Mad Max: 10 tappe di una saga cult e senza tempo

Mentre il reboot Mad Max: Fury Road scalda i motori, ritorniamo ad esplorare il mondo malato e polveroso della saga che ha dato vita ad una grande icona cinematografica.

Mad Max: 10 tappe di una saga cult e senza tempo

È il 1979. L'asfalto cinematografico è stato già attraversato dalle moto di Easy Rider, percorso dall'inquietante camion di Duel e calpestato dal Taxi Driver di Martin Scorsese. Sino a quando un ex medico australiano, talmente scosso dalle vittime degli incidenti stradali, decide di ambientare un piccolo film tra carreggiate ancora più malate e inguaribili, dominate dal caos, dove sangue e ferro sono tra le poche certezze di una terra relegata alla follia collettiva. Con soli 300mila dollari in tasca George Miller gira Interceptor, un film di vendetta personale, pieno di quella forza istintiva e un po' scoordinata tipica delle più riuscite opere prime.

Interceptor: una scena con il protagonista Mel Gibson

Diretto nel racconto e artigianale nella messa in scena, il primo Mad Max (questo il suo titolo originale) segna l'esordio di un regista coraggioso, così come la scoperta quasi casuale di un giovane talento, acerbo ma già efficace, che risponde al nome di Mel Gibson. Interceptor è la prima marcia ingranata verso qualcosa di più vasto, ovvero la creazione di un mondo malato che cova marciume in ogni suo angolo. In questa terra desolata (e desolante) non ci sono regole e le uniche indicazioni stradali da seguire assomigliano a sensi unici che portano ad un'inevitabile violenza. Con i due sequel Interceptor, il guerriero della strada e Mad Max oltre la sfera del tuono, questo tornado di rabbia e disperazione aumenta di forza mentre al suo interno si staglia l'immagine sfocata di un antieroe fagocitato dalla vendetta.

Mad Max: Fury Road, una scena dell'atteso film d'azione

La legge non abita più le strade e l'animo di un protagonista senza meta al quale Miller dedica film asciutti e spietati, coerenti con lo spirito vagabondo della sua icona. È così che la trilogia di Mad Max ha ridefinito il filone narrativo dedicato ai racconti post-apocalittici, proposto un modello di cinema devoto all'azione in movimento e applicato una feroce critica sociale ad una realtà dominata dal possesso, dove le cose contano più delle persone. A trent'anni dall'ultimo capitolo della trilogia, proviamo ad orientarci nella sua realtà allucinata e caotica attraverso dei punti saldi che ne confermano l'assoluto valore.

1. Una trilogia instabile

Mel Gibson in una scena di Interceptor

Di solito qualsiasi saga possiede degli elementi distintivi che ritornano in ogni capitolo con una certa continuità, ma nel mondo immaginato da Miller non c'è spazio per qualcosa di rassicurante come l'abitudine. Ogni episodio della trilogia è molto diverso dall'altro, espressione di una serie fortemente disomogenea nei generi cinematografici, fungendo da singola tappa fondamentale per la descrizione del mondo in cui si svolgono i fatti. Il primo capitolo, iper-violento e per questo censurato ovunque (anche attraverso il doppiaggio), è un revenge movie sgraziato, non molto lontano dai canoni del western di frontiera dove l'uomo di legge deve sporcarsi le mani per combattere la follia che invade le strade.

Mel Gibson in una scena di Interceptor, il guerriero della strada

In Interceptor ci viene mostrata una periferia australiana al collasso ma non ancora abbattuta dalla catastrofe atomica. È solo con Interceptor, il guerriero della strada che lo sguardo si allarga verso un intero mondo devastato dall'apocalisse, collassato su se stesso. Il sequel, realizzato con un budget dieci volte superiore al primo titolo, segna quindi il primo vero film post-apocalittico della saga, con tanto di lotta per la sopravvivenza, assedi e scontri interminabili contro le bande di predoni. Mad Max: Oltre la sfera del tuono, invece, risente molto dell'esperienza di Miller vissuta a stretto contatto con Steven Spielberg (co-registi di Ai Confini della Realtà) come dimostrato da una conclusione più politicamente corretta, meno violenta e raccontata attraverso uno stile più consono alla classica avventura. Il personaggio di Mad Max è quindi l'unica costante comune ai tre film della serie e proprio per questo ancora più enfatizzato nel ruolo di assoluto protagonista.

