Soundtrack - Ti spio, ti guardo, ti ascolto

2008, Thriller

Soundtrack: la gelosia riprodotta

Thriller visivamente elegante, raffinato nelle intenzioni, Soundtrack non va oltre l'esercizio di stile fine a se stesso, principalmente a causa di una scrittura deficitaria e poco incisiva.

Soundtrack - Ti spio, ti guardo, ti ascolto

2008 – Thriller
1.0 1.0

Ci sono il possesso, la gelosia e il voyeurismo, al centro di questo esordio nel lungometraggio di Francesca Marra. Un prodotto, questo Soundtrack - Ti spio, ti guardo, ti ascolto, che sceglie la via del genere (nello specifico, quella del thriller a sfondo erotico); questo, dopo che la Marra, classe 1963, aveva attraversato una lunga gavetta, prima come assistente e aiuto regista (per cineasti come Costa-Gavras e Antonioni), poi come regista di fiction televisive. Va certo riconosciuta alla cineasta, in questo suo esordio, una buona dose di coraggio nel mettere in scena una vicenda così anticonvenzionale: diremmo persino scabrosa, per i temi che tratta nel contesto ingessato e autoreferenziale dell'attuale cinema mainstream italiano.

Soundtrack - Ti spio, ti guardo, ti ascolto: lo sguardo malizioso di Andrea Osvart in una scena del film

Raccontando la storia di un tecnico del suono, e della sua montante ossessione per l'ipotizzato tradimento della moglie, il film della Marra si colora di suggestioni e rimandi nobili: dall'Hitchcock de La finestra sul cortile, filtrato attraverso la reinterpretazione di Brian De Palma e del suo Omicidio a luci rosse, alla riflessione sulla consistenza della realtà registrata dai mezzi di riproduzione video e audio, che ha attraversato trasversalmente classici quali il Blow-up di Antonioni e La conversazione di Francis Ford Coppola. La veste scelta dalla regista è quella del thriller, l'ottica di partenza quella di una giovane coppia isolatasi nei pressi di una città di montagna (Sulmona, nello specifico): una location ideale, lontana dal frastuono ottundente della metropoli, per far deflagrare tensioni irrisolte, pulsioni inappagate, fantasmi di individui e desideri, rabbie inespresse. Fino a far emergere, nel modo più traumatico, ciò che la vita cittadina era solo riuscita (a fatica) a soffocare.

Estetiche di genere

Soundtrack - Ti spio, ti guardo, ti ascolto: Andrea Osvart in una scena

Se il rischio che si poteva paventare, dato il curriculum della regista, era quello di un approccio alla messa in scena eccessivamente televisivo (nel senso più deteriore del termine, quello in cui siamo - ancora - abituati a declinarlo in Italia), bisogna dire che, almeno in questo, il pericolo è scampato. Soundtrack gode, al contrario, di una regia elegante, persino avvolgente, che riesce a sfruttare al meglio il naturale senso di mistero, e di latente pericolo, delle sue location. Se la cittadina in sé rappresenta una specie di isola in mezzo all'oceano, teatro di un tempo sospeso e quasi fantastico (quello in cui la protagonista, attrice, prepara il suo spettacolo) vero protagonista del dramma è il territorio che la circonda, e la comprende: i monti circostanti, il fiume che taglia in due il territorio, l'isolata magione in cui i due protagonisti scelgono di soggiornare, quella poco distante del misterioso (e forse pericoloso) vicino di casa. Luoghi che si fanno, in sé, detonatori di pulsioni e ossessioni: i boschi in cui la protagonista si perde (e viene osservata, e ripetutamente fotografata) in una significativa e tesa scena; la casa isolata, foriera da un lato di innominabili paure, ma anche, dall'altro, di desideri repressi; la villa del vicino, che da luogo dell'ossessione solipsistica e autoreferenziale di una mente disturbata, si fa punto di osservazione privilegiato per il protagonista; teatro ideale, per quest'ultimo, in cui dar sfogo a un'altra mania, quella del controllo e del possesso. Parallelamente, la regia adotta un ritmo sincopato, che vive delle accelerazioni e decelerazioni dell'ossessione del protagonista, lavorando sul montaggio e su un intelligente uso dei diversi piani temporali.

Il racconto e le psicologie

Soundtrack - Ti spio, ti guardo, ti ascolto: Andrea Osvart in un primo piano tratto dal film

I pregi estetici del film della Marra, tuttavia, non riescono a far passare in secondo piano gli evidenti limiti della narrazione; tutta basata su un approccio grossolano alle psicologie, su una ricerca solo accennata, e mai realmente incisiva, nel vissuto dei personaggi, su un'evoluzione pressoché inesistente di questi ultimi. Pesa molto, in negativo, la monocorde prova del protagonista Vincenzo Amato: nonostante la sua esperienza, qui l'interprete usa un unico registro espressivo, privo di qualsivoglia sfumatura, che si traduce in una perenne, forzata e a tratti ridicola espressione imbronciata. Se lo scopo della sceneggiatura era quello di portare alla luce un'ossessione che (in teoria) doveva restare inizialmente latente, non era esattamente questo l'approccio recitativo migliore: fin dalla sua entrata in scena, infatti, si hanno ben pochi dubbi sul (precario) equilibrio mentale del personaggio. Più positiva risulta, in questo, la prova della controparte femminile Andrea Osvart, che cerca di districarsi come può nelle maglie di un carattere (anch'esso) sommariamente descritto; ma, più che i singoli personaggi e le prove attoriali (di varia fattura) a non convincere è l'insieme, la caratura dei dialoghi, la gestione traballante del racconto. Lo script accumula buchi e incongruenze, spreca il potenziale di alcuni personaggi (il vicino di casa) e rende pressoché incomprensibile il comportamento di altri (la ragazza interpretata da Valentina Lodovini): se è vero che l'occhio resta spesso colpito dal fascino delle location, nonché dall'incalzante ritmo figurativo, la sensazione generale che se ne ricava è quella di un vuoto formalismo, di una ricerca fine a se stessa. Le basi del racconto restano troppo esili, i temi affrontati ridotti a un contorno mal amalgamato, la risoluzione della vicenda priva di credibilità.
Così, malgrado il coraggio (che va pur riconosciuto) della Marra nel confezionare un esordio con tali tematiche, Soundtrack resta schiacciato tra le sue ambizioni da thriller raffinato e una scrittura deficitaria: un buon esercizio di stile, non sorretto però da una altrettanto convincente gestione del racconto.

Soundtrack: la gelosia riprodotta
Marco Minniti
Redattore
2.5 2.5
I 20 film più attesi dell'estate 2015
Privacy Policy