The Devil’s Candy: Musica, pittura e satanismo

L'australiano Sean Byrne debutta nel cinema statunitense con un film horror che ne conferma le grandi capacità nel creare atmosfere macabre e perverse. Presentato nella sezione After Hours del Torino Film Festival.

The Devil’s Candy: Musica, pittura e satanismo
Robin McLeavy allo specchio in una scena di The Loved Ones

La nuova casa nel mezzo del Texas rurale sembra perfetta per la simpatica famigliola composta da Jesse, sua moglie Astrid e la loro figlia Zooey. In particolare, vi è spazio a sufficienza per consentire a Jesse, che di mestiere fa il pittore, di sfogare pienamente la sua creatività, nella speranza che qualcuno gli commissioni qualche opera. Le cose si complicano, però, con l'arrivo di Ray Smilie, anziano inquilino della casa recentemente rilasciato dal manicomio. Egli è tormentato da una misteriosa presenza uditiva, che presto inizia a manifestarsi anche alle orecchie di Jesse...

Grandi promesse

Correva l'anno 2009, e al Festival di Toronto debuttò un film di genere di origine australiana: The Loved Ones, esordio nel lungometraggio di Sean Byrne, che per la sua opera prima affrontò, con humour nerissimo e un grande senso del macabro, la tradizione americana del prom night. Il film, che lanciò anche la carriera dell'attore Xavier Samuel (successivamente visto in The Twilight Saga: Eclipse e Shark), fu anche ben accolto dal pubblico italiano in occasione del Torino Film Festival, la stessa kermesse dove, sei anni dopo, ha fatto il suo debutto italico il nuovo film di Byrne, questa volta in piena trasferta statunitense: The Devil's Candy.

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Incubo audiovisivo

The Devil's Candy: il protagonista in azione con la sua pittura

A colpire maggiormente durante la visione di questo horror dai toni satanici è l'attenzione all'apparato visivo e sonoro, giustificata a livello di sceneggiatura dalla presenza del demonio in relazione con la musica (un uomo rinchiuso per anni in un manicomio deve suonare pezzi metallari ad altissimo volume per non sentire la voce di Satana, sovvertendo quindi la premessa di un film come Deathgasm) e la pittura (l'influenza diabolica sul protagonista si manifesta tramite i quadri di quest'ultimo). Byrne fa quindi un lavoro più sottile sulla costruzione di quell'atmosfera malata che attraversa tutta la pellicola, evitando troppi scivoloni nella convenzionalità estrema (giusto un cameo di un personaggio a dir poco ambivalente sa un po' di forzatura narrativa). Merito anche del suo statuto di regista indipendente, che gli ha permesso di realizzare il suo film senza eventuali vincoli contrattuali riguardo il cast (vedi sotto) o possibili edulcorazioni dei contenuti più perversi (già il titolo ha una certa implicazione che si avvicina alla pedofilia).

Cast diabolico

The Devil's Candy: una scena del film

Ad aiutare Byrne a realizzare la sua visione ci pensa un gruppo d'attori affiatati ed all'ennesima potenza, a cominciare da un pressoché irriconoscibile Ethan Embry (visto di recente nei panni di Coyote nella serie Grace and Frankie), che dà a Jesse la giusta prestanza fisica unita ad un'aria un po' trasandata che ne accresce il carisma. Al suo fianco c'è Shiri Appleby (Roswell, E.R. - Medici in prima linea), mentre la giovane Zooey, metallara ribelle, ha il volto di Kiara Glasco (Maps to the Stars). Ma la vera carta vincente è Pruitt Taylor Vince, sempre affidabile nei panni dei pazzoidi, con l'aggiunta dello spassoso cameo di Leland Orser nel ruolo di un predicatore televisivo. Tutti bravi professionisti al servizio di un prodotto di genere accattivante e ben confezionato, che conferma il talento di Byrne nel panorama dell'horror.

Max Borg
Redattore
4.0 4.0
Torino 2015
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