l'assenza di cibo, ma soprattutto a non diventare cibo per lupi...

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Liam Neeson lotta con un lupo in una scena action di The Grey

9. Open Water

Open Water

2003 – Drammatico
2.8 2.8

Un reale, tragico incidente avvenuto nel 1998 al largo delle coste australiane, ovvero la sparizione di una coppia di coniugi americani con l'hobby delle immersioni, ha costituito lo spunto da cui il regista e sceneggiatore Chris Kentis (a sua volta un subacqueo), in collaborazione con la moglie Laura Lau, ha realizzato nel 2003, a bassissimo costo, il film Open Water. Un'idea in apparenza semplice viene sfruttata per innescare un implacabile meccanismo di tensione: due fidanzati con la passione per le immersioni si tuffano nelle acque dei Caraibi, ma per un banale errore la barca li lascia in mare aperto senza riprenderli a bordo con gli altri sub. E da quel momento, per Susan e Daniel ha inizio una sfida impossibile per sopravvivere in questa immensa distesa d'acqua brulicante di squali. Un autentico incubo ad occhi aperti: ottanta minuti di suspense che hanno garantito al film un sorprendente successo di pubblico.

Daniel Travis e Blanchard Ryan in una scena del film Open Water

8. 127 ore

127 ore

2010 – Drammatico
3.7 3.7

Ancora una sconvolgente storia vera è quella narrata nel 2010 dal regista britannico Danny Boyle e dal suo co-sceneggiatore Simon Beaufoy (autore fra l'altro anche dello script di Everest) in 127 ore, un angosciosissimo dramma sulla vicenda di Aron Ralston: un giovane alpinista che nel 2003, durante un'escursione nel Blue John Canyon, fra le suggestive montagne dello Utah, scivolò all'interno di una gola ritrovandosi con il braccio incastrato sotto un masso. La peculiarità del racconto di 127 ore è costituita dal fatto che Ralston, nel corso di questi cinque giorni di agonia, riprende se stesso con una videocamera digitale, realizzando una sorta di diario/confessione per resistere alla sofferenza e alla paura, fino a risolversi ad una drastica decisione. La pellicola di Boyle è stata ricompensata con sei nomination agli Oscar, tra cui miglior film e miglior attore per il protagonista James Franco, qui nella più intensa prova della sua carriera.

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James Franco nel film 127 Hours

7. Tracks - Attraverso il deserto

Tracks - Attraverso il deserto

2013 – Drammatico
2.9 2.9

È un'altra vicenda biografica quella raccontata nel successivo film della nostra classifica, ma in questo caso per fortuna priva dei risvolti tragici dei due titoli precedenti. Diretto dal regista americano John Curran e presentato in concorso al Festival di Venezia 2013, Tracks - Attraverso il deserto è un adattamento dell'omonimo libro di Robyn Davidson, una scrittrice australiana che nel 1977, a ventisette anni, partì da Alice Springs per una lunga e solitaria traversata del deserto, intenzionata a raggiungere la costa dell'oceano; suoi unici compagni di viaggio, quattro cammelli e il suo amato cane. Le convenzioni del film on the road sono adoperate da Curran per sviluppare un doppio binario narrativo: il logorante viaggio di Robyn, ragazza risoluta e indipendente, e un ideale percorso interiore della giovane. La bravissima Mia Wasikowska offre un ritratto empatico ma onesto e coerente di Robyn, mentre ad Adam Driver è affidata la parte di Rick Smolan, il fotografo del National Geographic che documentò l'impresa compiuta dalla Davidson.

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Tracks - Attraverso il deserto: Mia Wasikowska in una scena con il suo cane

