National Gallery: la bellezza secondo Frederick Wiseman

Il documentarista Frederick Wiseman porta sul grande schermo la vita pulsante della National Gallery, il museo d'arte di Londra, tempio della bellezza in cui le opere permettono agli spettatori di sconfiggere il tempo e scoprire se stessi. In sala l'11 marzo grazie a I Wonder Pictures e Nexo Digital.

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Quando entriamo in un museo ci soffermiamo su quadri, sculture, sulle persone in fila che fanno a gara per fotografare un dipinto che, sullo schermo del telefono o di una macchina fotografica, non avrà mai gli stessi colori e la stessa vitalità di quando lo guardiamo con i nostri occhi. Osservando i dettagli di una tela non sempre notiamo che in realtà quello che potrebbe sembrare un semplice oggetto fatto di cera, colori e legno in realtà è un organismo vivente, una finestra pulsante sul mondo, sul passato, su noi stessi.

Un'immagine tratta da National Gallery di Frederick Wiseman

Entrando nella National Gallery, il celebre museo di Londra, Frederick Wiseman, forse il più importante documentarista vivente, ha colto il respiro dei quadri, facendo parlare il loro silenzio e capendo che dietro quelle pennellate c'è una storia, un sentimento, vita. Soprannominato spesso "un tesoro americano", Wiseman, premiato con il Leone d'Oro alla carriera alla 71esima Mostra del Cinema di Venezia, in quasi 50 anni di lavoro ha realizzato più di 40 film, concentrandosi soprattutto su luoghi al cui interno la vita quotidiana e l'ingegno umano si esprimono al meglio, microcosmi di cui svela i segreti e fa diventare metafora universale.

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Dopo aver dissezionato con la cura di un entomologo le stanze di un manicomio psichiatrico in Titicut Follies (1969), osservato la flora e la fauna di Central Park nel film omonimo (1989), visto volteggiare le ballerine dell'American Ballet Theatre in Ballet (1995) e quelle dell'Opera di Parigi in La Dance (2009) ed essere tornato all'università in At Berkeley (2013), Wiseman ha deciso di esplorare le stanze e svelare i segreti della National Gallery, con un documentario presentato al 67esimo Festival di Cannes nella sezione Quinzaine des Réalisateurs.

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L'amore di Cézanne e la tenacia dei restauratori

National Gallery: la "protagonista" del film di Frederick Wiseman

Guidando lo spettatore con l'occhio curioso e preciso di un entomologo, il regista volteggia tra le sale del museo londinese facendo delle opere d'arte i suoi narratori, rinunciando alle classiche interviste e alla voce fuori campo, dando un vero e proprio ritmo alla struttura architettonica e facendo del silenzio la sua colonna sonora ideale. In questo modo la bellezza delle immagini esplode in tutta la sua potenza, instaurando un vero e proprio dialogo con chi guarda e facendo capire ben presto che un quadro, o una statua, non sono semplice materia fredda e immobile, ma un organismo che cambia in continuazione con il cambiare dello sguardo che si posa su di esso, restituendo ogni volta emozioni e voci differenti, come nel caso del ritratto del padre di Cézanne, che, a prima vista, sembra semplicemente l'immagine di un vecchio, mentre in realtà è intriso dell'affetto del pittore per la figura paterna.

Oltre alla bellezza messa letteralmente in mostra, la National Gallery offre tutto un sottobosco di attività e persone che, dietro le quinte, tramandano e si prendono cura del genio di chi le ha precedute. Wiseman mostra dunque affascinato il lavoro dei restauratori che, come dei Don Chisciotte dotati di macchine ai raggi X e composti chimici, cercano di combattere il tempo in nome di un bene più grande, quello della bellezza, destinata a sopravvivere nei secoli.

La danza della bellezza

Una scena di National Gallery di Frederick Wiseman

Con le sue tre ore di durata, frutto della selezione di 170 ore di girato, effettuato nel corso di 12 settimane per un lavoro complessivo di 14 mesi, National Gallery è una straordinaria opera composta a più strati, proprio come i dipinti che mostra: in superficie c'è la bellezza del museo e dei tesori che contiene, allargando il campo d'osservazione c'è l'amore per la narrazione attraverso le immagini, grazie cui anche delle riprese di due quadri uno dietro l'altro sembrano raccontare una storia, poi c'è la consapevolezza che la bellezza e l'arte sono in grado di resistere al tempo, di dirci chi siamo e di testimoniare, in un ipotetico futuro in cui l'uomo sarà diverso o estinto, o semplicemente a generazioni molto lontane dalla nostra, che cosa è stato e cos'è l'ingegno umano, quali sono le passioni che ci muovono e quali sogni ci hanno spinto a realizzare oggetti meravigliosi come la Vergine delle Rocce di Leonardo Da Vinci. Proprio come la danza di due ballerini che, volteggiando tra le sale della National Gallery, sembrano rompere la costrizione delle cornici e dello schermo stesso, mostrando come l'arte e la vita siano un tutt'uno.

Valentina Ariete
Redattore
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Il Leone alla carriera Frederick Wiseman: 'Povero chi fa a meno dell'arte'
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