2. Motore, azione!

Interceptor, il guerriero della strada:una scena non Vernon Wells

Il mitico Mad Max perde moglie e figlio verso la fine del primo film, ma dopo il suo avvento il cinema non è rimasto orfano di idee, influenzato da questa innegabile paternità cinematografica. Nel corso della saga George Miller ha perfezionato uno stile di regia dinamico, poi assunto come punto di riferimento da tanti colleghi negli anni a venire. Oltre ad uno stile crudo, che non si preoccupava di sbattere in faccia allo spettatore situazioni spiacevoli come lo stupro, il regista australiano si è destreggiato con assoluta disinvoltura tra inseguimenti, assedi e sparatorie in continuo spostamento. Non a caso il trailer del nuovo Mad Max: Fury Road lascia presagire un intero film vissuto pericolosamente on the road, in perenne movimento.

Mad Max oltre la sfera del tuono: Mel Gibson con la tribù di bambini

Ed è proprio questa venerazione per l'autovettura (così come per altri, strampalati mezzi di trasporto), intesa come arma al servizio dell'eroe o del folle antagonista di turno, a caratterizzare la serie di Mad Max. La tanto celebrata V8, potenziata con compressore volumetrico sul cofano anteriore, è certamente la co-protagonista del film, esaltata dal regista come alleata indispensabile per la vendetta del protagonista. Tutto il cinema d'azione rapido e dal ritmo forsennato ha in questa saga la sua definitiva consacrazione e, proprio per questo, Mad Max va considerato come il padre illegittimo di film come The Fast and the Furious e Death Race, dove, mentre una mano tiene il volante, l'altra sicuramente impugna un fucile pronto a fare fuoco.

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3. Un mondo marcio

Interceptor: una scena con Hugh Keays-Byrne nei panni dell'infame Toecutter

Nell'Australia corrotta e secca di Mad Max i canguri non saltano più, si mangia cibo per cani, si beve acqua radioattiva e lo sterco di maiale è una fonte di energia necessaria. Un contesto squallido e assoggettato all'anarchia dove la benzina è il bene più prezioso, materia prima che serve come sangue infetto per un cuore malato. Gli ultimi avamposti umani ospitano persone disperate e diffidenti, arroccate dietro torri di vecchi pneumatici e muri ricavati dalle fiancate degli autobus. Questa ambientazione decadente ricreata da Miller è l'unico specchio in cui una società perduta può riflettersi, accecata dal miraggio del progresso e poi rasa al suolo da un disastro nucleare. Un habitat arrugginito e meccanico che costringe lo spettatore a vivere sulla sua pelle la fatica della sopravvivenza.

4. Il male insensato

Mad Max oltre la sfera del tuono: una scena con Tina Turner

Lo slogan di Mad Max: Fury Road parla chiaro: il mondo appartiene ai folli. Una definizione che sintetizza lo spirito di assoluto squilibrio mentale che caratterizza tanti personaggi della serie, schegge impazzite pronte a colpire chiunque, ovunque. Sin dal primo film Miller aggrega delle bande di anarchici, devoti ad una pazzia compiaciuta e inarrestabile. In maniera non molto diversa dai Drughi di Arancia meccanica, anche qui troviamo dei gruppi di persone dalle movenze quasi animalesche che manifestano una cattiveria senza senso, distruttiva e spesso fine a se stessa. Il loro obiettivo non è solo una tanica di benzina o un nuovo mezzo di trasporto, ma prima di tutto terrorizzare, depredare, violentare. Con loro non si può negoziare né discutere, perché la loro schizofrenia non ammette dialogo. Una condotta quasi divertita che impone un senso di inquietudine costante, nel quale nessuno è al sicuro. Nel mondo avariato di Mad Max se non sei un selvaggio diventi selvaggina.

5. Un futuro medievale

Il futuro in Mad Max ha ingranato la retromarcia. È curioso notare come la visione di Miller immagini un'Australia retrocessa ad uno stato brado che ricorda dinamiche e comportamenti passati, quasi medievali. I suoi personaggi sono cavalieri di un futuro antico, dove il sonno della ragione ha imposto un ritorno al baratto, al saccheggio, all'assedio, al duello. La violenza domina strade deserte dove è possibile imbattersi in accampamenti di fortuna protetti da torri di avvistamento e sentinelle dotate di archi e frecce. Tutti elementi che costruiscono un contesto spazio-temporale fortemente anacronistico e per questo ancora più straniante.