6. All Is Lost - Tutto è perduto

All Is Lost - Tutto è perduto

2013 – Drammatico
3.9 3.9

Non sono molti gli attori che, a settant'anni superati da un pezzo, avrebbero il coraggio di imbarcarsi in una sfida recitativa estrema, tanto dal punto di vista fisico quanto dal punto di vista espressivo. A maggior ragione, non si può non provare profonda ammirazione per il leggendario Robert Redford (un uomo che ormai non ha certo bisogno di dimostrare nulla sotto il profilo professionale), il quale nel 2013 si è cimentato in una delle prove più impegnative della sua lunga carriera: quella nel ruolo di un uomo solo nella sua imbarcazione, fra le onde dell'Oceano Indiano, alle prese con una falla che rischia di affondare il veicolo ma determinato a resistere con tutte le proprie forze alla prospettiva di arrendersi alla sorte e ai flutti. Il film, All Is Lost - Tutto è perduto, opera seconda del talentuoso regista J.C. Chandor, è un surviving movie elettrizzante ed atipico in virtù delle sue singolari caratteristiche: un protagonista anziano, a dispetto di un genere quasi sempre incentrato sulle energie della giovinezza, e la pressoché totale assenza di dialoghi, a sottolineare la condizione di ineluttabile solitudine di questo personaggio.

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All Is Lost: Robert Redford in un momento di riflessione sul suo destino

5. Wild

Wild

2014 – Drammatico
3.4 3.4

Un "film gemello" rispetto al già citato Tracks di John Curran è un altro dramma on the road al femminile, il recentissimo Wild, diretto l'anno scorso da Jean-Marc Vallée. Se Tracks era adattato da un libro autobiografico di Robyn Davidson, Wild racconta l'esperienza di viaggio di un'altra scrittrice, Cheryl Strayed, autrice nel 2012 del memoriale Wild - Una storia selvaggia di natura e rinascita. Il cuore del racconto è il percorso compiuto da Cheryl nell'arco di novantaquattro giorni, fra il giugno e il settembre 1995, da Minneapolis lungo il Pacific Crest Trail, uno dei più noti sentieri escursionistici del Nord America. Ai suggestivi paesaggi della Sierra Nevada Vallée sovrappone il flusso di coscienza di Cheryl, che ha il volto di un'intensa Reese Witherspoon: i ricordi d'infanzia, lo stretto rapporto con la madre Bobbi (Laura Dern) e la volontà di superare un lutto dolorosissimo attraverso l'immersione nella natura. Firmato dalla penna di Nick Hornby, Wild ha ricevuto due nomination all'Oscar per la protagonista Reese Witherspoon e per l'attrice supporter Laura Dern.

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Wild: Reese Witherspoon in un momento del film

4. Cast Away

Cast Away

2000 – Drammatico
3.3 3.3

La parabola di Robinson Crusoe, eroe letterario diventato con il tempo un archetipo in grado di trascendere le culture e le epoche, è stata rivisitata nel 2000 dal regista Robert Zemeckis in uno dei più clamorosi successi di inizio millennio: Cast Away. Quasi ottanta milioni di spettatori nelle sale di tutto il mondo per uno dei surviving movie più celebri del cinema contemporaneo: l'epopea di Chuck Noland, manager di un'importante compagnia di spedizioni che a causa di un incidente aereo si ritrova disperso in una classica isola deserta nel bel mezzo dell'Oceano Pacifico, senza alcuna possibilità di mettersi in contatto con il resto del mondo. Nell'arco di oltre due ore, Zemeckis mostra allo spettatore i cinque anni trascorsi da Chuck sull'isola, in completa solitudine, costretto a rinunciare a tutti gli strumenti della "civiltà" e ad imparare come (soprav)vivere a contatto con una natura incontaminata, trasformandola progressivamente nella sua nuova "casa". Il principale punto di forza di Cast Away, come potrete immaginare, consiste nella performance del protagonista Tom Hanks, che per questo ruolo ha vinto il Golden Globe come miglior attore ed ha sfiorato il suo terzo Oscar.

