Monte

2016, Drammatico

Amir Naderi e il Monte dell'ossessione

A cinque anni di distanza da Cut, uno dei più importanti registi iraniani contemporanei torna dietro la macchina da presa con Monte, un film fortemente simbolico, profondamente coerente ma anche meno ispirato e incisivo rispetto al passato.

Monte: Amir Naderi al lavoro sul set con la sua troupe

Da quando, alla fine degli anni ottanta e con già una decina di lavori alle spalle, il cineasta iraniano Amir Naderi ha lasciato il paese natio per trasferirsi negli Stati Uniti, la sua produzione si è fin da subito dimostrata intimamente connessa al tema dell'ossessione, indagando a fondo tale umana attitudine e privilegiando quelle molteplici, strazianti dinamiche psichiche spesso conducenti al parossismo e all'autodistruzione psicofisica. La disamina degli svariati impulsi ossessivi alberganti l'animo umano, nel cinema di Naderi prende dunque corpo e si sviluppa quando egli entra direttamente a contatto con la cultura di massa statunitense, ferocemente individualistica, quasi patologicamente incentrata sul mito della seconda possibilità e, più in generale, sulle infinite, illusorie occasioni di riscatto offerte dal sogno americano.

Si pensi ai suoi ottimi film girati negli Stati Uniti Manhattan By Numbers (1993), Marathon (2002), Sound Barrier (2005) e Vegas: Based on a True Story (2008), che si focalizzano tutti su storie di differenti ma egualmente laceranti ossessioni. Al termine del periodo statunitense, conclusosi proprio con Vegas, il regista ha poi continuato a scandagliare il tema in Cut (2011), girato in Giappone e incentrato sull'ossessione di un giovane regista per il cinema, e in quest'ultimo Monte, realizzato nel nostro paese con cast interamente italiano.

Monte: Claudia Potenza e Andrea Sartoretti in una scena del film

Il Monte e la poetica dell'ossessione

Monte: Andrea Sartoretti in un momento del film

Come in tutti i precedenti lavori di Naderi, compresi quelli del periodo iraniano (i più noti dei quali sono i visivamente eccelsi Il corridore del 1985 e Acqua, vento e sabbia del 1988), pure Monte si concentra sul ritratto di personaggi di umili condizioni, in crisi, sofferenti e angosciati, che si muovono in ambienti avversi e inospitali alla disperata ricerca di una via d'uscita dal proprio stato di inquietudine e dai loro traumi. In questo caso la narrazione si svolge all'interno di un piccolo villaggio dell'Italia medioevale situato ai piedi di un'imponente montagna rocciosa che impedisce alla luce e all'acqua di passare. Una famiglia composta da padre, madre e figlio, rimasta sola dopo che tutti gli altri componenti della comunità sono andati via verso un luogo migliore in cui vivere, giorno dopo giorno lotta faticosamente tra gli stenti in questa arida località in cui si trova l'abitazione che gli è stata lasciata in eredità. Fino a quando non si arriverà a un punto di rottura e il padre, in preda a un lancinante delirio ossessivo, inizierà a tentare di abbattere il monte con il solo ausilio di un grande martello.

Uno sguardo coerente ma meno ispirato

Monte: Andrea Sartoretti in un'immagine tratta dal film

Amir Naderi è un cineasta la cui poetica è da decenni profondamente coerente e anche in questo ultimo film emerge quel suo peculiare sguardo attento alla matericità dei piccoli eventi quotidiani ma al contempo segnato da una sottile attitudine poetica che si avvale dell'astrazione e del registro onirico-metaforico. Da quest'ultimo punto di vista, tra l'altro, il finale di Monte (sul quale naturalmente non ci soffermiamo per evitare anticipazioni eccessive) non può che richiamare alla mente la fortemente simbolica sequenza finale di Acqua, vento e sabbia. A differenza di alcuni dei film più significativi della filmografia di Naderi, di gran lunga uno dei cineasti iraniani più importanti emersi nel panorama cinematografico degli ultimi quarant'anni, qui però i topoi della sua poetica sono articolati con minori ispirazione ed efficacia. Tanto che Monte, per quanto a tratti evocativo e affascinante per la propria essenzialità e immediatezza, può essere considerato una riproposizione in chiave minore dei temi e delle suggestioni tanto cari al cineasta.

Le (alte) aspettative in buona parte deluse

Monte: Claudia Potenza e Andrea Sartoretti in un momento del film

Nonostante le buone prove dei due protagonisti (Andrea Sartoretti e Claudia Potenza), diversi attori con ruoli di secondo piano non risultato all'altezza e di conseguenza in alcuni passaggi si fa fatica ad immedesimarsi appieno con quanto avviene sullo schermo. La seconda parte del film, interamente dedicata al disperato tentativo di abbattere il monte, in più occasioni risulta inoltre ripetitiva ed è piuttosto lontana dalla maestria nella messa in scena dell'ossessione umana mostrata in film come ad esempio i citati Marathon, Sound Barrier e Vegas: Based on a True Story. Nel complesso dunque, soprattutto se si conosce la notevole filmografia di Naderi, Monte risulta un film che in buona parte delude le alte aspettative legate al primo lungometraggio italiano di un regista assai talentuoso, adorato da parte della critica (in primis quella italiana, che in passato ha significativamente contribuito alla sua scoperta) e nomade per eccellenza.

Amir Naderi e il Monte dell'ossessione
Luca Ottocento
Redattore
3.0 3.0
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