6. Bambini emblematici

Interceptor, il guerriero della strada: il Feral Kid

Come detto, la trilogia possiede dentro di sé una forte evoluzione di generi e situazioni. Il primo film rappresenta un mondo in crisi, ma ancora civilizzato (almeno in apparenza), il secondo descrive una realtà collassata, il terzo un'umanità che prova a rialzarsi. All'interno di questi passaggi, i bambini sono come cartine tornasole che incarnano il tempo in cui vivono. In Interceptor il figlio di Max è un bambino normale con una casa e dei giocattoli, una vita spezzata dalla ferocia umana, ma al quale suo padre voleva regalare un'esistenza pacifica. Interceptor: il guerriero della strada altera questa figura e presenta un personaggio secondario ma di assoluta importanza. Il celebre "Feral Kid" sembra uscito dalla preistoria, è un bambino scimmiesco, sporco, pronto a colpire con il suo boomerang letale. Il piccolo uomo che non sa parlare è l'inevitabile frutto del suo tempo, figlio di una terra che non educa più. Una situazione che Mad Max: Oltre la sfera del tuono ribalta ancora una volta, con le sue tribù di bambini spaesati, in qualche modo illusi, ma capaci di sperare in un futuro migliore a suon di favole e filastrocche.

7. Un look assurdo

Una scena di Interceptor, il guerriero della strada

Maestro dell'eccentrico, George Miller ha saputo creare una vera e propria moda post-apocalittica, caratterizzata da richiami alla cultura punk con contaminazioni quasi sadomaso piuttosto kitsch. I costumi dei personaggi sembrano armature improvvisate e fatiscenti con una particolare attenzione per il villain di turno. I leader degli antagonisti hanno fisici corpulenti e sono quasi sempre privati del volto, nascosto da maschere ferrose, quasi ad esaltarne l'aspetto disumano. In Mad Max scenografie e costumi sono imprescindibili per invitare il pubblico ad un carnevale barbaro.

8. Un antieroe iconico

Basta un dettaglio per spiegare chi sia Max Rockatansky. Quel ciuffo bianco sulla tempia sinistra è il segno evidente di un trauma che sembra solo sfiorare la testa dell'ex poliziotto ma che, invece, ha intaccato per sempre la sua mente. L'uccisione balorda di moglie e figlio segna la morte dell'uomo di legge, ultimo baluardo di istituzioni ormai inutili, e la nascita del lato "mad" di un antieroe senza meta. Un padre intenzionato a proteggere la sua famiglia è così costretto a scendere allo stesso livello degli assassini, a vendicare la morte con la morte e vagabondare alla ricerca di una semplice sopravvivenza. Prima di diventare un'arma letale, Mel Gibson era stato già capace di interpretare una personaggio borderline con quella limpida luce di follia negli occhi che rende Mad Max un personaggio silenzioso, a suo modo valoroso e iconico.

9. Società fallite

Mel Gibson in una scena di Mad Max oltre la sfera del tuono

La saga di Mad Max non è solo una parata di spettacolare follia, ma anche una profonda critica alla società contemporanea. Nel terzo film in particolare, quello in cui l'umanità raccoglie i cocci e tenta di riorganizzarsi, Miller mette in scena un significativo confronto tra due modelli di civiltà opposti, entrambi esasperati. Da una parte c'è Bartertown, un formicaio che brulica di persone dipendenti dal baratto, il possesso, gli oggetti. Una città violenta dove lo spettacolo prediletto è un'arena cruenta allestita per scontri all'ultimo sangue, il cui motto (ripetuto in maniera martellante) è "due combattono, uno vive". A questa capitale del consumo, nelle cui fondamenta le feci di maiale producono energia, si contrappone un villaggio sperduto oltre il deserto, quasi una riserva incontaminata abitata da tribù di ragazzini. Qui tutti aspettano l'avvento di un messia salvatore (il Capitano Walker) che conduca tutti verso l'immaginaria Città del domani domani. Se Bartertown era accecata dalle cose, qui tutti sono persi nel mito, annebbiati dalle storie, come poveri illusi troppo idealisti per capire davvero la realtà.

10. Una saga contagiosa

I sopravvissuti all'apocalisse di Mad Max sono più di quanti pensiamo. Dopo il successo della trilogia, sono stati tanti i progetti audiovisivi ispirati e incoraggiati dalla saga di Miller. Pensiamo a celebri anime come Ken il guerriero (a sua volta tratto da un manga) o a molti film che hanno alimentato un vero e proprio immaginario della sopravvivenza. Dal poco più che contemporaneo 1997: Fuga da New York a 28 giorni dopo, passando per altre declinazioni del tema come Io sono leggenda, The Road, Codice Genesi. Un'epidemia che si è riversata anche nell'intrattenimento videoludico con saghe apprezzate e narrativamente profonde come quella di Fallout e titoli come Metro 2033 e Metro: Last Light, ispirati da un romanzo dal successo virale. Senza dimenticare che il prossimo settembre Mad Max arriverà sulle console di nuova generazione con un titolo open world che permetterà di esplorare un vasto mondo di gioco e di personalizzare la propria autovettura a seconda del proprio approccio tattico alle singoli missioni. Il mondo di Mad Max è come il suo protagonista: non smette di correre, non si ferma mai, cerca sempre nuove strade che conducano alla vendetta definitiva.

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