Sole cuore amore: Roman Blues

Eli e Vale danzano, sul palcoscenico della loro vita, misurano passi e respiri, cadenzati dal ritmo di azioni quotidiane reiterate fino alla routine, fino a non accorgersi più della fatica, fino a sorridere al pubblico formato dalle persone con cui ogni giorno si relazionano, sempre.

Sole cuore amore: Isabella Ragonese in un momento del film

La danza della vita quotidiana, popolare, la scansione dei respiri in tempi esatti, in gesti sempre uguali, in coreografie ripetute ogni giorno, per far sì che tutto funzioni a dovere. Questo è Sole cuore amore, il nuovo film di Daniele Vicari, tornato alla regia di un film di finzione dopo diversi anni. Una sceneggiatura originale, la storia di Eli e Vale, amiche per la pelle, amiche-sorelle, con vite diverse ma indivisibili, che riprende la grande tradizione del cinema italiano di raccontare il popolo dal di dentro. Presentato alla undicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, il film è un affresco reale e genuino della vita di moltissime persone, della maggior parte di noi, che ogni giorno si alza presto al mattino e va a letto tardi la sera, che cerca di far quadrare i conti, per "mettere insieme il pranzo e la cena" e mandare a scuola i figli, cercando nel frattempo di non essere troppo assente e di far vivere loro un'esistenza serena.

Sole cuore amore: Isabella Ragonese in una scena del film

Storie di donne tenaci

Sono due giovani donne le protagoniste del film di Daniele Vicari. Eli (una Isabella Ragonese forse per la prima volta un po' forzata nel tentare di rappresentare una romana del popolo) e Vale (la bellissima Eva Grieco, danzatrice e coreografa) che ha scelto di fare l'artista e fatica a veder riconoscere il suo come un vero lavoro. Intorno a loro un corollario di vite che si intrecciano, interagiscono, incontrano i loro respiri e i loro sorrisi sempre presenti. Perché "Le donne si fanno carico dell'80% dei doveri nella società di oggi", per dirla con le parole dello stesso regista, ma lo fanno sempre sorridendo, mai accusando gli altri. Lo sguardo di Eli critica ferocemente ciò che la circonda, ma non è mai accusatorio, è soltanto consapevole.

Sole cuore amore: Eva Grieco in una scena del film

Gli uomini ci sono, e faticano a trovare il proprio posto: dal marito disoccupato che deve gestire il senso di colpa (Francesco Montanari, assolutamente eccezionale) al compagno violento e prevaricatore, dal quale una giovane amica non sa staccarsi, basta un mazzo di rose per cadere di nuovo nella trappola del possesso spacciato per l'amore di cui si ha bisogno. E intanto Eli e Vale danzano, sul palcoscenico della loro vita, misurano passi e respiri, provati ogni giorno, cadenzati dal ritmo di azioni quotidiane reiterate fino alla routine, fino a non accorgersi più della fatica, fino a sorridere al pubblico formato dalle persone con cui ogni giorno si relazionano, sempre.

Sole cuore amore: Eva Grieco in un momento del film

Il realismo poetico e politico di Vicari

Non ci sono interni sempre ordinati, né piatti di fine porcellana dentro le case di Eli e Vale. Non ci sono volti truccati e capelli messi in piega come se avessero il tempo di farlo. Ci sono occhiaie profonde e case disordinate, divani letto per risparmiare lo spazio, un solo cappotto rosso perché è quello che ci si può permettere. Con una fotografia calda (Gherardo Gossi) che accarezza benevolmente i corpi magri e sensualissimi di giovani supereroine del quotidiano, con le musiche meravigliose del grande Stefano Di Battista, Vicari e la sua scenografa Beatrice Scarpato mettono in scena il blues romano delle esistenze comuni, della vita di ogni giorno, quella vera. Ritorna alla tradizione innovandola, come gli è consono, Daniele Vicari, colma la grande lacuna del cinema italiano di oggi, lava la colpa di tutti i cineasti che da tempo si sono allontanati dal popolo, che non riescono più a raccontarlo, trincerati come sono nelle loro case in centro con terrazza, nei salotti autoreferenziali e negli eventi per premiarsi sempre a vicenda.

Sole cuore amore: Francesco Montanari in una scena del film

Vicari no: lui in mezzo alla gente ci va, la osserva da dietro le sue lenti, sempre pacato e silenzioso, per poi tradurre la sua idea sul grande schermo. E il regista di Diaz, senza fare polemica o retorica, firma con Sole cuore amore il suo film più politico. Perché se Diaz si schierava dichiaratamente da parte delle vittime, è pur vero che raccontava un fatto eccezionale e ci auguriamo irripetibile. Quella di Eli, Vale, Mario, Bianca, ma anche di Nicola e di tutti gli altri è la storia della vita di ogni giorno, del ricatto del lavoro oggi, del coraggio di vivere e di costruirsi una famiglia, dell'andare avanti e sorridere, sempre e nonostante tutto, respirare a tempo con i passi della propria vita. E non c'è nulla di più politico delle nostre esistenze, di noi che ogni giorno lottiamo, per davvero. Noi militanti del quotidiano, danzando il nostro blues.

Sole cuore amore: Roman Blues
Federica Aliano
Redattore
3.5 3.5
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