Latin Lover, il ritorno alla commedia di Cristina Comencini

La regista, utilizzando il sorriso, costruisce una vicenda profondamente femminile con cui discutere del mito della paternità e del diventare adulti.

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A Cristina Comencini la commedia dona. Sarà che il genere si adatta meglio al tocco "leggero" della regista. Lo stesso che, soprattutto nel confronto con argomentazioni e tematiche più importanti, non le hanno permesso di andare in profondità. Certo è, però, che anche attraverso il sorriso e toni più allegri è possibile dire molto e, in questo caso, la formula le riesce grazie alla presenza di due donne di grande spessore personale e artistico come Virna Lisi e Marisa Paredes.

La prima, scomparsa improvvisamente da poco lasciando un grande vuoto nel cinema italiano, non solo veste il ruolo della madre per eccellenza ma, insieme alla collega spagnola, costituisce il pilastro su cui la Comencini e la sceneggiatrice Giulia Calenda hanno strutturato una vicenda dall'animo femminile sulla mitizzazione e successiva smitizzazzione dell'uomo e del padre. Il tutto, realizzato però con i meccanismi di una commedia dei sottintesi e malintesi in cui sette donne, due madri e cinque figlie, si ritrovano per pochi giorni tutte insieme per celebrare il decennale della morte di Saverio Crispo, stella del cinema del passato e uomo tanto amato quanto mai toccato veramente da tutte loro. Sullo sfondo anche la malinconia per un'epoca d'oro del cinema italiano che, in un montaggio ricostruito con particolare attenzione all'atmosfera del tempo, rivive grazie alle molte facce indossate da Francesco Scianna.

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Nel nome del padre

Latin Lover: Angela Finocchiaro insieme a Candela Peña in una scena del film

Senza stare a scomodare facili teorie psicanalitiche, possiamo affermare che, almeno per una donna, la figura del padre è fondamentale. Non solo, ma nel corso della crescita rappresenta il primo grande amore, l'oggetto del mistero e di un mondo spesso non raggiungibile facilmente. Se poi all'uomo si sovrappone anche il divo e una paternità assente da conquistare costantemente, ecco che il danno è compiuto. Quasi irrimediabilmente si otterranno figlie in perenne ansia di riconoscibilità, dedite alla conquista anche solo di uno sguardo momentaneo. Ed è esattamente la situazione emotiva in cui si trovano le cinque figlie immaginate e portate sullo schermo dalla Comencini. Ognuna di loro, partendo da Susanna, la più grande interpretata da Angela Finocchiaro, fino ad arrivare all'ansiosa Stephanie con il volto di Valeria Bruni Tedeschi, continua a vivere come se fosse costantemente sotto lo sguardo indagatore di un padre che, pur non essendosi dedicato troppo a loro, continua a condizionarle nella conduzione di una vita sentimentale spesso confusa.

Latin Lover: Valeria Bruni Tedeschi con Claudio Gioè in una scena del film

Da qui anche la loro incapacità di gestire un rapporto sano con gli uomini, tenuti in disparte o esibiti come una specie rara. La regista, però, offre alla sue donne la possibilità di affrancarsi dal giogo dell'invisibilità e, attraverso la bizzarra amicizia di due madri ormai mature e unite dalla venerazione per lo stesso uomo, comprendere il valore della propria unicità, continuando ad ammirare il divo, perdonando il padre e ridimensionando l'uomo.

Uomini Invisibili

Latin Lover: Francesco Sciannadurante uno spettacolo di cabaret in una scena del film

All'interno di un cast con una schiacciante maggioranza femminile, l'elemento maschile s'intravede sullo sfondo come abitante occasionale di questo universo misterioso e privato formato da madri e sorelle. E non è un caso che l'unico uomo in grado di far sentire costantemente la sua presenza, altri non è che un'idea, un'immagine mitizzata che, andando oltre gli onori del grande schermo, è stato creato e mantenuto in vita proprio dalle donne della sua esistenza. In questo modo il film mette costantemente a confronto quello che può essere definito l'ideale immaginato e desiderato con il reale, magari meno misterioso e affascinante, ma comunque concreto e presente. E' così che, all'immagine riflessa di Scianna, chiamato a rappresentare la mascolinità di un Gassman piuttosto che di un Mastroianni o di un Delon, si contrappone la presenza di Neri Marcoré cui viene affidato il ruolo di montare la vita. Ossia riscrivere, tagliare e, finalmente, portare alla luce la storia mai narrata. Ossia quella reale, che al cinema somiglia ma che ha la capacità di essere molto più imprevedibile.

Tiziana Morganti
Redattore
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