Cast Away: Tom Hanks in una scena del film

3. La morte sospesa - Touching the Void

La morte sospesa - Touching the Void

2003 – Documentario
3.7 3.7

"Noi scaliamo perché è divertente; e perlopiù è stato divertente. È tutto quello che abbiamo sempre fatto: ed eravamo piuttosto anarchici e piuttosto irresponsabili, non ci fregava nulla di nessun altro o di nient'altro... volevamo solo scalare il mondo". Sono le parole di Joe Simpson, l'alpinista che nel 1985, insieme all'amico Simon Yates, decise di conquistare la cima del Siula Grande, una montagna delle Ande Peruviane di oltre seimila e trecento metri d'altezza. Sulla via del ritorno, tuttavia, Simpson subì un incidente fratturandosi una gamba; a quel punto Yates tentò di calarlo giù lungo la parete della montagna tenendolo appeso a una corda, fino al verificarsi di un altro, drammatico imprevisto. Questa straordinaria vicenda, narrata dallo stesso Simpson in un libro autobiografico pubblicato nel 1998, è stata rievocata nel 2003 dal regista scozzese Kevin Macdonald nel documentario La morte sospesa - Touching the Void, in cui alle testimonianze dirette dei protagonisti si sovrappongono sequenze girate appositamente con degli attori. Quel che ne viene fuori non è solo un vibrante ma rigoroso ritratto del confronto fra l'essere umano e questo "gigante di ghiaccio", foriero di numerose insidie, ma anche una riflessione sulle responsabilità morali, sul senso di colpa e sui dolorosi compromessi necessari a sopravvivere in condizioni estreme.

Una scena di Touching the Void

2. Grizzly Man

Grizzly Man

2005 – Documentario
4.0 4.0

Il confronto dell'uomo con la natura, un confronto destinato a tracimare irrimediabilmente in uno scontro furibondo e rovinoso, è il cuore pulsante di buona parte della filmografia del regista tedesco Werner Herzog. Basti pensare a due fra i suoi maggiori classici, Aguirre, furore di Dio e Fitzcarraldo, con due protagonisti soggiogati dalla fascinazione per il lato violento della natura; una fascinazione che non tarderà a sfociare nel delirio di onnipotenza. Se i titoli appena citati rientravano però nell'ambito della finzione narrativa, appartiene invece al genere documentaristico una delle opere più apprezzate nella recente produzione del grande cineasta tedesco: Grizzly Man, un film dedicato all'esploratore newyorkese Timothy Treadwell. Gran parte di Grizzly Man consiste in materiale girato con una telecamera da Treadwell e dalla sua compagna, Amie Huguenard, fra il 2000 e il 2003, per riprendere gli "incontri ravvicinati" fra l'uomo e i suoi adorati orsi Grizzly all'interno del Parco Nazionale di Katmai, in Alaska. Una storia contraddistinta tuttavia da un tragico epilogo: il 5 ottobre 2003, Timothy ed Amie furono uccisi e sbranati proprio da un orso. Ancora una volta, Herzog riesce a trasmettere attraverso lo schermo come il desiderio di comunione fra uomo e natura possa tramutarsi in una follia autodistruttiva, conferendo all'opera una profondità e un pathos che stupiscono e, a tratti, lasciano davvero agghiacciati. Nomination all'Oscar come miglior documentario del 2005.

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Timothy Treadwell in una scena del documentario Grizzly Man (2005)

1. Into the Wild

Into the Wild

2007 – Drammatico
4.2 4.2

È l'inevitabile primo posto della nostra classifica: un immersivo viaggio on the road che è al contempo un coinvolgente racconto di formazione, una riflessione densissima sull'anelito di libertà, un'ode appassionata all'inesprimibile bellezza della natura ed una struggente sinfonia della solitudine, contrapposta all'importanza della condivisione. Nel 2007, Sean Penn è tornato dietro la macchina da presa per realizzare la sua più acclamata opera da regista: Into the Wild, adattamento a cura di Penn stesso del libro di Jon Krakauser Nelle terre estreme, in cui viene ricostruita la storia del giovane Christopher McCandless. Nel 1990, a ventidue anni, Christopher abbandonò la famiglia e partì per un viaggio in varie aree geografiche degli Stati Uniti, assumendo lo pseudonimo di Alexander Supertramp. Un percorso, quello di Christopher, scandito da numerosi incontri, mentre attorno a lui si alternano gli scenari più diversi: dal deserto del Nevada alle nevi dell'Alaska, dove nell'agosto 1992 il ragazzo concluderà il proprio cammino. Accompagnato da una splendida colonna sonora di Eddie Vedder, Into the Wild ha assunto lo statuto di film culto soprattutto grazie alla messa in scena di Sean Penn e all'eccellente prova d'attore del ventiduenne Emile Hirsch, nei panni di un personaggio entrato nel cuore degli spettatori.

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Into the Wild: Emile Hirsch
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