La Sapienza

2014, Drammatico

La sapienza: Eugene Green e Fabrizio Rongione a Locarno

Una pellicola dedicata all'arte e alla scoperta di sé attraverso l'incontro col fato porta l'Italia in concorso a Locarno. Il regista Eugene Green e il cast capitanato da Fabrizio Rongione ci raccontano questo viaggio iniziatico.

La Sapienza

2014 – Drammatico
2.0 2.0

Coproduzione italo francese diretta da Eugène Green, La Sapienzaè una delle due pellicole che porta l'impronta italiana nel Concorso Internazionale di Locarno di questa edizione. Grazie ai capitali della Film Commission Piemonte e al contributo de La Sarraz Pictures di Alessandro Borrelli, il film batte anche bandiera italiana e immortala attraverso lo sguardo poetico di Green le opere del Borromini site a Torino e a Roma in un trionfo di bellezza.

Il regista ci racconta la sua opera colta e sperimentale partendo dall'idea di conflitto come punto di rigenerazione. "La cultura europea sta morendo e con il mio cinema vorrei contribuire a combattere questo abbrutimento. Sono partito dal Barocco perché fa parte di un mio percorso personale di ricerca. In epoca barocca l'uomo poteva unire dimensione razionale e vita spirituale. Dal '700 in poi si è creata una frattura tra razionalità e fede, frattura che fino a oggi oggi non è più stata ricomposta".

Cattedrali di luce

La sapienza: Fabrizio Rongione in una scena del film

Protagonista de La sapienza è l'architetto francese Alexandre, interpretato da Fabrizio Rongione, l'attore feticcio dei fratelli Dardenne. Per ultimare un lavoro che porta avanti da anni proprio sul Borromini, Alexandre decide di mettersi in viaggio alla volta dell'Italia seguito dalla moglie. L'architettura viene usata come chiave tematica del film, correlato dell'animo dei personaggi e punto di arrivo del loro percorso. Prosegue Green: "Mi piace creare un parallelismo tra architettura e cinema perché entrambi sono dominati da un elemento essenziale: la luce. Ho cercato di andare oltre la visione per analizzare l'interiorità di entrambe le arti, lo spazio interno fisico di chiese e palazzi e i significati nascosti nell'opera cinematografica. Per riprendere le bellezze architettoniche che vedete nelle immagini abbiamo usato quasi esclusivamente luci naturali e candele proprio perché volevamo coglierne l'essenza e la naturalezza".

L'evoluzione dei personaggi scaturisce dall'incontro di Alexandre e della moglie con una coppia di fratelli adolescenti, Goffredo (Ludovico Succio), che sogna di fare l'architetto a sua volta, e Lavinia (Arianna Nastro), afflitta da una strana malattia nervosa che le causa improvvisi svenimenti. Questo incontro condurrà a una crescita, a un cammino verso la luce dei quattro personaggi. "L'uomo non basta a sé stesso" spiega ancora Green. "L'incontro casuale darà vita a una crescita collettiva e a un aumento dell'emozione. Ho cercato di costruire una progressione, un'ascesa verso la luce. Ogni mio film è un percorso di personaggi impegnati in un cammino che sembra casuale, ma non lo è. E' il cammino dalle tenebre verso la luce".

Un atto di fede di fronte all'obiettivo

La Sapienza: una scena del film diretto da Eugène Green

L'opera di Eugene Green, come i suoi lavori precedenti, si caratterizza per una recitazione antinaturalistica e per la scelta di far recitare gli attori con lo sguardo rivolto in macchina. Scelta straniante, per lo spettatore abituato al cinema classico, ma anche per gli interpreti. Parlando sulle difficoltà di interpretare Alexander, Fabrizio Rongione spiega: "Di solito sul set sei chiamato a dimenticare il fatto che stai recitando, ma in questo caso è stato molto difficile perché Eugene ti spinge a guardare nella macchina da presa perciò vedi riflesso te stesso all'opera. Per me è stato molto difficile. Sono stato chiamato a fare l'opposto di ciò che mi avano insegnato all'Accademia, ma se ti abbandoni alla direzione di Eugene, è un'esperienza unica".

Christelle Prot, che nel film interpreta la moglie di Alexandre, prosegue: "Ammetto di avere avuto paura sul set perché dovevo trovare la misura dell'emozione dentro un quadro. Il mio intervento era ridotto dall'inquadratura, ma proprio per questo la concentrazione è stata amplificata. Non ho ancora visto il risultato, ma credo che sia qualcosa di naturale. Questa scelta mi ha permesso di concentrarmi soprattutto sulle emozioni e credo che alla fine ciò si percepisca". Ludovico Succio commenta a sua volta l'esperienza sul set: "Questo per me è stato il primo film e da subito ho toccato con mano il cinema sperimentale, Per me è stato molto difficile all'inizio. E' un affidarsi totalmente al regista e alla sua esperienza. Possiamo tranquillamente parlare di recitazione icastica, antinaturalistica. Ci sono state molte difficoltà tecniche da superare e noi attori abbiamo fatto un salto nel vuoto. E' stato un atto di fede, ma siamo stati ricompensati imparando tante cose nuove".

L'arte contro l'incuria dei tempi

La Sapienza: Arianna Nastro e Ludovico Succio in una scena del film

Quale sarà il destino di un film anticommerciale come La sapienza? Ce lo racconta il produttore Alessandro Borrelli: "In Italia fare coproduzione non è semplice perché i soldi vengono dati a film italiani. Stavolta abbiamo girato in luoghi bellissimi, il Ticino, Torino e Roma, e non è sbagliato parlare di Grande Bellezza italiana. Purtroppo nascondiamo questi luoghi meravigliosi al pubblico perché è difficile ottenere i permessi. Per girare sulla scala di Palazzo Barberini mezza giornata abbiamo speso 7000 euro e non sempre sono costi sostenibili. Per questo film occorre una distribuzione mirata perciò ci inventeremo degli eventi legati all'arte sfruttando luoghi come il MAXXI di Roma. Dovremo dare il via alle proiezione tra novembre e dicembre. In Francia La sapienza uscirà a febbraio con Bodega Film".

L'ultima parola sul tema è di Eugene Green che non ci sta a sentir bollare il suo film come "difficile" e obietta: "non credo che le mie opere siano difficili né che richiedano necessariamente un pubblico colto o esperto di storia dell'arte. Mi è capitato di vedere un pubblico non colto reagire molto bene ai miei lavori, cogliendone l'essenza profonda, e ho visto persone colte incapaci di recepire i miei messaggi perché antepongono i loro pregiudizi all'opera. Il problema è che oggi il pubblico italiano è forgiato dalla televisione e da film barbari. Negli anni '70 i film di Antonioni trovavano i capitali per essere prodotti e avevano a disposizione un vasto bacino di pubblico. Oggi purtroppo le cose sono cambiate perciò dovremmo lavorare per affinare i gusti del pubblico".

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